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Castello di Albola: da Solatio a Poggio alle Fate, come nascono i wines of altitude del Chianti Classico

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Quella di Castello di Albola è una storia antica che si fonde in maniera indissolubile a quella di Radda in Chianti e del Gallo Nero. Ci si trova sulle alture in cui la Pesa ha le sue sorgenti e dove da sempre l’uomo vede nella coltivazione la prima forma di sostentamento. Ancora prima che si parlasse di vite, infatti, per via della loro vocata conformazione, in queste terre l’agricoltura fioriva. Ma è quando Radda, comune in cui si trova il Castello, diviene capitale della Lega del Chianti sotto il dominio fiorentino, che la storia di Albola muta per sempre. Issato l’emblema del Gallo Nero e con la suddivisione nei Terzieri (località) di Gaiole, Castellina e, per l’appunto, Radda, quest’ultima è scelta per ospitare il quartiere generale, la Podesteria. Avviene così che, col tempo, grazie anche all’espansione promossa dalla famiglia fiorentina degli Acciaiuoli che fonda alla fine del ‘400 il possedimento di Pian d’Albola, il Castello diviene lungo il corso dei secoli non soltanto lo snodo di un territorio, ma anche un emblema noto per i suoi vigneti, “dai quali si ottengono forse i migliori vini del Chianti”, come testimonia nel 1841 Emanuele Repetti, importante un geografo, storico e naturalista italiano, nel suo Dizionario fisico geografico del Granducato di Toscana. Nel 1940, la tenuta, che si estende per oltre 900 ettari tra le più alte colline del Chianti Classico, è acquistata dal Principe Giovanni Ginori Conti: 40 anni dopo, a venire scritto e l’ultimo e attuale capitolo, con il passaggio della proprietà alla famiglia Zonin. Oggi, quello di Castello di Albola è un simbolo del vino di Toscana, capace di spaziare, con i suoi wines of altitude, tra il Sangiovese delle diverse declinazioni di Chianti Classico in cui spiccano Solatio e Santa Caterina, il raro Vinsanto, il Supertuscan Acciaiolo e l’unicità dello Chardonnay Poggio alle Fate. Etichette che prendono vita figlie della mano di Alessandro Gallo, direttore vignaiolo, piemontese di nascita, ma ormai raddese d’adozione. Da lui ci siamo fatti raccontare cosa rende unico Castello di Albola e speciali i suoi vini.

Un piemontese a Radda in Chianti: chi è Alessandro Gallo

Alessandro Gallo nasce in Piemonte ad Acqui Terme nel 1971. Gli studi sono ad Alba, presso la Scuola Enologica Umberto I, poi nel 1997 la laurea in Chimica presso l’Università di Torino. Inizia allora, mosso dalla sua passione per il mondo del vino, un cammino professionale che lo conduce nel 2004 all’incontro con la famiglia Zonin. Ma cosa porta un piemontese, soprattutto uno che si dichiara apertamente “barberista convinto nell’animo” a traslocare in Chianti Classico?

“La mia avventura a Castello di Albola prende il via per lavoro quando avevo 33 anni”, spiega a WineCouture. “Un signore, che di nome fa Gianni Zonin, mi affida le chiave di questa realtà magnifica e della sua cantina da 2mila mq: un’opportunità che ho sfruttato, in particolare per sviluppare quelle che erano le competenze in ambito agricolo e agronomico”.

Ma quello che è un felice incontro professionale, diviene presto una scelta di vita. “Dopo qualche anno, poi, incontro proprio qui colei che è diventata mia moglie”, spiega il direttore di Castello di Albola. “E quella che era nata come una occasione di crescita professionale si trasforma in una scelta di vita e in un percorso di crescita di cui vado molto fiero. Oggi, infatti, mi sento parte integrante di un grande Gruppo, ma anche di un territorio”.

Già, perché se l’azienda è diventata la sua casa, tanto che lo si trova spesso intento ad accogliere i nuovi visitatori di Castello di Albola, che accompagna alla scoperta di questo luogo unico, Alessandro Gallo è entrato anche in quello che è il tessuto di un territorio davvero speciale: quello di Radda in Chianti.

Castello di Albola: la storia dei wines of altitude del Chianti Classico

Quando domandiamo ad Alessandro Gallo cosa rende così speciale una tenuta come Castello di Albola, la risposta arriva senza un briciolo di esitazione: “Sicuramente il direttore” (sorride, ndr). Ma poi basta guardarsi intorno per capire subito che c’è ben di più. “A parte gli scherzi”, riprende Gallo, “Castello di Albola è un luogo davvero incantato, che simboleggia la storia del Chianti Classico. Quello della nostra realtà è un racconto millenario, con un background di cultura e coltura enologica antichissimo. È la storia stessa del Gallo Nero, ma non solo, quella che si respira all’interno delle mura di Castello di Albola”. 

Parliamo, infatti, di un borgo medievale che si estende su una superficie di quasi 900 ettari, presentandosi come una collina a sé in un territorio come Radda in Chianti che, nel Medioevo, rappresentava una sorta di capitale di quest’area.

Castello di Albola: da Solatio a Poggio alle Fate, come nascono i wines of altitude del Chianti Classico gruppo Zonin1821 di Alessandro Gallo.

“Ancora oggi, mi sento di poter affermare senza timore di essere smentito, che Radda sia una riconosciuta capitale del Sangiovese in Chianti”, sottolinea il direttore di Castello di Albola. “E a questo territorio noi conferiamo un’ulteriore caratterizzazione grazie a quelli che definiamo wines of altitude, i nostri vini che nascono sulla sommità di una collina ampia e così unica”. 

Le vigne di Castello di Albola, un vero e proprio patrimonio unico nel suo genere, sono collocate in territori caratterizzati da forti pendenze e con suoli che si caratterizzano per due forme geologiche differenti: quell’alberese e quel galestro capaci di assicurare un ottimo drenaggio dei terreni e conferire particolare mineralità e sapidità ai vini.

“I vigneti di Castello di Albola si sviluppano infatti tra i 450 e i 700 metri s.l.m., che oggi rappresenta una variabile importante a incidere nel gusto e nella qualità organolettica delle nostre produzioni”, evidenzia Gallo.

“Sono freschezza, longevità, verticalità, mineralità e sapidità le caratteristiche che definiscono il trait d’union tra le diverse etichette. E si tratta di peculiarità intrinsecamente connesse al fattore altitudine che definisce Castello di Albola. Se oggi, più che mai, il consumatore attento va alla ricerca anche nel vino rosso del fattore freschezza, noi siamo in grado di rispondere alla perfezione a questo mutamento che si va delineando nel gusto”.

Castello di Albola: da Solatio a Poggio alle Fate, come nascono i wines of altitude del Chianti Classico gruppo Zonin1821 di Alessandro Gallo.

Poi, come detto, per Castello di Albola i suoli, ma non solo, giocano una parte decisiva nel tratteggiare il profilo dei vini della realtà chiantigiana, chiamata a dover gestire uve differenti a quote diverse.

“Non è solo l’altitudine il fattore da considerare, ma anche la caratterizzazione dei suoli che si ritrovano nell’areale di Castello di Albola”, spiega Alessandro Gallo. “Sui circa 130 ettari di vigneto all’interno dei 900 della tenuta, possono sussistere distanze anche di una decina di km tra una vigna e l’altra, a fronte di una consistente differenziazione di terreni e quote. Questo porta a porre l’accento sul valore del lavoro agronomico, oggi sempre più decisivo nella realizzazione di un grande vino”.

Tutto parte dalla vigna, dunque. “La nostra prima missione è quella di una conoscenza precisa di ogni vigneto, fattore enfatizzato ulteriormente dalla scelta che abbiamo compiuto di curare le nostre viti seguendo i principi dell’agricoltura biologica”, continua il direttore di Castello di Albola. “Una scelta, quella del bio, che costringe a essere più attenti, non lasciandosi sfuggire nessun dettaglio o evento che possa condurre a un impoverimento della qualità dell’uva in vigna. Soprattutto in annate complicate, per diversi motivi, come le ultime due, la differenza rispetto alla grandezza dei vini che nasceranno la fa la bravura dell’agronomo e l’attenzione che abbiamo per le nostre piante, sapendo come trattarle una per una”.

“È un feeling con la terra quello che oggi si deve instaurare per creare grandi etichette”.

Il Sangiovese (ma non solo) secondo Castello di Albola

Tanto di quel che, poi, in cantina si tramuta in vino prende il via dal Sangiovese, che si estende su circa il 90% della superficie vitata. È il più tipico dei vitigni toscani, con il suo clone di Sangioveto, il protagonista assoluto sulle alte colline del Chianti Classico. Ma non è da solo. Oltre i 580 metri s.l.m., infatti, a Castello di Albola ci sono le altissime vigne di Chardonnay. Ma a venire coltivata è anche l’altra prestigiosa “bacca rossa”, il Cabernet Sauvignon, utilizzato per produrre il Supertuscan Acciaiolo. Infine, non mancano neanche le uve bianche del Trebbiano e della Malvasia del Chianti Classico, indispensabili per produrre il raro Vinsanto di Castello di Albola, ulteriore firma di toscanità.

Castello di Albola: da Solatio a Poggio alle Fate, come nascono i wines of altitude del Chianti Classico gruppo Zonin1821 di Alessandro Gallo.

Ma cosa rappresenta il Sangiovese per Alessandro Gallo? “Un’uva che si potrebbe dare per scontata in prima battuta, ma che in realtà è tra le più delicate”, risponde.

“È un purosangue che va costantemente curato, dalla vigna alla cantina. È un vitigno che patisce molto, sotto ogni aspetto, dunque serve prestare grande attenzione”.

“Il Sangiovese, poi, è anche un autoctono particolarmente versatile e capace di regalare performance importanti: parliamo, infatti, di un vino che può essere giovane, fresco, fruttato in certi microclimi e condizioni di suoli, ma anche cavallo di razza da invecchiamento a Castello di Albola quando si trasforma in un Santa Caterina o un Solatio”. 

Un grande vino bianco in Chianti Classico: come è cambiato lo Chardonnay Poggio alle Fate

Se il vigneto simbolo di Albola è sicuramente la vigna Il Solatio, che si inerpica su di una pendenza mozzafiato su un terreno di sasso tra i 550 e i 580 metri s.l.m., oltre si scorgono le altissime vigne di Chardonnay. Come spiegato, le altitudini elevate danno vita a vini d’eccellenza, unici nel loro genere, che continuano a ricevere ambiti riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale. Ma quelle stesse quote consentono di dare forma anche a un volto inedito all’interno del panorama tipicamente rosso del Gallo Nero, come lo Chardonnay Poggio alle Fate.

“Prende forma nel vigneto situato più in alto all’interno della tenuta e oggi è un vino che ha cambiato un poco il suo volto”, racconta Alessandro Gallo. “Nasce con me in Castello di Albola, perché la prima annata è la 2005. Poi, col tempo, fianco a fianco siamo cambiati: siamo maturati. Poggio alle Fate oggi è un vino che mi regala grandi soddisfazioni, anche se ritengo che la sua fase di evoluzione non sia ancora conclusa, seppur abbia già raggiunto un buon punto”.

Castello di Albola: da Solatio a Poggio alle Fate, come nascono i wines of altitude del Chianti Classico gruppo Zonin1821 di Alessandro Gallo.

Ma cosa è cambiato? “Rispetto al passato”, spiega l’enologo, “si notano una maggiore burrosità e polpa in bocca tipiche dello Chardonnay. Poi è stato compiuto uno studio approfondito anche sui legni, che regalano una nota più fumé che di vaniglia. Infine, oggi siamo arrivati finanche a raccogliere a mano le uve per realizzarlo, procedendo poi con la criomacerazione. È stato un vero processo evolutivo, anche in termini di tecnica enologica”.

“Poggio alle Fate è la dimostrazione che in una grande zona da rossi, come è Radda in Chianti, si possano nondimeno ottenere dei grandi vini bianchi. La cosa magnifica di questo Chardonnay è che poi conserva tutte le caratteristiche peculiari dell’area e delle sue altitudini: dalla mineralità a sapidità e acidità che oggi trovano una perfetta amalgama combinate con i tratti di rotondità che gli conferisce il legno. E, attenzione: oggi la Toscana ha richiesta e bisogno di farsi conoscere anche per grandi bianchi”.

Una testimonianza, quest’ultima, del percorso, enologico e commerciale, di una realtà che ha saputo conservare la fedeltà alle proprie origini e peculiarità all’interno di un contesto più “grande”, com’è il Gruppo Zonin1821, che ne diffonde il verbo in giro per il mondo.

“In questi 20 anni è cambiato molto quello che è il legame che unisce una realtà molto particolare come Castello di Albola al Gruppo Zonin1821”, sottolinea Gallo. “Siamo riusciti a diventare un riferimento importante per il territorio in cui insistiamo e così oggi possiamo essere un fattore decisivo anche all’interno di una realtà più grande che unisce diverse eccellenze come la nostra in giro per l’Italia e il mondo. Poi, tra una cantina e l’altra sussistono esigenze che possono essere diverse: la forza del Gruppo è proprio quella di raccogliere sensibilità e bisogni per poi individuare una sintesi che valorizzi sui diversi mercati il meglio di ciascuno”.

“Oggi, per quel che riguarda Castello di Albola, l’orizzonte è chiaro: siamo protagonisti del Chianti Classico, produttori del Gallo Nero, con vini che vanno fatti conoscere e valorizzati il più possibile”.

Cosa beve Alessandro Gallo (e di quale annata dei vini di Castello di Albola consiglia di fare scorta)

Prima di salutarlo, cerchiamo di carpire ancora qualche segreto da Alessandro Gallo. A iniziare da quali vini “ruberebbe” ai suoi colleghi dalle altre tenute del Gruppo Zonin1821.

“Opimio, il Pinot Bianco di Ca’ Bolani, Deliella, il cru di Nero d’Avola di Principi di Butera, il Moscato di Castello del Poggio, perché sono affezionato al vitigno, il Primitivo da Masseria Altemura, anche se questo per me è l’anno del Cruasé di Oltrenero”, risponde il direttore di Castello di Albola.

A Gallo domandiamo, però, se c’è anche un’etichetta, tra quelle che invece produce, cui è maggiormente affezionato. “È impossibile rispondere”, replica, “hanno tutte attitudini diverse. Ogni etichetta ha il suo momento di consumo e la sua collocazione. Ed è proprio questo il bello dei vini di Castello di Albola: hanno tutti una loro definizione e personalità. Questo è proprio ciò che desideriamo sia colto da chi li assaggia e li beve”.

Però, al loro artefice, riusciamo almeno a strappare il nome e l’annata dei tre vini, tra le ultime uscite, di cui fare scorta.

“Sono molto contento dell’annata 2020”, risponde. “Mi piacciono molto Santa Caterina, Riserva e Solatio. Sono, poi, molto felice del Chianti Classico 2021, che ha cambiato radicalmente marcia, avendogli anche dato maggiore polpa rispetto alle annate precedenti”. 

Castello di Albola: da Solatio a Poggio alle Fate, come nascono i wines of altitude del Chianti Classico gruppo Zonin1821 di Alessandro Gallo.

Ma ad Alessandro Gallo cosa piace bere al di fuori del Chianti Classico? “Bevo tanto Piemonte, per gusto personale e per radici: sono affezionato all’acidità della Barbera e all’austerità del Nebbiolo”, conclude il direttore di Castello di Albola. “Poi, ho una predilezione per i vini da zone fredde”. 

“Sono un bevitore e lo professo. Amo la Francia, che è un paese di grandi produttori dalle bollicine ai rosati, ma tanto anche la Toscana nelle sue diverse espressioni, da Bolgheri a Montalcino. Poi, tra i bianchi sono un fan di quelli del Friuli, in particolare quello che un tempo era il loro Tocai e oggi è il Friulano, che apprezzo anche nella sua declinazione slovena”.

“Cerco più che posso, in generale, di aprirmi ai vini fuori dal mio ambito professionale, perché è fondamentale confrontarci con gli altri per poter fare sempre meglio”. E basta assaggiare un calice dei suoi wines of altitude per capire quanto sia vero.

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