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Le tante anime di un calice di Lambrusco

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50 anni Doc, dell’unico vino che anche i francesi ci invidiano. Già, perché per la sua stessa natura, così unica, così spumeggiante seppur rossa, il Lambrusco è davvero un’eccezione nel panorama vitivinicolo internazionale. Il vino della festa e della convivialità tutta italiana. La bollicina capace di conquistare il mondo, fenomeno pioniere dell’export enoico made in Italy. Una produzione, però, che domanda di essere scoperta, seguendo le tracce di ogni sua sfumatura, tra Sorbara e Castelvetro, da Modena a Reggio Emilia. Tanto che, a voler essere precisi, non di Lambrusco al singolare si dovrebbe parlare, ma dei Lambrusco, al plurale: per una grande famiglia che definisce identità e interpretazioni differenti a seconda della loro peculiare natura. Ecco il nostro viaggio all’interno di un universo che oggi sempre più merita una rinnovata attenzione per la sua capacità di sposare convivialità a tavola e qualità nel calice, sempre nel segno della più pura emilianità. 

50 anni di Doc nel tempio dell’emilianità

Le bollicine in rosso incontrano le “rosse” per eccellenza: per parlare di Lambrusco partiamo dal gran finale. Il nostro viaggio al cuore di quello che oggi è uno dei simboli più riconosciuti del vino tricolore è culminato con un incontro davvero speciale, che ha visto le mille sfumature dei calici avere quale sfondo i più celebri bolidi al mondo nel contesto del Museo Enzo Ferrari a Modena, palcoscenico che ben descrive estro, maestria e genio creativo del territorio in cui si trova, sede scelta dal Consorzio Tutela per celebrare, insieme ai soci produttori e alle autorità, i 50 anni delle più storiche Doc del Lambrusco.

Una vera e propria dichiarazione d’intenti: l’Emilia-Romagna nella sua essenza più pura, esaltata ulteriormente dagli accostamenti in tavola ai piatti d’autore firmati dagli chef Emilio Barbieri (Ristorante Anna), Stefano Corghi (Ristorante Il Luppolo e L’Uva e Osteria Santa Chiara) e Andrea Medici (Ristorante Osteria in Scandiano).

Ma soprattutto un modo per porre ancor più in evidenza quella che è la prima e principale delle caratteristiche dei Lambrusco (sempre in accezione plurale): la versatilità nel sapersi proporre tanto sulla tavola della tradizione, accompagnando i prodotti tipici emiliani, dai più nobili ai più popolari, quanto in contesti di alta cucina, affiancando rivisitazioni gourmet e portate sofisticate. Due registri, un’unica inconfondibile identità.

D’altronde, questo è il Lambrusco: un vino che, sotto una sola voce, racchiude un’ampia gamma d’interpretazioni e Denominazioni, alcune delle quali nate per l’appunto oltre 50 anni fa.

Da Sorbara a Castelvetro, tutti i colori tra Modena e Reggio Emilia delle tante anime di un calice di Lambrusco.

“Aver raggiunto e superato i 50 anni dal riconoscimento delle più storiche Doc del Lambrusco è un traguardo importante”, evidenzia Claudio Biondi, presidente del Consorzio Tutela Lambrusco. “Una storia che, prima di tutto, ci tenevamo a celebrare insieme ai nostri produttori. Sono loro i principali protagonisti di questo percorso”.

“Con lo sguardo siamo già proiettati ai prossimi 50 anni”, prosegue Biondi. “Se è importante celebrare i traguardi, lo è altrettanto restare al passo con i tempi e capire come comunicare al meglio e promuovere l’identità e le peculiarità dei nostri vini negli anni a venire, dialogando con un pubblico sempre più attento, informato ed esigente”.

“Per farlo al meglio è essenziale un costante confronto tra generazioni. Per questo ci teniamo che i produttori più esperti così come le giovani leve possano avere spazio e voce nelle iniziative promozionali, lavorando fianco a fianco per rafforzare l’immagine del Lambrusco in Italia e nel mondo”.

Già, perché come evidenziato in principio, è un vero e proprio universo quello che sottende alla parola Lambrusco.

I Lambrusco, una storia al plurale

Un cardine fondamentale della cultura, della storia e delle tradizioni emiliane, di cui racconta alla perfezione la natura allegra, conviviale e briosa: è questo innanzitutto il Lambrusco.

Una produzione spumeggiante figlia del lavoro promosso quotidianamente innanzitutto dalle 70 cantine, del modenese e del reggiano, facenti parte dell’attuale Consorzio Tutela Lambrusco. Un’entità, quest’ultima, di recente costituzione, a ribadire quella che è la diversità nell’unità. 

Il Consorzio Tutela nasce, infatti, nel gennaio 2021 dall’operazione di fusione per incorporazione dei tre precedenti enti di tutela del famoso vino emiliano: il Consorzio Tutela del Lambrusco di Modena, il Consorzio per la Tutela e la Promozione dei Vini Dop Reggiano e Colli di Scandiano e Canossa e il Consorzio di Tutela Vini del Reno Doc.

“Quello che ha portato all’unificazione del variegato mondo del Lambrusco è stato un percorso molto lungo: ora il nostro obiettivo è portare avanti le strategie di comunicazione e i progetti di promozione più efficaci, sia a livello nazionale che internazionale, continuando ad apportare un contributo in un settore che, come tutti, ha subito i contraccolpi della recente pandemia”, spiega il presidente Claudio Biondi, oggi alla guida dell’ente consortile affiancato dal vicepresidente Davide Frascari e dal direttore Giacomo Savorini.

Da Sorbara a Castelvetro, tutti i colori tra Modena e Reggio Emilia delle tante anime di un calice di Lambrusco.
Claudio Biondi

70 cantine, si diceva, dimensioni diverse, dai piccoli produttori alle grandi cooperative, a tratteggiare un panorama composta da ben sei Denominazioni, di cui quattro nate oltre 50 anni fa: Lambrusco di Sorbara Doc, Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Doc, Lambrusco Salamino di Santa Croce Doc e Reggiano Doc.

Per un vero e proprio viaggio che nel calice poi si completa, spaziando da vini più freschi ed immediati a quelli più ricchi e strutturati, con le interpretazioni Modena Doc e Colli di Scandiano e di Canossa Doc.

Dove nasce il Lambrusco: tutti i colori tra Modena e Reggio Emilia 

È un totale di circa 16.600 ettari vitati a cavallo delle due province di Modena e Reggio Emilia, di cui circa 10mila dedicati al Lambrusco, quello che definisce una produzione che, nel 2021, si è attestata su oltre 46 milioni di bottiglie Doc.

Quella dei Lambrusco (sempre al plurale) è una storia di famiglia di uve, ma anche racconto di diversi metodi e tipologie produttive.

Specialmente negli ultimi anni, infatti, in aggiunta al frizzante, senza dubbio la declinazione più diffusa, si sono affermati gli spumanti Metodo Charmat e Metodo Classico, così come vini Lambrusco prodotti con rifermentazione in bottiglia.

Una molteplicità di declinazioni di cui innamorarsi al primo sguardo, attraverso la prospettiva offerta da ogni calice. “Il Lambrusco è il vino dei colori, uno diverso dall’altro”, sottolinea il direttore del Consorzio Tutela Lambrusco, Giacomo Savorini. 

“Nel mondo è identificato come un vino rosso scuro frizzante: abbiamo l’esigenza di far comprendere che esistono tante varietà di Lambrusco, con colori e sentori diversi, che possono veicolare esperienze completamente differenti e che, grazie alla loro versatilità e ampia gamma di referenze di qualità, si possono perfettamente abbinare a diverse e numerose tipologie di cucina”. 

Da Sorbara a Castelvetro, tutti i colori tra Modena e Reggio Emilia delle tante anime di un calice di Lambrusco.

Tonalità di colore che variano, dunque, a seconda dell’anima di quest’uva: dal rosa chiaro, al rubino, fino al porpora e a quelle che richiamano i caratteristici piccoli frutti rossi, il cui aroma è uno dei fattori più identificativi delle sue bolle.

Cromaticità che sono la rappresentazione di 12 vitigni a bacca nera autoctoni, sviluppati e diffusi da tempo immemore in Emilia-Romagna, come richiama il nome, derivazione della selvatica “Labrusca Vitis” che cresceva ai margini delle campagne già nell’antichità. 

Sorbara, Grasparossa, Salamino, Foglia Frastagliata, Barghi, Maestri, Marani, Montericco, Oliva, Viadanese, Benetti e Pellegrino: questi i loro nomi, a definire le uve il cui uso può essere più o meno esclusivo a seconda delle Doc e delle scelte enologiche dei produttori.

A far da collante e trait d’union, un grande denominatore comune: la versatilità dei vini Lambrusco.

Da Sorbara a Castelvetro, tutti i colori tra Modena e Reggio Emilia delle tante anime di un calice di Lambrusco.

Da Sorbara a Reggio Emilia: sei Doc, tante anime

Quello dei Lambrusco (ancora una volta, è bene ribadirlo: al plurale) è universo di sfumature e colori, come mostrato, che con i suoi vini freschi e piacevoli, grazie alle differenti varietà, ai territori e ai diversi metodi di produzione utilizzati, vede la versatilità tra i suoi punti di forza. 

Dal frizzante, che rappresenta oltre il 95% della produzione, fino al Metodo Classico e a quello Ancestrale, dal secco alle versioni amabili, i vini Lambrusco ben si prestano ad accompagnare un pasto dall’aperitivo al dessert.

Per una rassegna in tavola che trova compiuta espressione nel mosaico di Denominazioni che abbracciano varietà diverse e territori differenti tra la provincia di Modena e di Reggio Emilia, dalle zone di pianura a quella collinare, ciascuna con la propria tradizione enologica. 

Ma cosa cambia da una Doc all’altra? Se nel modenese la tendenza predilige il focus su una singola varietà, nel reggiano è tradizionalmente utilizzato un blend dove l’uvaggio combina differenti vitigni. 

Ecco come variano tra le sei Denominazioni i differenti uvaggi:

  • Sorbara Doc, 60% min. Lambrusco di Sorbara, 40% max. Salamino, 15% max. altri Lambrusco.
  • Grasparossa di Castelvetro, 85% min. Lambrusco Grasparossa, 15% altri Lambrusco e Malbo Gentile. 
  • Colli di Scandiano e di Canossa, 85% min. Lambrusco Maestri, Marani, Salamino, Barghi (congiuntamente o disgiuntamente), 15% max. Malbo Gentile, Marzemino, Croatina, Sgavetta, Termarina e Perla dei Vivi.
  • Salamino di Santa Croce, 85% min. Salamino, 15% max. altri Lambrusco, Ancellotta e Fortana.
  • Modena Doc, 85% min. Lambrusco Grasparossa, Salamino, Lambrusco di Sorbara; Marani, Maestri, Montericco, Oliva, Lambrusco a foglia frastagliata (congiuntamente o disgiuntamente), 15% max. Ancellotta, Malbo Gentile, Fortana. 
  • Reggiano Doc, 85% min. Lambrusco Marani, Salamino, Montericco, Maestri, Lambrusco di Sorbara, Grasparossa, Viadanese, Oliva, Barghi (congiuntamente o disgiuntamente), 15% max. Ancellotta, Malbo Gentile, Lambrusco a foglia frastagliata, Fogarina.

Uno schema che se da una parte riassume quella che è la biodiversità di una famiglia, dall’altra ben identifica i molti volti di una bollicina dalle tante anime, tutte da scoprire e assaporare. 

Per capire i Lambrusco, però, occorre ritornare a quello che è stato il punto di partenza e il culmine del nostro viaggio: quel territorio composto di donne e uomini, di tradizioni rimaste immutate nei secoli, di colline, canali, argini della pianura e mattoni delle città, che insieme danno forma al paesaggio pronto a svelarsi in tutta la sua straordinaria essenza di un calice. 

Attività realizzata con il contributo del MASAF, ai sensi del decreto direttoriale n. 553922 del 28 ottobre 2022.

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