Una volta era l’Emporio Vinicolo Antonino Scalia, una rivendita di vini e alimenti che Mario Scalia ereditò da suo padre, il quale, aprì questa attività nel centro di Catania negli anni ’40. Oggi a guidare l’attività c’è Massimo Scalia, figlio di Mario, che fin da piccolo vive e sente sua l’attività di famiglia. I pomeriggi passati poggiato sul bancone a studiare e aiutare in enoteca hanno fatto sì che, oltre ad essere protagonista di momenti quotidiani, il vino diventasse la trama della sua storia personale e professionale. Terminati gli studi in ragioneria nel 1982, infatti, Massimo Scalia si dedica totalmente al lavoro in enoteca e piano piano comincia la sua gavetta e la sua strada verso la gestione dell’attività di famiglia che oggi porta il nome di Enoteca Cilda, diventando un grande professionista e un profondo amante di tutto ciò che di bello e di buono il mondo del vino può offrire. È proprio lui a raccontarci nel dettaglio passato e presente di questo luogo del vino di Catania, tra esperienze passate e nuove visioni per il futuro.
Qual è la storia di Enoteca Cilda a Catania?
Cilda è l’acronimo di Commercio Ingrosso Liquori Dolciumi e Affini. Nasce nel 1973, quando mio padre e altri soci decisero di fondare una ditta la cui attività era la vendita all’ingrosso di vini, liquori, dolciumi e qualche altra specialità alimentare, localizzata in un magazzino semi-centrale a Catania.
La società si sciolse nel giro di pochi mesi, quindi mio padre e mia madre Rita intrapresero quest’avventura con l’aiuto di alcuni dipendenti.
Alla morte di mio padre, ho deciso di riportare la sede in centro, eliminare molti prodotti alimentari e specializzarmi con l’enoteca e dolciumi di ricorrenza con confezioni personalizzate. In quel periodo mia moglie Giusy Demma ha svolto un ruolo fondamentale nella costruzione di quella che è oggi Cilda. Infatti, grazie alle competenze di Giusy come architetto di interni, una semplice enoteca si è trasformata in un negozio dove sono presenti, in vendita, anche complementi d’arredo che rendono l’ambiente più attraente, con continue trasformazioni delle vetrine.
Ormai la maggior parte del lavoro è dato dalla vendita al dettaglio, anche con consegne a domicilio, ma ci occupiamo pure di piccole forniture a ristoranti, alberghi o altre rivendite.

Come è strutturato l’assortimento di Enoteca Cilda?
All’interno dell’enoteca varia un assortimento che va dalle 800 bottiglie fino ad arrivare al migliaio, a seconda del periodo. La suddivisione segue un’organizzazione prettamente territoriale, con i vini distinti per regioni di produzione.
Ovviamente gran parte dell’assortimento presenta quelli che sono i vini del territorio, quindi con una proposta di Sicilia del 40% circa.
Poi abbiamo il resto d’Italia dove in ordine di decrescente troviamo regioni come Toscana, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Veneto, ma anche Puglia, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, qualche referenza di Umbria, Lazio, Liguria e Lombardia.
È presente poi una nicchia destinata ai vini francesi, dove i territori di Bordeaux e Borgogna la fanno da padrone, seguiti da Alsazia, Loira e Provenza.
Un’altra zona è dedicata alle bollicine italiane dalla Franciacorta al Trento Doc, dal Prosecco ad altre produzioni minori, tra i quali una dozzina di referenze siciliane.
Non manca ovviamente, qui da noi in Enoteca Cilda, lo Champagne, che comunque è presente in maniera inferiore rispetto alle bolle nostrane.
Infine, hanno un loro spazio anche i vini liquorosi o ottenuti da uve surmature, per lo più siciliani e delle isole minori, ma anche di altre zone italiane ed estere, come Porto e Sherry.
Capitolo a parte è invece dedicato a liquori e i distillati che occupano circa un terzo dell’enoteca.

Nella città di Catania, a livello di acquisto e stili di beva, quali sono le attuali tendenze?
Ritengo che la tendenza sia sempre più orientata verso il consumo di bollicine italiane e di prodotti di maggiore qualità: oggi il consumatore è più consapevole e fatta salva la preferenza dei prodotti regionali, vuol uscire dai soliti canoni alla ricerca di nuove etichette.

Secondo Massimo Scalia, quanto è importante il ruolo dell’enotecario al giorno d’oggi e in che modo contribuisce alla divulgazione e comunicazione del vino?
Nonostante il bombardamento delle notizie provenienti dal web e dalle comunicazioni via social, la voce dell’enotecario è sempre un conforto, perché riesce ad essere la risposta fisica e giusta alla domanda del cliente.
Grazie all’esperienza maturata sul campo, deve e dovrebbe avere le capacità per conquistare la fiducia di coloro che entrano in negozio e guidarli all’acquisto del prodotto più adeguato.
Quali crede saranno, Massimo Scalia, i territori del vino che nel prossimo futuro riscuoteranno attenzione e valorizzazione?
Posso affermare con certezza che l’Etna è un territorio che sta riscuotendo un grande successo, in Italia ed all’estero e a giudicare dalle sempre minori assegnazioni di prodotto che mi vengono concesse e dal continuo aumento dei prezzi, pare che la domanda aumenterà ancora nel prossimo futuro.
In generale, più che ai territori e alle tipologie, nel prossimo futuro si guarderà ad altro: ho la sensazione che si diffonderà il consumo di quei vini prodotti da aziende sempre più attente e dichiaratamente sostenibili.
Tuttavia, l’Italia sia nel suo complesso che nelle mille e più zone caratterizzate da microclimi e terroir propri, avrà sempre una richiesta maggiore a livello internazionale.
Vino Dealcolato, cosa ne pensa Massimo Scalia: tendenza momentanea o nuova e concreta ramificazione del settore beverage?
Con il massimo rispetto per i produttori che le realizzano e per chi consuma queste bevande, non sono e non credo sarò mai un consumatore di questi prodotti.
Ritengo che un normale appassionato di vino difficilmente sarà un consumatore di vini dealcolati. Penso quindi che rappresenterà una moda passeggera e sarà poco rilevante.
Non cambierà il mercato del “vero” vino e sarà un dato dichiarabile solo ai fini statistici.