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La Poja Allegrini e l’unicità della Corvina: come una pioneristica sfumatura di Valpolicella Classica è entrata nel mito

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Esistono vini che fin dal nome trascendono quella che sarà poi l’esperienza nel calice. Sono quei volti iconici dell’enologia che in una parola sono capaci di sintetizzare ogni aspetto della loro essenza e identità. In questo novero, speciale club riservato a pochi, si conta anche un figlio della Valpolicella Classica firmato Allegrini che racchiude in sé la storia di un intero territorio, di un vitigno e di una famiglia: La Poja. È sulle vocate colline del comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella che è situato un piccolo vigneto, poco meno di tre ettari impiantati a Corvina, che rappresenta molto più di un semplice Cru. È qui, a 320 metri s.l.m. che la leggenda ha fatto da preludio all’intuizione, dimostratasi poi più che vincente, di un uomo mosso dal profondo amore verso la sua terra. 

Silvia, Francesco e Marilisa Allegrini

La storia dell’intuizione di Giovanni Allegrini, scintilla di una rivoluzione in Valpolicella Classica

È il 1979, quando Giovanni Allegrini, pioniere della viticoltura di collina e della qualità in bottiglia in Valpolicella, raggiunge, impiantandovi un vigneto, la piana, all’epoca da tempo incolta e abbandonata, sulla sommità de La Grola: un luogo magico, sinonimo di uva Corvina. Proprio su questi declivi, infatti, leggenda narra che il simbolo tra le uve autoctone veronesi sia nata. Ed è ancora su questa particolare altura che i suoi grappoli nerissimi e dolci esprimono al massimo il loro potenziale. 

Proprio La Poja è stata la scintilla di una rivoluzione, creazione entrata direttamente nel mito nonché elemento di frattura tra il prima e il dopo del vino in Valpolicella. 

La Poja Allegrini e l’unicità della Corvina: come una pioneristica sfumatura di Valpolicella Classica è entrata nel mito.

Il passaggio, innanzitutto, dalla tradizionale Pergola nel sistema di allevamento al Guyot. A mutare, però, anche la densità di piante per ettaro, più che doppia: soluzione individuata per contenere la vigoria della Corvina, riducendo le rese in favore di una maggiore concentrazione delle uve. 

Infine, l’esaltazione di un terreno realmente unico: quello di una collina, che insiste su uno strato calcareo, terminando con una piattaforma perfettamente pianeggiante denominata Monte Poja, che gode di un microclima eccezionale ed è favorita da un’esposizione ideale. Di origine cretacea, con un contenuto di calcare del 78,5%, di cui attivo è il 16,78%, si presenta con una superficie perfettamente bianca che, riflettendo la luce solare e facilitando il processo di fotosintesi, garantisce alle uve di raggiungere gradi di maturazione zuccherini e fenolici ottimali. Il terreno del vigneto La Poja, poi, ricco in Potassio e Calcio, scarso in Magnesio e Ferro, è caratterizzato da pochissimo suolo: l’esiguità di sostanza organica della superficie spinge le radici delle viti negli strati profondi, dove possono assorbire una molteplicità di oligoelementi che concorrono alla straordinaria complessità del vino che qui vi nasce. 

La Poja nel calice: la verticale di Corvina in tour

La Poja è un grande rosso raffinato e profondo, dove frutto, spezie e note balsamiche si fondono alla perfezione. Un vino che, dopo quattro anni di affinamento, si presenta fresco e croccante, ampio negli aromi di erbe aromatiche ed officinali, speziato, di grande corpo e lunga beva. 

Per una delle due etichette Allegrini, insieme all’Amarone della Valpolicella Classico Riserva Fieramonte, ad aver conquistato, prima assoluta per la Valpolicella, La Place de Bordeaux, cuore pulsante del mercato internazionale dei vini di alta qualità. Ma per allargare ulteriormente i suoi orizzonti, La Poja è stata in questo 2024 al centro di un progetto che l’ha condotta nel cuore di Londra, con una straordinaria verticale che ha segnato il debutto di un tour che condurrà l’iconica referenza sui principali palcoscenici internazionali. 

Veri e propri confronti, botta e risposta tra Master of Wine e professionisti del settore chiamati a condividere pensieri e riflessioni innanzi a un calice che mira ad emozionare sorso dopo sorso. 

La Poja Allegrini e l’unicità della Corvina: come una pioneristica sfumatura di Valpolicella Classica è entrata nel mito.

“Per me La Poja rappresenta l’emblema di un vino fortemente guidato dal luogo d’origine che si esprime con grande unicità: un vitigno, un vigneto, la rappresentazione aderente all’annata”, sottolinea Cristina Mercuri, “maestra d’orchestra” alla degustazione londinese. “Parliamo dell’iconicità della Corvina: la signature stilistica non è molto variata nel tempo, ma lo stupore deriva dal riconoscere, annata dopo annata, una mano sempre più fine e precisa. Il frutto è sempre più definito e il corpo aggraziato nonostante la sua generosità. Le caratteristiche naturali come i suoli calcarei, l’esposizione e l’altitudine, ma anche l’allevamento a Guyot premiano un palato denso, equilibrato, lungo. È il modo giusto per ottenere vini che durano per decenni, come per l’appunto la Corvina in La Poja”. 

Ma quale, in quel che è stato il procedere à rebours, l’annata che maggiormente ha stupito? “Senz’altro la 1997 per la sua grazia, eleganza e slancio”, risponde l’esperta wine educator. “Ancora molto frutto accompagnato da piacevoli note di sottobosco e tabacco. L’acidità è vibrante seppur molto integrata, i tannini risolti che si allungano sul mezzo palato e supportano il finale lungo e talcato”. 

La Poja conquista le tavole dei ristoranti stellati

Se oggi è la longevità dell’iconica etichetta Allegrini posta sotto i riflettori, lo scorso anno La Poja è stata al centro di un’altra importante iniziativa, con una promozione al calice in abbinamento a creazioni nel piatto altrettanto uniche che ha toccato più di 30 ristoranti, principalmente stellati, in tutta Italia. 

“Mai come oggi, nell’alta ristorazione – e non solo – è fondamentale offrire un’ampia scelta di alternative al calice, spaziando da prodotti di pronta beva e alta rotazione, fino ad arrivare a grandi monumenti del vino”, sottolinea Paolo Porfidio, head sommelier di Terrazza Gallia. 

“La Poja, per me, rappresenta la massima espressione di potenza ed eleganza della Valpolicella: il frutto di un lavoro attento e costante in vigna e in cantina. Un vino molto versatile, capace di accompagnare ed esaltare piatti di struttura e complessità”. 

La Poja Allegrini e l’unicità della Corvina: come una pioneristica sfumatura di Valpolicella Classica è entrata nel mito.

“Oltre alle caratteristiche sensoriali che lo rendono un ottimo accompagnamento a tavola, poter dare all’ospite la possibilità di degustare anche solo un calice de La Poja significa avvicinare, far scoprire – ed eventualmente riscoprire – non solo un grande rosso, ma anche un territorio meraviglioso che, grazie ad interpreti come la famiglia Allegrini, riesce a regalare diversità e qualità immensa”. 

Ed è così che a essere scritti sono anche oggi nuovi entusiasmanti capitoli di una leggenda divenuta mito nel calice.        

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