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Export di vino italiano: cosa si beve nei nove mercati chiave

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Nove mercati, equivalenti ai due terzi del valore e del volume dell’export di vino italiano nel 2022 (dati cumulati a settembre): sono i target della missione lanciata da Vinitaly in questi giorni, con l’anteprima che fa da “aperitivo” per la kermesse in scena a Veronafiere dal 2 al 5 aprile. Un viaggio anche nei gusti nel calice di tre continenti, tra Europa, Asia e Nord America. Parliamo di Usa, Germania, Regno Unito, Svizzera, Belgio, Austria, Danimarca, Giappone e Corea del Sud, destinazioni, rileva l’Osservatorio Uiv – Vinitaly, di oltre 10,5 milioni gli ettolitri spediti (-2% sul corrispondente periodo del 2021) a fronte di un controvalore di 3,8 miliardi di euro, in aumento del 10%. Ma cosa si beve di più quando si fa riferimento al vino italiano in questi Paesi e qual è lo stato dell’arte per prezzi e trend? Ecco il dettaglio.

I nove mercati chiave dell’export di vino italiano: Usa, Regno Unito e Germania in prima fila

In valore, gli Usa rappresentano il primo mercato per il vino italiano (1,4 miliardi di euro, sempre a settembre 2022, e una quota del 25% sul totale fatturato dal settore vitivinicolo nel mondo), seguiti da Germania (851 milioni di euro, +6% e una quota del 15%) e Uk (10% di share, 581 milioni di euro, per una crescita del 15%). Insieme questi tre mercati rappresentano la metà del totale a valore e volume per le produzioni tricolore spedite nel mondo.

Alle spalle dei primi tre, per valori, incontriamo la Svizzera: 302 milioni di euro di giro d’affari (+3% sul 2021 e 5% di quota, equivalenti al 5° posto assoluto, dietro al Canada), seguita dal Belgio, che negli ultimi due anni ha incrementato notevolmente le proprie importazioni, specialmente di Prosecco, riesportato poi in Regno Uniti: a tutto settembre 2022 il fatturato generato dalle cantine italiane è cresciuto del 9%, a 168 milioni di euro, che valgono al piccolo Paese europeo l’ottava posizione nel ranking generale, con una quota del 3% (identica nei volumi).

Export di vino italiano: cosa si beve di più e i prezzi nei nove mercati chiave da Usa, Germania, Regno Unito a Svizzera e Corea del Sud.

Primo Paese asiatico per le esportazioni italiane, il Giappone nel 2022 è cresciuto a valori del 30% (158 milioni di euro), guadagnando la decima piazza (3% di quota). Immediatamente a ridosso la Danimarca, 118 milioni di euro di controvalore (+1%), e l’Austria, con valori di poco superiori a 96 milioni di euro (+17%): i due Paesi europei valgono il 2% di quota ciascuno. 

Ultimo della lista è la Corea del Sud, Paese che nell’ultimo decennio – soprattutto grazie agli accordi di libero scambio siglati con l’Unione Europea – è cresciuto enormemente per il vino italiano: a tutto settembre, Seul vale 56 milioni di euro, in riduzione del 6% sul corrispettivo del 2021 (che però era stato record), e l’1% di quota, ovvero il 18esimo posto. 

Vino rosso, bianco o spumante: cosa piace in giro per il mondo

Secondo l’Osservatorio Uiv – Vinitaly, i nove Paesi target della missione che impegnerà fino al 23 febbraio Veronafiere rappresentano il 63% del valore dello spumante esportato dall’Italia nel mondo (dati sempre a settembre 2022): in testa gli Usa (26%, tra l’altro primo mercato assoluto), seguiti da Uk (18%), Germania (6%) e Belgio (4%). 

Per i vini frizzanti, è la Germania il primo mercato assoluto (con il 23% di quota sul totale, dove a fare la parte del leone è il Prosecco), seguita dagli Usa (19%, feudo del Lambrusco), quindi con quote più piccole Austria (4%) e Giappone (3%). Insieme, i nove Paesi rappresentano una quota del 55% a valore sul totale dell’export della categoria nel mondo.

Per i vini bianchi fermi confezionati, i mercati presi a riferimento rappresentano il 63% del totale export, con 1/3 del valore generato dagli Usa, il 18% dalla Germania e l’11% dal Regno Unito. Quote superiori al 2% per Belgio, Svizzera e Giappone, rispettivamente sesto, settimo e ottavo sbocco.

Export di vino italiano: cosa si beve di più e i prezzi nei nove mercati chiave da Usa, Germania, Regno Unito a Svizzera e Corea del Sud.

Anche per i vini rossi fermi confezionati sono gli Usa il primo mercato, con una quota del 23% sul totale, seguiti dalla Germania al 16%. Sale in classifica la Svizzera (8% e quarto posto, dietro il Canada), ma anche la Danimarca, che sfiora il 4% (sesta posizione). Poco meno del 6% il valore del mercato britannico, quinto in classifica generale.

Per i vini confezionati in contenitori tra 2 e 10 litri (quindi bag-in-box), il primo dei nove mercati selezionati è il Regno Unito, che occupa la terza posizione a valore (dietro Svezia e Norvegia, con il 14%). Seguono subito dopo Germania (11%), Usa (7%) e Svizzera (5%), mentre la Danimarca è solo in decima posizione (2%). Insieme, i nove rappresentano una quota valore del 42% sul totale export della categoria. 

Che cosa si beve di più in Usa, Germania, Regno Unito, Svizzera, Belgio, Austria, Danimarca, Giappone e Corea del Sud

In generale, tra spumante, frizzante e vini fermi in bottiglia, sono questi ultimi a fare la parte del leone: valori superiori al 70% di quota in volume troviamo in Germania, Corea, Giappone, Svizzera, con punte del 90% in Danimarca. 

Lo spumante ha alleggerito il peso dei fermi in Usa (33% contro 60%), ma soprattutto in Regno Unito (43% contro 55%), Belgio (38% contro 59%) e Austria (31% contro 46%). 

L’incidenza maggiore dei frizzanti la si trova invece in Austria (23% sul totale) e Germania (15%), mentre residuali sono gli spazi di questa categoria di vino in Uk, Danimarca e Svizzera (2%).

Export di vino italiano: cosa si beve di più e i prezzi nei nove mercati chiave da Usa, Germania, Regno Unito a Svizzera e Corea del Sud.

Giappone e Corea del Sud riservano invece lo stesso spazio, attorno all’8%. Sommando i valori dei nove mercati, i vini fermi totalizzano il 64% dei volumi esportati, gli spumanti sono al 28% e il resto (8%) va ai frizzanti. 

A livello di vini fermi per colore, e raggruppando tutti i confezionamenti (quindi anche lo sfuso), quote preponderanti di rosso troviamo in Danimarca (84% contro 16% dei bianchi), Svizzera (80%), Giappone (70%), Corea del Sud (63%). 

Sbilanciati sui bianchi sono invece Uk (67% a 33%), Austria (65% a 35%) e Usa (60% a 40%). Il Belgio e la Germania sono i mercati con maggiore equilibrio: il primo registra solo una leggera prevalenza dei rossi (56%), mentre la seconda riserva la stessa quota ai bianchi (grazie al contributo decisivo dato dalle basi spumante venete e romagnole).

Sommando i valori dei nove Paesi, la prevalenza va ai bianchi (54%), dovuta ai maggiori pesi nominali di Usa e Uk e ovviamente Germania. 

Prezzi medi ed export di vino italiano: Svizzera e Corea del Sud i mercati più generosi

A livello di macrocategorie, secondo l’Osservatorio Uiv – Vinitaly i vini più pagati in assoluto dell’export di vino italiano sono quelli fermi confezionati spediti in Svizzera (7,30 euro al litro di media a settembre 2022, con picchi di 14 euro per un vino Dop rosso in provenienza dalla Toscana e 13 euro per un uno dal Piemonte), mentre all’opposto troviamo i 2,40 euro riconosciuti dalla Germania ai frizzanti nazionali. 

In generale, il Paese più generoso risulta la Corea del Sud (5,15 euro per i frizzanti, 4,75 per gli spumanti e 6,80 per i fermi, con punte di 14,80 per i toscani rossi), mentre quello più “tirato” è il Regno Unito, che riconosce in media circa 2,80 euro per i vini fermi confezionati e 3,75 per gli spumanti. 

In Usa, a fronte di medie attestate a 5,60 euro per i fermi confezionati, troviamo picchi di 12,40 euro per i piemontesi rossi e 10 per gli omologhi toscani, mentre 13 euro li raggiungono i vini trentini in Danimarca. 

Se in generale la forbice di prezzo tra bianchi e rossi risulta in media abbastanza ampia a favore di questi ultimi (in Usa abbiamo un divario di quasi 4 euro al litro, 7,90 contro 4,05 euro), gli unici due Paesi fra i nove mercati target dell’iniziativa promozionale Vinitaly con margini più risicati sono la Germania (3,80 contro 3,15) e il Giappone, con solo 7 centesimi di differenza (4,38 contro 4,31), e addirittura i Dop bianchi quotati a prezzi maggiori dei rossi. 

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