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Moët & Chandon Grand Vintage 2015: un’annata carica di promesse

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Una vera e propria prima assoluta. È nel suggestivo scenario della Fonderia Napoleonica Eugenia a Milano che ha fatto il suo debutto mondiale, il 31 gennaio scorso, la Grand Vintage 2015 firmata Moët & Chandon. Sotto i riflettori un nuovo millesimo, introdotto direttamente dal suo artefice, lo Chef de Cave Benoît Gouez, sia nella visione “en blanc” sia in quella “en rose”. Ecco il nostro racconto di un’annata carica di promesse e dei suoi Champagne.

Il luminoso risveglio di un nuovo millesimato attraverso gli occhi di Benoît Gouez

A Milano, in una prima mondiale, ha fatto il suo debutto il millesimato 2015 secondo Moët & Chandon. Un’annata carica di promesse, tanto nella visione “en blanc” quanto in quella “en rose”. 

E dove la prima rappresenta il 76esimo Vintage dichiarato dalla Maison, la seconda versione è invece il 45esimo millesimato Rosé a essere rilasciato. 

“Ogni Grand Vintage rappresenta la mia personale interpretazione di una specifica annata e, come tale, è unico”, esordisce Benoît Gouez. “Grand Vintage è l’occasione per scoprire – attraverso i miei occhi – l’originalità di una particolare vendemmia: non è un riassunto di quell’anno, quanto piuttosto la mia visione di ciò che ha rappresentato”. 

Moët & Chandon Grand Vintage 2015: il primo assaggio, anche in versione Champagne Rosé del millesimato firmato da Benoît Gouez.

E la 2015, per lo Chef de Cave Moët & Chandon, è annata che evoca un risveglio, i primi raggi di sole di una giornata carica di promesse. Un racconto che si dipana in bottiglia grazie a un modus operandi ben specifico. 

Spiega Gouez:

“Come un fotografo che inquadra uno scatto, seleziono i vini che comporranno l’assemblaggio finale di un Grand Vintage Moët & Chandon”. 

“È come lavorare con i negativi fotografici: puoi intravederne forme e contorni, puoi essere sicuro del risultato finale, ma non potrai esserne certo finché non avrai sviluppato la foto”. 

Moët & Chandon Grand Vintage 2015: il primo assaggio, anche in versione Champagne Rosé

L’istantanea del millesimato in uscita si delinea attraverso i tratti di Champagne dall’eccezionale morbidezza, caratterizzati da una maturità avvolgente. Racconti figli di una luce intensa e di caldo estivo. Con il Grand Vintage 2015, per molti versi, a farsi espressione di un anno di “risveglio” e di maggiore consapevolezza rispetto a un clima che muta e del suo impatto sulla regione della Champagne. 

“Grand Vintage 2015 è uno Champagne di contemplazione, segna l’inizio di un nuovo giorno”, conferma lo Chef de Cave Moët & Chandon. 

Un millesimato dove si è scelto di puntare sul Pinot Noir (44%), che domina un assemblaggio completato da Chardonnay (32%) e Meunier (24%): bisogna risalire al 2009 (50%) e al 1996 (50%) per ritrovarlo in percentuali simili. 

Una scelta che in bocca si traduce in una dimensione fruttata molto presente, con una texture avvolgente e carezzevole, senza che a imporsi sia, come ci si attenderebbe, la vinosità. 

Luminoso, dal palato potente e il bouquet speziato, invece, è il Grand Vintage Rosé 2015. 

Dall’angolatura dell’interpretazione in rosa del millesimato Moët & Chandon, l’annata è risultata ideale per dare forma a vini rossi dalle giuste caratteristiche, con le uve che hanno maturato alla perfezione quasi da sole. 

Anche in questo caso è il Pinot Noir a salire alla ribalta, rappresentando una componente importante dell’assemblaggio: 52%, di cui il 14% in rosso. Come per la vinificazione in bianco, serve ritornare al 2009 (59%) e al 1996 (55%) per trovarne una percentuale così alta. E anche qui si affianca agli altri due vitigni simbolo, per un 27% di Chardonnay e un 21% di Meunier. 

Nel calice si ritrova un vino vibrante e sfaccettato, con un finale rifrescato da ricordi di macchia mediterranea. 

Moët & Chandon Grand Vintage 2015: il primo assaggio, anche in versione Champagne Rosé del millesimato firmato da Benoît Gouez.

Grand Vintage Collection: la seconda vita delle annate 2006 e 1999 chez Moët & Chandon

Il lancio milanese, tuttavia, è stata occasione non solo per confrontarsi sulla novità 2015 in uscita, ma anche per porre il millesimato Moët & Chandon innanzi alla sfida del tempo. Un parallelo, che in un procedere à rebours ha posto innanzi, grazie alla Grand Vintage Collection, perfetta incarnazione dello spirito della Maison, alla seconda vita che un dégorgement tardivo regala alle annate: in questo caso 2006 e 1999. 

Con un nota bene supplementare e affatto secondario: la chiusura dopo l’imbottigliamento avviene, in questa versione, non con capsula sintetica ma con tappo in sughero. 

E così, il primo millesimato, sboccato 2022 dopo 15 anni di affinamento sui lieviti, parla di un attacco in bocca generoso, cui fa seguito un finale persistente che indugia sulla sensazione deliziosamente amara del pompelmo candito. 

Il secondo, invece, passati 21 anni di riposo in cantina, al palato sviluppa un’impressionante sensazione di potenza e volume, un corpo avvolgente, pieno e allo stesso tempo etereo. Note generose di uva candita, datteri e miele lasciano il posto a un finale più amaro ma saporito, di caffè o liquirizia. 

Moët & Chandon Grand Vintage 2015: il primo assaggio, anche in versione Champagne Rosé del millesimato firmato da Benoît Gouez.
(Ph. Giulia Mantovani)

Per un confronto che si è dimostrato didattico, innanzitutto rispetto a come il cambiamento climatico abbia mutato anche l’approccio per preservare il frutto da parte di Moët & Chandon. 

Come ha concluso lo stesso Benoît Gouez, regalando una nota di positività per il domani:

“L’aumento delle temperature è una realtà che si impone e sta a noi adattarci. Al momento, in Champagne ci sta portando dei vantaggi, perché non si presentano più problemi di uve che non giungono a maturazione in maniera soddisfacente”. 

“Nel nostro adattarci, guadagniamo anche di precisione nella definizione dei vini. E nonostante tassi di acidità ridotti, gli Champagne che produciamo continuano a mantenere una tensione, una ricchezza e un finale molto prolungato, oltre che un potenziale di conservazione importante”. 

“E il futuro evidenzia che, in questa ricerca dei nuovi equilibri, c’è tutto un affascinante cammino di sperimentazione attorno all’elemento dell’amaro che ci attende”. 

Quello che si prospetta un nuovo capitolo di una giornata luminosa.

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