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“Silenzio, parla Mister Amarone”: la libertà d’impresa secondo Sandro Boscaini

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“Silenzio, parla Agnesi”, recitava un famoso motto. Oggi possiamo tranquillamente rifarlo nostro per l’intervista rilasciata da Sandro Boscaini, presidente di Masi Agricola (in foto di copertina col figlio Raffaele), a Carlo Cambi su La Verità. Mister Amarone, numero uno dell’azienda vitivinicola della Valpolicella quotata in borsa e che in questo 2022 “festeggia” le prime 250 vendemmie di famiglia (la prima nota fu nel 1772 al Vaio de Masi) ha condiviso il suo pensiero, non tirandosi indietro proprio su nessun tema. Ecco alcune delle sue dichiarazioni su Doc, consumi che cambiano e futuro del vino made in Italy con al centro la libertà d’impresa.

Doc, consumi che cambiano e futuro del vino made in Italy per Sandro Boscaini: l’intervista di Mister Amarone su La Verità

Il via della chiacchierata a tutto campo guarda al futuro, dopo un semestre record per Masi Agricola. “All’orizzonte però si vedono nuvole molto nere. Non si è ben compreso che passata l’euforia del ritorno alla normalità dopo gli anni della pandemia dovremo fare i conti con una probabile contrazione dei consumi, con costi crescenti che per molti settori sono al limite della sopportabilità, con strozzature logistiche”, evidenzia Mister Amarone.

Tra i fattori di rischio che Sandro Boscaini individua, occhio anche ai consumi che evolvono.

“C’è una polarizzazione tra commodity e prodotti premium, c’è un’evoluzione del gusto che riguarda i Paesi del mondo e noi dovremmo potere intercettare questi cambiamenti. Ma in Italia il sistema è troppo rigido con i vincoli burocratici, ad esempio dei disciplinari. Questo non ci permette di intercettare la transizione dal vino alimento al vino piacere, che è quello che noi dovremmo interpretare perché i nostri sono prodotti premium e hanno costi relativi che se ci releghiamo nel mercato delle commodity diventano insopportabili”.

Tante le cose che non vanno per l’agricoltura italiana, denuncia Mister Amarone. “Due sono i fattori di criticità peraltro sottovalutati. Il primo è che l’agroalimentare ha tassi di crescita e di redditività mediamente bassi, ma fino al post pandemia pochi se ne sono preoccupati”, spiega.

“Anche la fiscalità è un tema non affrontato per il verso giusto. Le tasse sono troppo alte, ma in agricoltura vi sono delle forti agevolazioni che finiscono per diventare fattori di competitività inversi. Non abituano le imprese a stare sul mercato”.

Doc, consumi che cambiano, futuro vino made in Italy e libertà d’impresa per Sandro Boscaini: l’intervista di Mister Amarone Masi a La Verità
Sandro Boscaini

In tema export, poi, il presidente di Masi Agricola lancia un allarme: “Tra il 2021 e i primi mesi del 2022 l’aumento di domanda estera è dovuto alla ricomposizione dei magazzini e a un cambiamento di organizzazione dei clienti. Si erano abituati durante la pandemia a comprare online modeste quantità. Oggi con i costi di trasporto aumentati comprano stock più considerevoli e questo aumenta i dati, ma solo nel breve periodo. Così come c’è stata la corsa agli acquisti per evitare gli aumenti dei prezzi. Ma non è tutto oro”.

Da qui l’invito al settore di contenere l’enfasi e piuttosto guarda bene a mantenere “i piedi per terra”.

La ricetta per l’Italia che Mister Amarone indica per avere successo in futuro è proprio di ripartire da libertà d’impresa e valorizzazione dell’agricoltura, una “Cenerentola” nei programmi elettorali lamenta Sandro Boscaini.

“Eppure ci sono immense opportunità. Ci sarà una grande trasformazione nell’agroalimentare: produzioni a basso prezzo e a bassa qualità e altre ad altissimo valore aggiunto. L’Italia deve percorrere questa seconda strada, ma bisogna che il Paese sia consapevole dell’importanza della scelta. Nel vino, a esempio, abbiamo troppe Doc: c’è bisogno di una razionalizzazione e di una centralizzazione delle strategie, delle politiche; va esaltata invece la territorialità, l’identità, la produzione locale. Dobbiamo entrare in una logica glocal. Sennò come si fa a conquistare mercati nel segmento premium che è quello proprio dell’Italia?”.

E su Doc, “non tutte” da sostituire, e il rapporto tra burocrazia e libertà d’impresa, una ricetta e la stoccata finale:

“Se ne possono fare regionali mantenendo le Docg, si può lavorare sulle Igt, ma non c’è dubbio che i brand aziendali contano molto. E poi, diciamolo: la politica ha usato le Doc per farsi una sua riserva di consenso”.

Cosa aggiungere se non: “Silenzio, parla Mister Amarone”.

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