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Soave ma non solo: Famiglia Castagnedi annuncia la sua rivoluzione in bianco nel segno dei cru

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Il Soave è terroir, il Soave è longevità, il Soave è eccellenza. Questo il messaggio lanciato con forza da Famiglia Castagnedi – Tenuta Sant’Antonio in due esclusivi eventi, che hanno contribuito a raccontare la Denominazione nel suo carattere più intimo: il 2 e 3 settembre, nel Cortile del Palazzo del Capitano di Soave, è toccato a Soave Multiverso, l’evento voluto dal Consorzio di Tutela del Soave per raccontare le migliori interpretazioni del Soave; l’11 settembre presso Eataly Verona, invece, alla presenza dell’imprenditore Oscar Farinetti e di Massimo Zanichelli, si è tenuto Soave Seven, promosso dall’Associazione Strada del Vino Soave per porre a confronto annate nuove e vecchie, ad almeno sette anni dalla vendemmia. Due vetrine per Famiglia Castagnedi per celebrare il passo in avanti compiuto nella sua rivoluzione in bianco, che punta, da Vecchie Vigne al futuro Monte di Colognola, a raccontare l’identità più intima del terroir attraverso un lavoro di eccellenza sui cru.

Vecchie Vigne: la rivoluzione in bianco che punta a ridefinire i canoni del Soave Doc

Cogliendo l’occasione per raccontare tutto il potenziale qualitativo ed evolutivo di questo territorio, a Soave Seven Famiglia Castagnedi – Tenuta Sant’Antonio ha voluto stupire portando una bottiglia diventata ormai leggenda: il Soave Doc Vecchie Vigne 2016 e la piccola chicca 2011. 

Un vino che non solo racconta la storia aziendale, ma narra anche l’evoluzione di un prodotto straordinario e ridefinisce i canoni di Soave.

“Con il Vecchie Vigne firmiamo la nostra interpretazione della denominazione, dimostrando come longevità, verticalità e complessità possano e debbano essere parte del DNA del Soave per riuscire a trasmetterne le caratteristiche di eccellenza”, sottolinea Tiziano Castagnedi, titolare insieme ai fratelli di Famiglia Castagnedi – Tenuta Sant’Antonio.

Attraverso questi due eventi, il Soave si dimostra quindi un vino con un potenziale di ricercatezza di stile tale da porsi tra i più importanti bianchi italiani e internazionali, per credibilità e tecnica. 

Gli elementi decisivi sono tre:

  • il suolo vulcanico e sulfureo, estremamente minerale dell’Est Veronese, che dona ai Soave di Tenuta Sant’Antonio una spiccata verticalità ricercabile solamente nel fazzoletto di terra del Monte Ceriani.
  • Il vitigno, la Garganega da viti che, nel caso del Soave Doc Vecchie Vigne, arrivano a superare abbondantemente i 60 anni, capaci di donare profondità, durata e un caleidoscopio di profumi.
  • Ultimo ma non meno importante, l’iconicità del lavoro in cantina, capace di rendere immediatamente riconoscibile lo stile che Tenuta Sant’Antonio imprime ad ogni singola etichetta, perché solo valorizzando le caratteristiche uniche di ogni vigneto è possibile trasferire al mondo le sfumature della sua eccezionalità. 

Un ulteriore tassello della rivoluzione in bianco che Famiglia Castagnedi sta portando avanti nel 2023, presentando al mondo la sua filosofia per i grandi bianchi del territorio, puntando sull’eccellenza qualitativa e sulla valorizzazione delle specificità del terroir e dei cru della Tenuta. 

La scommessa dei cru di Famiglia Castagnedi: il debutto del Pinot Grigio delle Venezie Doc e nel 2024 arriva Monte di Colognola

Nuove etichette premium, infatti, impreziosiscono ora una linea che compone il mosaico dell’interpretazione del territorio data dalla famiglia: i Soave Doc Single Vineyard Vigna Monte Ceriani e il selezionato Vecchie Vigne, ai quali si unirà nel 2024 il Monte di Colognola, oltre al Pinot Grigio delle Venezie Doc, entrato quest’anno a completare tutte le sfaccettature del carattere innovativo, autentico e iconico dell’azienda.

Tra Single Vineyard e Vecchie Vigne: Famiglia Castagnedi e la rivoluzione in bianco di Tenuta Sant’Antonio, dal Pinot Grigio al Soave.

“Questi due grandi eventi ci hanno permesso di raccontare al mondo la nostra interpretazione più profonda del terroir del Soave, la nostra ricerca dell’eccellenza e la cura di ogni singolo dettaglio volto ad esaltare le singole parcelle, convinti e consapevoli che sia l’unica strada per valorizzare un prodotto capace di stupire”, conclude Tiziano Castagnedi. 

“Il Vecchie Vigne 2011 ne è la prova: il Soave può e deve conquistarsi un posto in prima fila tra le grandi etichette internazionali, dimostrando longevità, complessità e contemporaneità. La responsabilità è ora nelle mani di noi produttori: se riusciremo a lavorare ogni giorno nella direzione dell’eccellenza saremo in grado di renderci ambasciatori di un’identità memorabile che conquisterà tutto il mondo”.

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