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WineCouture Meets Annalisa Zorzettig

“È tempo di tornare all’essenza”: identità e territorio, il vino secondo Zorzettig

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Si sta chiudendo il 2022 ed è già tempo di bilanci. Ma è già ora anche di rivolgere lo sguardo al futuro, ai 12 mesi che verranno. Ad essere appena andata in archivio è una vendemmia particolare, caratterizzata da un caldo e una siccità anomali, ma che molto raccontano di quelle che sono oggi le sfide con cui costantemente chi lavora in vigna e poi in cantina si deve quotidianamente confrontare. Eppure, un vignaiolo non può che guardare al futuro ogni volta con rinnovato ottimismo. Quella stessa fiducia che annuncia il vedere concretizzati quei progetti fondamentali a una crescita: come nel caso di una nuova cantina, che aprirà le proprie porte a inizio 2023. Ma che bilancio tirare di questi ultimi 12 mesi e quali le speranze per i prossimi? Lo abbiamo domandato ad Annalisa Zorzettig, viticoltrice sui Colli Orientali e guida di una delle cantine simbolo del Friuli-Venezia Giulia, che tra vendemmia, identità e territorio ci racconta cos’è per lei il vino.

Iniziamo dalla terra: che vendemmia è stata la 2022 per Zorzettig?

Un’annata particolarmente calda e siccitosa, che non ha però compromesso il buon esito della vendemmia. Guardo con ottimismo e curiosità ai vini che ne scaturiranno. La vendemmia sui Colli Orientali qui a Spessa di Cividale, iniziata con 10 giorni di anticipo rispetto al 2021, promette bene, grazie a una resa qualitativa di livello e uno stato fitosanitario ottimo. Le uve, per via anche delle piogge di inizio agosto, hanno ottenuto la maturazione con un equilibrio ottimale e ora si apprestano a compiere il ciclo di vinificazione con i migliori presupposti sia per i vini bianchi sia per quelli rossi. 

È tempo di tornare all’essenza: vendemmia, identità, territorio, il vino per Zorzettig, una delle cantine simbolo del Friuli-Venezia Giulia.

Ma qual è oggi il segreto per saper gestire anche annate particolarmente complicate come l’ultima?

Alla base di tutto vi è un grande lavoro in vigna che già da anni portiamo avanti con la massima cura e convinzione con il nostro agronomo, Antonio Noacco.

Lavoriamo sul lungo termine con lo scopo di portare beneficio all’intero ecosistema attraverso le nostre pratiche che mirano al ripristino dell’equilibrio dei suoli e a quello dell’entomofauna con il minimo impatto ambientale possibile. 

Concretamente cosa significa?

Ne è un esempio il grande lavoro fatto con gli inerbimenti tra i filari mediante diverse tipologie di sovesci in base alla diversa natura dei terreni e degli obiettivi che ci poniamo di raggiungere dalle uve. Dove invece non è possibile fare questo, lavoriamo attraverso inerbimenti spontanei intensificando la biodiversità e lasciando andare a fiore gli inerbimenti, così da ripopolare gli insetti utili. Inoltre, siamo molto attenti alle pratiche che derivano dalla tradizione, come quella di preservare gli ambienti circostanti le nostre vigne, quello boschivo in particolare, che funge da naturale regolatore del clima e in annate come questa ha sicuramente contribuito positivamente a mantenere in buona condizione i vigneti.

È tempo di tornare all’essenza: vendemmia, identità, territorio, il vino per Zorzettig, una delle cantine simbolo del Friuli-Venezia Giulia.

Un rispetto della terra che in cantina si è tradotto per Zorzettig con una rivoluzione, nel 2021, quando avete promosso un “nuovo” approccio ai vini bianchi della linea Myò Vigneti di Spessa, passati da uno a due anni d’affinamento prima di fare il loro debutto sul mercato, a iniziare da quel Friulano cui all’ultimo Merano WineFestival avete dedicato una masterclass molto speciale…

Esatto. L’abbiamo intitolata “Ogni annata la sua identità”, per far comprendere proprio come si sia accentuata negli ultimi anni l’influenza dell’andamento climatico sul vino.

Il Friulano per noi è il bianco per eccellenza, quello che si beve nelle osterie dove si accompagna spesso con prosciutto di San Daniele, formaggio Montasio e con le varie specialità del territorio. Parla nel calice del Friuli-Venezia Giulia e dei nostri Colli Orientali: di chi siamo.

È un’uva che dà vita a un vino con diverse sfaccettature a seconda della zona di produzione, ma sempre fresco ed equilibrato, con buona struttura e profumi intensi. Tutti elementi su cui l’andamento climatico oggi influisce, e non poco, portando un ulteriore fattore di unicità. Quello che abbiamo proposto con la nostra degustazione è proprio una fotografia delle annate con i picchi di estremi, tanto negativi, quanto positivi, degli ultimi 10 anni: 2021, 2020, 2017, 2014 e 2012.

Ma cosa distingue il Friulano nell’interpretazione Zorzettig attraverso la linea Myò Vigneti di Spessa?

Myò è innanzitutto una selezione Doc Friuli Colli Orientali che nasce da vigneti tra i più vecchi e storici delle tenute Zorzettig. Vinificazioni in purezza, a partire proprio dal Friulano, concepite con profondo rispetto verso la natura e un legame autentico con le tradizioni che esprimono la vera identità friulana. E poi la potenza del terroir, con la Ponca.

Dunque: vitigno autoctono, le persone che lo lavorano e il suolo, dove l’unione è davvero quel che fa la forza, salvando e aiutando a ristabilire un equilibrio anche in annate complicate.

È tempo di tornare all’essenza: vendemmia, identità, territorio, il vino per Zorzettig, una delle cantine simbolo del Friuli-Venezia Giulia.

E come s’inserisce la nuova cantina in questo contesto di ritorno alla terra e ai suoi ritmi?

Perché la cantina nuova è stata realizzata in primis per il vino. Ma non si esaurisce qui il discorso. La struttura è stata pensata anche per far sì che le persone che la vivono ogni giorno possano lavorarci al meglio. Perché come opera chi sta in cantina è altrettanto importante rispetto alla natura e a cosa si fa in vigna. E confidiamo, dopo il rallentamento nei lavori legati al periodo del Covid-19, di poter aprire le porte della nuova struttura, rendendola operativa, a partire da inizio 2023.

Ma cos’è per Annalisa Zorzettig il vino?

Il vino è un prodotto della terra, è la cosa più naturale che ci sia. Ma racchiusi in sé porta da sempre tanti altri significati. È qualcosa che tocca una trascendenza che va oltre il prodotto stesso. Solo che negli ultimi anni ha cambiato anche il proprio volto, stravolgendo la sua essenza quando è diventato “moda”.

Questo ha portato a uno sviluppo commerciale importante, non lo si può negare, ma al contempo a essersi persa per strada è un pezzo dell’anima del vino, quelle tradizioni e quella identità che rendevano una festa ogni fine vendemmia.

E sono aspetti che è importante oggi andare a ritrovare, comunicandoli a chi poi quel vino se lo ritroverà nel calice a tavola.

È tempo di tornare all’essenza: vendemmia, identità, territorio, il vino per Zorzettig, una delle cantine simbolo del Friuli-Venezia Giulia.

Una visione che fa capire che il sogno di Annalisa Zorzettig, dunque, non è cambiato dalla nostra ultima chiacchierata?

Esatto. Il mio sogno è sempre quello: avere a disposizione un giorno almeno un paio di ettari di vigna solo per me, da potare e far crescere in prima persona, per poi vendemmiare, pigiare le uve, farle fermentare e realizzare il “mio vino”, dalla A alla Z. Proprio come un tempo si faceva nelle famiglie di contadini come la mia.

È un sogno con un perché ben preciso, come le scelte che abbiamo fatto per i nostri vini in questi ultimi anni: è tornare all’origine, all’essenza di ciò che facciamo. Ed è qualcosa che deve essere accessibile sempre più proprio a tutti.

L’obiettivo per chi fa vino, oggi, è di far scoprire la bellezza di ciò che facciamo a un numero sempre maggiore di persone.

Un messaggio che passa anche dall’incontro con altri mondi, come nel vostro caso è il sostegno al Mittelfest, che parla di terra e d’identità.

Siamo molto legati a questa manifestazione che da anni, con le sue proposte, porta sul territorio friulano progetti artistici nazionali e internazionali, diventando così centro promotore non solo dello spettacolo, ma anche dell’intera cultura mitteleuropea. Quell’identità che noi cerchiamo di raccontare col vino. Un universo dove, sempre più spesso, ci troviamo di fronte a sfide determinate da eventi inattesi, come si diceva prima. Questi ultimi anni ne sono stati un esempio lampante, con l’intero settore che ha dovuto imparare a comunicare attraverso linguaggi nuovi fronteggiando grandi complessità. Poi, quest’anno, Mittelfest ha anche iniziato ad avvicinarsi alla sostenibilità, un tema che ci è particolarmente caro e che già da anni ci vede protagonisti nel lavoro per riportare in vigna la biodiversità, pratica fondamentale per migliorare ogni sorta di approccio che si voglia dichiarare realmente sostenibile, preservando così un’identità che poi è proprio di tutti.

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