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WineCouture Meets Nathalie Laplaige

“Lo Champagne è un sorso di gioia”: a tu per tu con Nathalie Laplaige, Chef de Cave Maison Joseph Perrier

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È stata la bollicina francese più amata dalla Regina Vittoria e dal figlio Edoardo VII, tanto da ricevere il “royal” stamp e diventare fornitore ufficiale della casa reale inglese fin dal 1889. È stata la scelta di celebrità, dall’artista Joséphine Baker al presidente Jacques Chirac, oltre che di momenti che hanno fatto la storia, come il viaggio inaugurale British Airways del Concorde tra Londra e New York nel 1976. Oggi, dietro a ogni bottiglia di Champagne Maison Joseph Perrier si cela la mano di una donna, la Chef de Cave Nathalie Laplaige. Siamo andati a Châlons-en-Champagne per intervistarla.

Cos’è per Nathalie Laplaige lo Champagne?

Lo Champagne è innanzitutto un vino d’assemblaggio che crea la magia della convivialità, permettendo di riunirsi attorno a un calice e passare dei momenti di festa e di confronto. Lo Champagne, in sostanza, è un sorso di gioia.

Ma esiste un vino, anche fuori dalla regione, che t’ispira nella creazione dei tuoi Champagne?

Sono fortemente champenoise nell’anima. Lo Champagne mi ha conquistata totalmente ed è un amore infinito quello che mi lega a questo vino. La mia ispirazione oggi la traggo dall’aver individuato un allineamento tra chi sono io e quel che è la Maison per cui lavoro.

È una vera e propria simbiosi la nostra. Se da una parte, infatti, non riuscirei mai a fare uno Champagne che non mi rassomigli, poi, d’altro canto, occorre avere anche la fortuna, com’è capitato a me, di trovare una realtà che si allinei al meglio a chi sei tu.

“Lo Champagne è un sorso di gioia”: a tu per tu con Nathalie Laplaige, Chef de Cave dell'unica Maison di Châlons-en-Champagne: Joseph Perrier

Cosa cerchi dando vita a uno Champagne?

Quello che ricerco nel dare forma a uno Champagne è un vino cristallino, diretto, preciso. Non ci devono essere ombre o approssimazioni: tutto si gioca sulla freschezza, l’eleganza, la precisione assoluta. Desidero arrivare a una complessità che ruoti attorno a fragranza e giovialità.

Siamo una Maison particolarmente dinamica e che dimostra ogni giorno di possedere un vero e proprio surplus d’energie: ed è proprio questo che cerco di replicare nei nostri Champagne.

Dopo il suo ingresso come Chef de Cave, qual è il cambiamento che ha portato?

Il cambiamento più grande fatto dopo il mio arrivo come Chef de Cave è stato senza dubbio il lavoro portato avanti sui dosaggi. È stata una bella evoluzione quella registrata, tanto che gli stessi critici di settore hanno segnalato questa variazione. 

Poi, un altro aspetto dove tanto è mutato è quello del lavoro in vigna. Prima, del rapporto diretto con i conferitori si occupava più Jean-Claude Fourmon. Ora, sono io che mi confronto quasi quotidianamente con i nostri Vigneron sui diversi terroir, per poi in cantina separare al meglio ogni Cru, mettendoli in luce e valorizzandoli al massimo.

Non amo, infatti, gli assemblaggi che non siano frutto della valorizzazione delle specifiche peculiarità dei differenti elementi in gioco. Ed è questo un lavoro che, anno dopo anno, si noterà sempre più, perché quanto compiuto finora ha un orizzonte di lunga prospettiva.

“Lo Champagne è un sorso di gioia”: a tu per tu con Nathalie Laplaige, Chef de Cave dell'unica Maison di Châlons-en-Champagne: Joseph Perrier

Esiste un terroir in Champagne che ama di più?

Devo ammettere che arrivando in Joseph Perrier ho scoperto lo straordinario potenziale di Cumières, con il suo Pinot Noir così diverso dalla Montagne de Reims e lo Chardonnay che nulla ha a che vedere con la Côte des Blancs.

Il bello dell’arte dell’assemblage, in fondo, è anche questo: individuare qualcosa di atipico per poi creare uno Champagne dal carattere specifico, differente da tutti gli altri.

Adoro, sotto questo aspetto, anche il Pinot Noir di Les Riceys, con le sue note di frutti rossi, l’eleganza, il profilo gourmand. Amo molto anche la regione attorno a Bassuet, a poca distanza di Vitry-le-François, con la freschezza del suo Chardonnay. Non sono di certo le aree più note, ma le trovo magnifiche per la loro caratterizzazione e le tipicità così affascinanti.

Sul volto in rosa di Joseph Perrier, però, ha mischiato le carte in tavola dopo il suo arrivo…

Quando sono arrivata c’erano in gamma due Rosé: da un lato il millesimé, molto tannico, gastronomico, da pasto; dall’altro lato, la cuvée Royale Rosé, molto simile all’epoca nel profilo al millesimato. Allora mi sono interrogata sul senso di avere due prodotti così sovrapponibili. Poi, ho cercato di convertire uno dei due in un Rosé più leggero, fruttato, adatto all’aperitivo. Io amo le versioni gastronomiche e di corpo, ma al contempo apprezzo anche quelle più leggere e ghiotte.

Così, al momento del mio arrivo ho domandato a Jean-Claude Fourmon, che all’epoca era ancora alla guida della Maison, di poter intervenire senza ovviamente snaturare lo stile Joseph Perrier. Ho avuto carta bianca e il risultato ha soddisfatto tutti, anche perché ora abbiamo maggiore coerenza in gamma.

E sono particolarmente contenta perché il “mio Rosé” performa sempre molto bene anche sotto il punto di vista commerciale.

Ma tra le ultime annate in Champagne, qual è la preferita di Nathalie Laplaige?

Non sarò molto originale, ma è l’annata 1982 la mia preferita in Champagne degli ultimi decenni. La trovo da sempre magnifica.

Poi, se guardo più a corto raggio, dico che la 2018 è foriera di grandi promesse. È ancora presto per un giudizio definitivo, ma le degustazioni fino ad oggi mi fanno credere che si tratterà di un vero e proprio millesimo “wow”. Spero davvero si confermi eccezionale come si preannuncia.

“Lo Champagne è un sorso di gioia”: a tu per tu con Nathalie Laplaige, Chef de Cave dell'unica Maison di Châlons-en-Champagne: Joseph Perrier

E cosa beve “fuori” dalla Champagne?

Mi piacciono i vini molto tannici e di gran corpo se devo scegliere di bere “fuori” dalla Champagne. Amo la maturità. E scelgo spesso, sotto questo punto di vista, i vini della Languedoc. 

Ma ultimamente sto prestando grande attenzione anche ai vini del Sudafrica: questi ultimi sono stati in particolare alcune delle mie scoperte dell’ultima estate.

Che abbinamento associa Nathalie Laplaige alla cucina italiana per le bollicine Joseph Perrier?

Se devo fare un abbinamento tra gli Champagne Joseph Perrier e la cucina italiana, dico una pasta con tartufo accompagnata dal Rosé Millesimé.

E se guarda al futuro: cosa vede per lo Champagne?

Nel futuro dello Champagne vedo sempre più dosaggi bassi e vini freschi. I palati, oggi, si sono abituati a mangiare meno “dolce” rispetto al passato. E anche nel calice osserveremo la crescita di vini più diretti. 

Mentre se guardo alle produzioni naturali e bio, penso che sia un trend che si andrà ad arrestare in termini di crescita, ma più che altro perché, osservando come sempre più produttori e Maison oggi lavorano, possiamo renderci conto quanto tutti si stiano già orientando verso meno interventi possibili e un’attenzione al terroir e alla sua valorizzazione nel calice. 

È proprio quest’ultima l’evoluzione che vedo stagliarsi all’orizzonte: quella di Champagne sempre più di terroir.

Ph. Michael Boudot 

Ma c’è uno Champagne che Nathalie Laplaige non ha ancora realizzato ma le piacerebbe creare?

Realizzare dei parcellari o delle cuvée specifiche è senza dubbio appassionante, ma io preferisco concentrarmi sul fatto che lo Champagne è vino d’assemblaggio chiamato a raccontare tutta la complessità di una regione straordinaria e vocata. 

Ed è questo quello che desidero continuare a fare: proseguire nel lavoro con i Vigneron sul terroir, scoprire nuove parcelle da valorizzare, essere il più precisi possibili nel realizzare ogni prodotto.

Poi, di esperimenti ne facciamo sempre tanti e in continuazione: ma prima di arrivare a definire i tratti di una nuova cuvée e proporre qualcosa di nuovo e convincente ci vuole tempo.

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