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Viaggio nell’Italia del vino sostenibile: dalla Valtellina all’Etna, 5 cantine da scoprire

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È un vino sempre più green quello che trova oggi spazio sulle tavole, d’Italia e del mondo. A iniziare da quelle dei ristoranti più rinomati. Nel corso degli ultimi anni, infatti, le pratiche quotidiane di tanti protagonisti del settore, dai big ai volti emergenti, si sono orientate verso approcci che ricercano la qualità in bottiglia attraverso un sempre più consapevole agire in vigna e cantina. E anche nei consumi a rendersi evidente è il trend verso la ricerca di un vino sostenibile per davvero, in ogni aspetto del suo proporsi. Tanto che oggi gli ultimi studi indicano come ormai 1 italiano su 2 beva bio, ma anche di una categoria che vola a livello di vendite online. La sostenibilità si conferma infatti un elemento imprescindibile tra i valori che supportano gli acquisti, con specifico riferimento alla presenza del marchio bio. Ma sostenibilità è molto più che la sola scelta produttiva incentrata sul biologico o il biodinamico. Sono tanti i suoi volti ed è importante comunicarli e condividerli con proposte capaci di delineare percorsi ben chiari. Proprio questa è la strategia impostata da Sagna nella sua risposta ai consumi che mutano e che occorre sapere interpretare: esattamente quello che fa, fin dalla sua fondazione nel 1928 da parte del Barone Amerigo Sagna, la società specializzata nell’importazione e distribuzione di Champagne, vini e distillati di altissimo pregio. Negli ultimi anni, con la quarta generazione della famiglia, la filosofia aziendale perseguita di ricercare, in Italia e all’estero, aziende familiari in grado di garantire con i loro prodotti qualità, serietà e continuità nel tempo, ha posto in evidenza la centralità del fondamentale tema della sostenibilità, che in fondo è riassunto perfettamente da questa costante aspirazione all’eccellenza. E così, nel tempo, hanno fatto il loro ingresso nel portfolio della realtà distributiva di Revigliasco Torinese cantine che offrono la possibilità di effettuare un vero e proprio viaggio nel calice, da Nord a Sud, nell’Italia del vino sostenibile. Andiamo a scoprirne 5 simboli.

Viaggio nell’Italia del vino sostenibile: dalla Valtellina all’Etna, via Friuli, Barolo e Toscana, 5 cantine del portfolio Sagna da scoprire.
Il vino a basso consumo energetico di Mamete Prevostini
Viaggio nell’Italia del vino sostenibile: dalla Valtellina all’Etna, via Friuli, Barolo e Toscana, 5 cantine del portfolio Sagna da scoprire.

Dalle vette lombarde alle vigne che affondano le radici lungo le pendici vulcaniche dell’Etna, è un vero e proprio percorso tra cantine e produzioni green quello che la proposta di vino sostenibile firmata Sagna è capace di regalare. A iniziare da Mamete Prevostini, che proprio al cuore della Valtellina si erge a simbolo della viticoltura eroica praticata lungo i muretti a secco della più ampia zona terrazzata d’Europa. Un territorio unico, dove il Nebbiolo assume profili caratteristici a seconda delle differenti zone in cui cresce, tra Sassella, Grumello, Inferno, Valgella e Maroggia, e oggi più che mai all’avanguardia. 

A Postalesio, infatti, affacciata sulle cime delle Alpi Orobie ed immersa nei vigneti, sorge la prima cantina certificata CasaClima Wine di Lombardia, progettata per lavorare l’uva a caduta naturale su 3 piani, per una superficie totale di 3000 mq. “È così efficiente che si può raffreddare con un cubetto di ghiaccio e riscaldare con un fiammifero”, spiega Mamete Prevostini. 

Parliamo infatti di una cantina a bassissimo consumo energetico, dove la qualità dei materiali con cui è stata costruita garantisce coibentazione e l’assenza di ponti termici: la temperatura e l’umidità vengono così mantenute costanti per lo più in modo naturale, condizioni ideali per la maturazione e la conservazione del vino. 

Ma sostenibilità non si traduce solo in tecnologia all’avanguardia per Mamete Prevostini, è anche in scelte che nel quotidiano limitano l’uso di risorse durante le lavorazioni e in packaging a basso impatto. “La tecnologia oggi permette di raggiungere elevati livelli di qualità e di rispettare la materia prima, chi ci lavora e l’ambiente. Per questo ho scelto di seguire il protocollo di certificazione energetica CasaClima”. 

Ronchi di Cialla e il Cru della rinascita del vino friulano
Viaggio nell’Italia del vino sostenibile: dalla Valtellina all’Etna, via Friuli, Barolo e Toscana, 5 cantine del portfolio Sagna da scoprire.

Anche i versanti soleggiati della piccola valle di Cialla sono da sempre coltivati a vigna. Tanto che quest’isola felice nella zona Doc Colli Orientali del Friuli, racchiusa da boschi di castagni, querce e ciliegi selvatici, ha dato origine all’omonimo Cru, ufficialmente riconosciuto con decreto Ministeriale del 1995. Un habitat naturale per Verduzzo, Picolit, Ribolla Gialla, Refosco dal Peduncolo Rosso e Schioppettino, i vitigni della tradizione ancora oggi custoditi e valorizzati dall’Azienda Agricola Ronchi di Cialla. 

Si deve, infatti, alla famiglia Rapuzzi la rinascita di Schioppettino e Refosco: dopo aver trovato, al loro arrivo, le uve in uno stato di abbandono, decisero di reimpiantarle nonostante non fossero presenti nell’albo dei vigneti ammessi dalla Regione per trasformarli in grandi vini da invecchiamento. Nel tempo, grazie anche al supporto di Luigi Veronelli sono riusciti a rivendicarne la tipicità e la storica origine: tanto che oggi, a conferma dell’importanza del lavoro compiuto, in uno dei più importanti vivai vitivinicoli del mondo, Rauscedo, si registra la presenza di una varietà chiamata “Rapuzzi”. 

Parlando di vino sostenibile, l’Azienda Ronchi di Cialla è stata, inoltre, tra le prime ad adottare un’agricoltura integrata a bassissimo impatto ambientale e, dal 2015, è certificata Biodiversity Friend sul 100% della superficie condotta e su tutta la produzione. “La stessa filosofia che adottiamo in vigna ci guida anche durante la vinificazione”, sottolinea la famiglia Rapuzzi. “È nostra convinzione che il vino è un prodotto della terra, figlio diretto di una trasformazione naturale. Pertanto, il nostro ruolo di vinificatori è quello di seguirlo nel suo preciso percorso di trasformazione ed affinamento, senza forzarlo e cercando di privilegiare ed esaltare la tipicità che ci è donata dal Cru”. 

La Green Experience del Barolo Bussia Pianpolvere Soprano

Da un unico vigneto, un vino unico: queste le coordinate che definiscono il progetto di Rodolfo Migliorini che dà forma al Barolo Bussia Pianpolvere Soprano, proposto nella storica Riserva e dal 2020 in una variante “più giovane”. Parliamo della fotografia irripetibile di 9 ettari di vigna che rappresentano una delle massime espressioni esistenti del Nebbiolo. 

Per esaltare ancor più l’impronta del territorio, la famiglia Migliorini ha deciso di aderire al progetto per la cultura Green Experience, che ha tra gli obiettivi lotta integrata, eliminazione totale dell’uso di diserbanti, inerbimento dei vigneti, sovescio, confusione sessuale del vigneto, utilizzo esclusivo di concimi organici e insediamenti di nidi artificiali per uccelli e pipistrelli. Tutte pratiche che contribuiscono a rispettare la terra e il suo ecosistema, permettendo di conservare una produzione esclusiva rimasta nei secoli fedele a quel terroir di cui mostra le migliori virtù. 

Il naturale equilibrio di Querciabella
Viaggio nell’Italia del vino sostenibile: dalla Valtellina all’Etna, via Friuli, Barolo e Toscana, 5 cantine del portfolio Sagna da scoprire.

La storia di Querciabella è racconto in tutto e per tutto di vino sostenibile. Ha inizio nel 1974, quando Giuseppe Castiglioni acquisisce una piccola tenuta dismessa tra le colline di Greve in Chianti. Dal primo ettaro nella soleggiata campagna di Ruffoli, nel tempo l’azienda si è progressivamente arricchita di vigneti selezionati in Chianti Classico e in Maremma, fino a raggiungere gli oltre 100 attuali a certificazione biologica e condotti secondo i dettami dell’agricoltura biodinamica al 100% vegana. 

“Siamo la prova che garantire l’equilibrio naturale non solo è del tutto possibile”, evidenzia Sebastiano Cossia Castiglioni, proprietario e presidente onorario della realtà toscana, “ma anche necessario per produrre vini pregiati che veramente rispettino il territorio”. 

Il principio fondamentale alla base della filosofia vitivinicola di Querciabella è l’equilibrio: “Solo così si possono produrre vini di alta qualità e dal marcato carattere territoriale”. E questo per la cantina si traduce nel preservare la diversità ecologica dell’ecosistema del vigneto e di ciò che lo circonda, nel rispettare la salute della terra, degli animali e delle persone, nel consentire a ogni vigna di esprimere il suo naturale e pieno potenziale. 

Palmento Costanzo e la biodiversità delle pendici dell’Etna
Viaggio nell’Italia del vino sostenibile: dalla Valtellina all’Etna, via Friuli, Barolo e Toscana, 5 cantine del portfolio Sagna da scoprire.

È un altro racconto di biodiversità quello che scrivono attraverso i loro vini, sul versante nord dell’Etna, in contrada Santo Spirito, nella frazione di Passopisciaro, anche Mimmo e Valeria Costanzo. 

All’interno del Parco Naturale dell’Etna, un vecchio palmento ottocentesco in pietra lavica, utilizzato sino ai primi del ‘900 dai viticoltori della zona, ha ripreso vita attraverso un restauro conservativo. Vi nascono etichette che prendono forma da antiche tecniche di vinificazione impiegando le più moderne tecnologie, tra vasche termoregolate in acciaio inox, Ovum, botti Stockinger e anfore. 

Situato intorno alla cantina, l’ampio parco vigneto dell’azienda si estende per circa 14 ettari, con le piante che sono condotte in regime biologico e recentemente con preparati biodinamici. 

Viti prefillosseriche, approccio parcellare, rispetto per il terroir, nessun vitigno internazionale, ma spazio solo agli autoctoni che hanno reso l’Etna celebre nel mondo: questi i pilastri su cui si fonda la produzione di Palmento Costanzo. Un altro esempio di un vino sostenibile radicato nel territorio: perché solo così il termine sostenibilità si riempie davvero di significato.

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