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Ca’ Bolani, viaggio alle radici del vino friulano 

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Vigne verdeggianti che si estendono a vista d’occhio all’interno di una tenuta di 890 ettari, di cui circa 570 vitati, percorsa da 999 cipressi che ne proteggono la straordinaria biodiversità: questa la visione che Ca’ Bolani regala a chi si presenti ai suoi varchi d’ingresso. Per una realtà del vino friulano che sorge nel cuore della Doc Aquileia, dove flora e fauna prosperano in perfetta sintonia. L’area in cui si trova Ca’ Bolani fa parte di una zona particolarmente favorevole per la produzione enoica, in cui le brezze temperate del vicino mare Adriatico mitigano le calde estati, il calore del sole permette ottime maturazioni dei grappoli e il forte abbassamento di temperatura durante la notte esalta gli aromi primari delle uve, conferendo a ciascuna referenza un’intensa personalità nel calice. Non a caso, questo angolo d’Italia celebrato fin dal tempo dei romani per la qualità dei suoi vini. Ed è qui che nel 1970, la famiglia Zonin ha acquisito la sua prima realtà vitivinicola al di fuori del Veneto. Oggi, Cà Bolani è la più importante estensione a vigna del Nord Italia, affascinante mosaico di oltre 10 varietà di vitigni sia autoctoni sia internazionali, come Refosco dal Peduncolo Rosso, Cabernet Sauvignon, Merlot, Glera, Friulano, Pinot Bianco, Sauvignon, Chardonnay, Pinot Grigio e Müller Thurgau. A vigilare sui vigneti e cantina è Roberto Marcolini, classe 1967, friulano nativo di Gorizia. Laureato in enologia, per lui il vino è una passione tramandata in famiglia. Entrato nello staff della tenuta del Gruppo Zonin1821, oggi la dirige. Da lui ci siamo fatti raccontare cosa rende unici i vini di Ca’ Bolani e di quella Doc Friuli Aquileia di cui è anche presidente del Consorzio di Tutela.

Dal Refosco dal Peduncolo Rosso ai Cru Zonin1821: al cuore di Ca' Bolani, la più grande tenuta vitata del Nord Italia e del vino friulano.

Roberto Marcolini e l’anima friulana del Gruppo Zonin1821

“Per me, Ca’ Bolani è stato innanzitutto un ritorno a casa”, racconta a WineCouture Roberto Marcolini. “Io sono friulano di nascita, cresciuto a 15 km dalla tenuta. E se la mia esperienza mi ha prima portato in collina, sempre qui in Friuli e poi in Veneto, casa per me è sempre stata questa. E sono riuscito a tornarci nel 2001, quando la famiglia Zonin mi ha chiamato negli anni in cui l’azienda stava espandendosi”. Prende così il via un sodalizio che ha condotto il direttore di Ca’ Bolani a costruire un vero e proprio team che da tempo lavora all’unisono. 

“Sviluppare questo progetto mi ha consentito di mettere in pratica quanto di meglio appreso e verificato nelle mie esperienze precedenti, da enologo e anche direttore”, aggiunge. “Ho perciò contribuito in prima persona alla costruzione di Ca’ Bolani come la si può vedere oggi in vigna e assaggiare nel calice. Insieme a ciascun componente della squadra, con tanta passione siamo riusciti a dare forma a un vero gruppo di lavoro affiatato, che da due decenni collabora insieme. E anche questa sinergia è uno dei molti plus che rendono speciale la tenuta: perché le persone che ci lavorano fanno la ricchezza di un’azienda”.

Ma in una tenuta da circa 570 ettari vitati, senza coordinamento non si sarebbe andati molto lontano. “Il nostro punto di forza, oltre alle persone, sono l’organizzazione della struttura e l’innovazione che da sempre ci contraddistingue”, riprende Roberto Marcolini. 

“In Ca’ Bolani è sempre possibile essere all’avanguardia. E per una realtà come la nostra, ma più in generale per il Gruppo Zonin1821 di cui siamo parte, ritengo sia quasi un dovere partecipare a promuovere l’avanzamento tecnologico in ogni sua forma. Questo ci permette di lavorare bene ed essere sostenibili: che significa vivere e ragionare perché in ogni aspetto l’ambiente sia salvaguardato, esattamente come le persone e anche il risultato economico dell’azienda”.

Dal Refosco dal Peduncolo Rosso ai Cru Zonin1821: al cuore di Ca' Bolani, la più grande tenuta vitata del Nord Italia e del vino friulano.

È il 1970 quando la famiglia Zonin sbarca in Friuli-Venezia Giulia. Ca’ Bolani rappresenta la prima acquisizione al di fuori del Veneto. “Fare parte di una realtà come il Gruppo Zonin1821 significa avere un orizzonte che si estende ben al di là della singola tenuta”, sottolinea Roberto Marcolini. “Questo consente di avere, in ogni occasione, dei confronti diretti importanti sulle decisioni da assumere. Qui ho l’opportunità di avere una reale condivisione di problematiche e soluzioni, come anche delle ultime innovazioni. E proprio i faccia a faccia all’interno del gruppo tecnico sono i momenti che mi hanno più arricchito professionalmente nel corso della mia carriera. Sono ciò che permette di essere sempre un passo in anticipo nella ricerca di quel che serve, in vigna o in cantina, nel lavoro quotidiano”.

Alle origini del Friuli enoico: la Doc Aquileia e cosa rende unici i vini a Ca’ Bolani

La storia di Ca’ Bolani è indissolubilmente legata a quella della Doc al cui cuore sorge. “Il Friuli non è solo Collio. È anche tanta pianura. E la qualità che riusciamo a trasmettere nelle diverse espressioni di vino a livello regionale è altissima, nelle diverse peculiarità che caratterizzano ogni zona”, evidenzia Marcolini, che nella vita riveste anche i ruoli di consigliere del Consorzio Doc Friuli e dell’Unione dei Consorzi Vini Doc del Friuli-Venezia Giulia, oltre che di vicepresidente EViQ – Ente Valorizzazione Vini di Qualità.

“Parlare di Ca’ Bolani significa raccontare della Doc Aquileia, che è il punto di partenza da cui ha preso il via la storia della viticoltura friulana. C’è un motivo per cui i romani avevano scelto queste nostre zone per coltivare la vite. E si tratta di una qualità che è stata riscoperta quando anche in pianura si sono abbandonate logiche strettamente legate ai volumi per dare forma a progetti che esaltassero le caratteristiche che rendono unica la zona, che è la più piccola Doc del Friuli, di cui noi occupiamo circa la metà della superficie della Denominazione: ne siamo, dunque, i primi ambasciatori, anche in termini di riconoscibilità dei vini”.

Cosa rende uniche le produzioni a queste latitudini è ancora il direttore di Ca’ Bolani a spiegarlo:

“È la grande sapidità a distinguere i vini che nascono in questi dintorni, oltre alla loro freschezza e piacevolezza nella beva: soprattutto se facciamo riferimenti ai vini bianchi. Questo li rende particolarmente adatti e versatili anche negli abbinamenti. Ma la Doc Aquileia, di cui sono presidente, è anche terra di grandi rossi: a iniziare dal Refosco dal Peduncolo Rosso, autoctono friulano nato e selezionato proprio qui vicino. Ed è esattamente qui che si esprime al suo meglio”.

Dal Refosco dal Peduncolo Rosso ai Cru: al cuore della più grande tenuta vitata del Nord Italia

Sono molteplici le varietà che trovano spazio all’interno dei circa 570 vitati di Ca’ Bolani. Ma è un autoctono che tratteggia il DNA della tenuta e della Doc al cui cuore sorge: quel Refosco dal Peduncolo Rosso che qui ha trovato un habitat ideale per esprimere al meglio tutte le sue straordinarie potenzialità, definite da struttura, concentrazione e frutto di estrema eleganza e morbidezza.

“Il vino che a casa mia non manca mai di Ca’ Bolani, tanto con la selezione Opimio quanto nella linea base aziendale, è il Pinot Bianco”, svela Roberto Marcolini. “Una varietà che non è mai esplosa commercialmente, oscurata dal successo del Pinot Grigio sul mercato”. 

“L’ho nel cuore, esattamente come il Refosco dal Peduncolo Rosso se parliamo di vino rosso. Poi la qualità che si riesce a raggiungere qui in Ca’ Bolani, ha consentito di creare vere e proprie selezioni che oggi sono Cru riconosciuti come espressioni uniche nel loro genere: parlo appunto di Opimio per il Pinot Bianco, ma anche del Sauvignon Aquilis e del 100% Refosco dal Peduncolo Rosso Alturio”.

Dal Refosco dal Peduncolo Rosso ai Cru Zonin1821: al cuore di Ca' Bolani, la più grande tenuta vitata del Nord Italia e del vino friulano.

Ma come si giunge a definire il profilo di ciascun prodotto a fronte di un’offerta così variegata come quella di Ca’ Bolani. 

“È fondamentale mostrare il proprio lavoro, partendo dalla vigna: solo così si può realmente far comprendere come nasce un vino e cosa lo rende unico”, risponde Roberto Marcolini. 

“Io, a quanti passano per Ca’ Bolani, ricordo: qui ci sono 2 milioni e mezzo circa di viti, curate a mano, una a una. Sono davvero poche le operazioni che meccanizziamo, tranne quelle strettamente necessarie. E poi, ogni vigneto è vinificato separatamente, trasformando di fatto quella che è una tenuta da 570 ettari vitati nell’insieme del lavoro di tante piccole aziende”. 

Fino a quando, a dicembre, sono create le masse delle diverse linee commerciali di Ca’ Bolani, tutto è lavorato allo stesso modo: dal vigneto alle vasche. 

“Poi è solo l’obiettivo enologico a dare la forma definitiva e il carattere ai diversi vini”, spiega il direttore della tenuta friulana. “In cantina, di fatto, ci troviamo così a lavorare circa 130 vinificazioni singole, separata ognuna col suo nome di vitigno. E per gestire un impegno di questo tipo serve la massima organizzazione: non ci si può distrarre mai; dunque, non può che essere un lavoro di squadra da manuale”.

Dal Refosco dal Peduncolo Rosso ai Cru Zonin1821: al cuore di Ca' Bolani, la più grande tenuta vitata del Nord Italia e del vino friulano.

Le annate da non perdere dei vini Ca’ Bolani

Se le preferenze di gusto all’interno del perimetro di Ca’ Bolani di Roberto Marcolini sono evidenti, quali i vini “ruberebbe” ai suoi colleghi nel Gruppo Zonin1821?

“La forza del nostro gruppo è quella di avere espressioni enoiche eccellenti in proprio tutte le tenute”, risponde. “Il concetto di qualità ha rappresentato da sempre proprio principio guida di ogni progetto. Così in tutte le aziende potrei trovare un vino da invidiare al mio omologo sul territorio. Ma se devo scegliere, dico il Metodo Classico Pas Dosé di Oltrenero per le bollicine, tra i bianchi l’Insolia di Principi di Butera e nei rossi il Chianti Classico Riserva di Castello di Albola”.

Ma il direttore di Ca’ Bolani tiene anche a una precisazione: 

“Devo anche dire che posso vantare con orgoglio di essere particolarmente invidiato anche io dai miei colleghi per i vini che produciamo a Ca’ Bolani: mi fa particolarmente piacere, in quanto è frutto dei 20 anni di lavoro di gruppo fatti in vigna e in cantina qui nella tenuta”.

E per il 2023, cosa c’è da attendersi da Ca’ Bolani? “Il focus sarà la seconda annata della Ribolla Gialla, nata con la vendemmia 2021 nella duplice versione ferma e spumante. Il debutto quest’anno ci ha regalato enormi soddisfazioni, ora è importante si confermi e devo dire che la nuova release che uscirà nei prossimi mesi promette già molto bene. Ma la 2022 si annuncia una bella annata anche per i rossi, oltre che per Sauvignon e Pinot Bianco. Poi, per un futuro che va oltre il 2023, c’è un progetto nato da un’idea di Francesco Zonin su cui stiamo prendendo le misure: qualcosa in affinamento in cantina, che potrebbe tramutarsi in un’interessante sorpresa, ma non si può svelare di più”.

Dal Refosco dal Peduncolo Rosso ai Cru Zonin1821: al cuore di Ca' Bolani, la più grande tenuta vitata del Nord Italia e del vino friulano.

Un ultimo segreto, però, lo strappiamo a Roberto Marcolini, che prima di salutarci svela quelli che sono i due vini firmati Ca’ Bolani su cui puntare tra le ultime annate uscite.

“Suggerirei Opimio 2016, mentre tra i rossi Alturio 2015”, chiosa, “due tra le migliori espressioni per Pinot Bianco e Refosco di questi ultimi anni”. 

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