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WineCouture Meets Jean-Baptiste Lécaillon

Dalle anteprime Collection 244 e Cristal 2015 Louis Roederer al domani della Champagne: la visione di Jean-Baptiste Lécaillon

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Jean-Baptiste Lécaillon, da oltre 30 anni, è lo Chef de Caves di Maison Louis Roederer, una tra le cinque grandi realtà della Champagne, nata nel 1776, ancora di proprietà dei discendenti del loro fondatore. Ma Lécaillon è tanto di più. Innanzitutto, è un vero e proprio maestro: quando si fa riferimento alle bollicine di Reims e dintorni, ma non solo. Nativo proprio della “città dei Re”, vintage 1966, JBL (in foto di copertina con Massimo Sagna) ha l’innata capacità di spiegare anche i concetti più articolati con la massima semplicità. Merito senza dubbio di un’innata passione per lo Champagne, ma anche di uno spirito realmente umanista, capace di visioni che abbracciano la reale totalità degli elementi in gioco. Ed è a lui che abbiamo domandato di spiegarci quale futuro vede per le bolle francesi più amate al mondo e cosa attendersi dalle ultime novità Collection 244 e Cristal 2015. Ecco la nostra videointervista in francese e la trascrizione in italiano di quel che ci ha detto.

Come è cambiato, visto dalla prospettiva di un grande Chef de Caves, il modo di fare Champagne in questi ultimi decenni?

Il clima è ovviamente mutato in Champagne, ma ancor più a cambiare è stata la viticoltura. Parliamo di concentrazioni superiori e di una vinosità supplementare, per vini che presentano oggi una ancora più spiccata capacità d’invecchiare. 

La Champagne, possiamo affermare, sta riprendendo la direzione di vini gastronomici, ovviamente senza mettere da parte quelle produzioni che definiscono il carattere effervescente champenoise perfette per i momenti di festa. 

Oggi, ci si sta rendendo sempre più conto che in Champagne la materia prima è di una tale qualità che è possibile spingersi verso nuovi orizzonti con vini da invecchiamento, più maturi, più complessi, tanto che si parli di bollicine, quanto di Coteaux Champenois, altra nuova dimensione che si va imponendo nella Denominazione.

Maison Louis Roederer come opera oggi in vigna per governare il cambiamento intervenuto in questi anni?

Oggi operiamo con metodi di viticoltura che per il 50% della vigna sono certificati biologici. Ma facciamo anche della biodinamica. Poi, tra potatura delicata, l’utilizzo di compost biodinamici e lunghi periodi a maggese, sfruttiamo diversi procedimenti che mirano a rinforzare le vigne davanti a un cambiamento climatico che ci pone innanzi, anno dopo anno, a condizioni sempre più estreme. 

È nei suoli, che devono essere rigenerati, vivi, estremamente dinamici, che va ricercata la resilienza dei nostri vini. Oggi alla vigna bisogna chiedere quel che puoi garantire e non domandarle niente di più. 

Un’altra strada di profondo interesse che abbiamo intrapreso è quella relativa alla selezione massale, andando a riprendere dei cloni di Pinot Nero e di Chardonnay con precocità, maturità e tempi di fioritura differenti. 

Sfruttiamo, dunque, la biodiversità nel suo senso più ampio, dando così forma a un ecosistema più resistente. E ritengo che la Champagne sia proprio in cammino verso una nuova era, fatta di vini diversi da quelli che abbiamo conosciuto fino ad oggi, di vigneron più attaccati al loro territorio e innovativi. 

Stiamo infatti attraversando, nella Denominazione, una sorta di frangente storico di ebollizione creativa molto interessante, tanto si parli di piccoli vignaioli indipendenti, quanto di grandi Maison. Per questo dico che la Champagne ha intrapreso la strada di una nuova viticoltura e di nuovi vini.

Dalle anteprime Collection 244 e Cristal 2015 Maison Louis Roederer al domani della Champagne: la visione di Jean-Baptiste Lécaillon.

Se volgiamo lo sguardo ai Coteaux Champenois, quale stile ritiene Jean-Baptiste Lécaillon s’imporra in futuro in questa tipologia?

Esistono diversi storici Coteaux Champenois, non parliamo certo di una novità. Ma oggi, a livello generale, quel che c’è in gioco, tanto si parli di vino bianco o di vino rosso, senza dimenticare ovviamente che esiste anche un rosé fermo in Champagne, è la necessità di definire uno stile preciso. 

Dobbiamo darci il tempo di individuare l’unicità di un Pinot Noir fermo della Champagne, di uno Chardonnay o di un Meunier. Dobbiamo chiaramente dirci che non siamo la Borgogna o una qualunque altra regione vinicola già nota, domandandoci: cosa fa la nostra forza? Ci vorrà, però, un po’ di tempo per individuare la giusta misura: almeno 10 o 15 anni per trovare il livello di equilibrio di un Coteaux Champenois che personalmente vedo come spiccatamente fine, digeribile, capace di fare risaltare le note sapide peculiari del terroir in cui ci troviamo e della Craie e, al contempo, le note fumé che possono apparire nei vini, in aggiunta alle loro connotazioni profumate che devono essere sufficientemente solide per poter durare nel tempo. 

E quest’ultima è un’ulteriore sfida: realizzare un Coteaux Champenois che poi possa stare in cantina per oltre 15 o 20 anni e non da dover consumare nel breve periodo. 

Sono aspetti e riflessioni che fanno parte di quella ebollizione creativa che si sta vivendo in Champagne in questo periodo e non bisogna affrettare i tempi per definire nuove strade innovative. Non bisogna compiere l’errore di voler arrivare subito, ma ripartire dalla vigna, dalla vinificazione e dall’affinamento, per cogliere se è meglio sfruttare il legno o la ceramica, sperimentando su diverse piste differenti. 

Questa è senza dubbio una sfida molto eccitante per tutti e credo debba essere un apporto che possa arrivare dalle nuove generazioni.

Dalle anteprime Collection 244 e Cristal 2015 Maison Louis Roederer al domani della Champagne: la visione di Jean-Baptiste Lécaillon.
Ph. Emmanuel Allaire

Parlando di rivoluzioni in Champagne, una delle ultime è stata senza dubbio quella legata alla nascita di Collection Louis Roederer: ci puoi introdurre la novità della Collection 244 in uscita?

È la terza edizione di Collection, la 244, su base millesimo 2019: un anno maturo e potente con dei Pinot Noir magistrali estremamente aromatici. 

Vinificare seguendo il nuovo spirito di Collection significa rispettare al massimo l’annata, ma sempre andando a esaltare i grandi valori della nostra bollicina, come le note iodate, fresche, salivanti che fondano i grandi Champagne, oltre a quella dimensione peculiare della cifra di Maison Louis Roederer, che offre una dimensione più vinosa, più lunga, in un “crescendo” in termini di freschezza. 

E la 244, a mio avviso, rappresenta proprio un culmine, nel senso che con la 243 avevamo sfiorato l’obiettivo, ma con questa edizione abbiamo raggiunto il vero potenziale di Collection, individuando l’equilibrio che cercavamo e allo stesso tempo avendo rafforzato la nostra réserve perpétuelle, uno strumento fantastico a nostra disposizione, oggi, per poter dare forma a nuovi capitoli di questa storia.

Non si può non concludere non domandando un giudizio a Jean-Baptiste Lécaillon, il suo artefice, sul Cristal 2015 appena uscito e di cui si è già fatto un gran parlare.

La 2015 è stata un’annata davvero sfidante, caratterizzata prima da una grande siccità e poi dell’acqua che ha fatto sì che in campagna la vigna abbia sofferto. Questo ha avuto degli impatti sulla maturità delle uve e ha portato ad avere dei vini – già avevamo vissuto una dinamica simile nel 2014 – che, a mio avviso, combattono e si cercano, avendo necessità ancora di tempo per trovarsi. 

Più che mai, oggi, i vini domandano tempo. Cristal 2015 è ovviamente degustabile fin da oggi: sotto questo punto di vista, abbiamo lavorato al momento della vinificazione per favorire il lato più delizioso e precoce dell’annata.

Ritengo, però, che questo millesimo, a differenza del 2014 e del precedente 2013, avrà bisogno di qualche anno supplementare, attorno a 10 anni mi vien da dire, dunque 2025, per cominciare a esprimere la sua vera identità.

Dalle anteprime Collection 244 e Cristal 2015 Maison Louis Roederer al domani della Champagne: la visione di Jean-Baptiste Lécaillon.

E a guardare indietro alle ultime annate di Cristal Louis Roederer, come le troveremmo oggi nel calice?

La 2012 ha oggi questi lineamenti deliziosi e molto ampi, oltre a una freschezza che la rende particolarmente accessibile. 

Cristal 2013, invece, è un vino molto minerale, costruito per durare, che ha bisogno di tempo, ma che ha questa concentrazione supplementare che, ad esempio, la 2008 non ha in realtà così accentuata. 

Possiamo proprio dire che la 2013 è una 2008 più concentrata, mentre, in un gioco di paralleli, la 2012 è possibile più compararla alla 2002. 

In Cristal 2014, invece, c’è un po’ di tutto: è vino che si gusta bene fin da giovane, tanto che penso sia quello che la critica ha accolto meglio e con più favore alla sua uscita tra tutti quelli che ho realizzato. 

Ma normalmente Cristal è un vino che va atteso, quindi è stata una sorta di anomalia: con l’annata 2015 ritrova i suoi canoni, ritornando a domandare attesa, con un millesimo che si esprime in un modo che mi ha fatto pensare al 1985, uscito nel 1992, con questa tensione e questa connotazione vegetale e allo stesso tempo fruttata e concentrata: occorre che tutti gli elementi trovino il loro incastro, per questo avrà bisogno di un po’ più di tempo.

Dalle anteprime Collection 244 e Cristal 2015 Maison Louis Roederer al domani della Champagne: la visione di Jean-Baptiste Lécaillon.
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