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Aglianico del Vulture Re Manfredi: da Taglio del Tralcio a Vigneto Serpara

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Nella geografia del vino mondiale, la Basilicata non risulta certo ai primi posti per la notorietà delle sue produzioni enologiche. Eppure, questo angolo del Sud Italia alla confluenza tra due mari meriterebbe un maggiore riconoscimento, soprattutto laddove si prenda a riferimento uno dei suoi simboli nel calice: l’Aglianico del Vulture. C’è chi il potenziale di questa zona e del suo vitigno principe lo ha intuito in tempi non sospetti: è Gruppo Italiano Vini. Dal 1998 ha dato il via al progetto Re Manfredi, isola che prospera al cuore dell’altipiano del Vulture e che in rosso si racconta tra Taglio del Tralcio e Vigneto Serpara. 

Aglianico del Vulture: come Re Manfredi vuole portare il vitigno principe della Basilicata nell’Olimpo dei grandi rossi

Siamo ai piedi del cono vulcanico, a pochi chilometri da Venosa, cittadina che ha dato i natali al poeta latino Orazio, su terreni calcarei-argillosi importanti lambiti dal vulcano dormiente che qui ha depositato non lapilli ma ceneri. Poi, nei filari, si ritrovano basse rese e altissima qualità nei 100 ettari di parco vitato. 

Un potenziale a cui oggi Gruppo Italiano Vini ha associato l’importante investimento che ha portato alla creazione di una cantina all’avanguardia, rinnovata e ampliata sulla struttura precedente proprio con l’obiettivo di portare l’Aglianico del Vulture a raggiungere orizzonti sempre più ampi e affermarsi ai vertici dei vini di pregio internazionali. 

Già, perché al momento della decisione, poi divenuta operativa tra il 2013 e il 2017, di dare ordine tra i filari, se per il volto in bianco si è scommesso sull’impianto sistematico di Müller-Thurgau e Traminer per 40 ettari, il solo vitigno a bacca rossa selezionato è stato l’Aglianico, che oggi rappresenta il 100% della produzione in rosso di Re Manfredi. 

È proprio il principe degli autoctoni della Basilicata il grande protagonista nel Vulture, al centro di una progettualità che ha scelto di scommettere sulla varietà interpretandola partendo da differenti angolature. 

“Per la sua importanza, non può essere un vino di moda: non vuole essere trendy ma deve puntare all’eccellenza”, spiega l’enologo Christian Scrinzi, che in Re Manfredi viene affiancato sul campo dall’expertise di stampo anglosassone di Morgan Sean McCrum. 

Da sinistra, Corrado Casoli, presidente di Gruppo Italiano Vini, e l’enologo di Re Manfredi, Christian Scrinzi

Il cammino cui è chiamato oggi l’Aglianico del Vulture, infatti, è quello che punta ufficialmente ad affermarlo come un membro dell’Olimpo dei grandi classici del vino italiano. 

A tal proposito, le ultime scelte di Gruppo Italiano Vini a supporto di questa “candidatura” puntano esattamente a favorire l’ottenimento del prestigioso riconoscimento. Ma, si faccia attenzione, Re Manfredi non è solo Aglianico: è anche inusuale variante in bianco. 

Come sono arrivati Müller-Thurgau e Traminer in Basilicata e l’investimento di Gruppo Italiano Vini per una nuova cantina

Il volto in bianco di Re Manfredi è rappresentato da un vero e proprio best seller che si è affermato nel corso del tempo come espressione di territorio, non di vitigno, capace di garantire anche una sostanziale longevità. 

Per un progetto partito dalla valutazione di quelli che erano gli autoctoni locali più diffusi, Malvasie e Moscati, poi però delineatosi attorno a due a prima vista – ma poi non è stato così – “intrusi” a queste latitudini: i nordici Müller-Thurgau e Traminer. 

Il risultato finale è stato un vino di buona struttura, con una piacevole dolcezza e un certo residuo, che a volte ricorda note solforate, dallo straordinario successo. Un prodotto che può apparire semplice, ma in realtà attentamente studiato e favorito nella sua genesi dalle grandi escursioni termiche che caratterizzano la regione e da temperature che scendono di molto durante la notte, fattore quest’ultimo decisivo per lo sviluppo degli aromi. 

Aglianico del Vulture Re Manfredi: da Taglio del Tralcio a Vigneto Serpara il vitigno principe della Basilicata si racconta in vino rosso.

A supporto della vocazione di un territorio, oggi giunge una nuova cantina all’avanguardia. Già nel 2020 la decisione da parte di Giv dell’importante investimento. Ora, dopo i lavori di scavo, è stata costruita ex-novo una struttura unica sul territorio che ha una linea di pigiatura con selezione delle uve, nuove presse e vinificatori in legno e acciaio e dei piccoli contenitori che permettono la vinificazione separata delle uve provenienti da vigneti diversi in modo da conservarne le peculiarità. 

Dal Taglio del Tralcio al Vigneto Serpara: l’Aglianico del Vulture secondo Re Manfredi

Nella rinnovata cantina di Re Manfredi non solo grandi innovazioni sotto il profilo tecnologico, ma trovano spazio anche un caveau per 1600 bottiglie di annate storiche, a far data dal 1998, oltre che una nuova barricaia interrata a sette metri di profondità, che ospita circa 200 barrique per l’affinamento dell’Aglianico oltre a contenitori alternativi quali anfore, clayver e contenitori oeufs de Beaune utilizzati per testare tecniche di vinificazione diverse. 

Un’opera maestosa, realizzata anche grazie al contributo della Regione Basilicata che ha creduto fermamente nel progetto, modello per il futuro del panorama vitivinicolo lucano. 

Un domani che nel calice, a nostro avviso, vedrà l’affermazione di quell’Aglianico che Re Manfredi interpreta in tre versioni: il Taglio del Tralcio, il Re Manfredi e il superiore Vigneto Serpara. 

Aglianico del Vulture Re Manfredi: da Taglio del Tralcio a Vigneto Serpara il vitigno principe della Basilicata si racconta in vino rosso.

Se il primo è la più dinamica delle espressioni del vitigno principe della Basilicata e che propone un potenziale di rapporto tra qualità e prezzo su cui, ad avviso di chi scrive, è bene scommettere, il secondo, oggi in commercio con l’annata 2021, ne è la versione più fresca, vivace, vibrante e dal frutto più spiccatamente croccante che accompagna il caratteristico profilo balsamico della varietà. 

Aglianico del Vulture Re Manfredi: da Taglio del Tralcio a Vigneto Serpara il vitigno principe della Basilicata si racconta in vino rosso.

Infine, il Cru, Vigneto Serpara, prodotto da uve coltivate nel comune di Maschito in un appezzamento di soli sei ettari con vecchie viti che offrono meno concentrazione ma regalano una maggiore longevità al vino: speziato e con una densità che quasi si mastica, si propone con un’acidità, un tannino e una freschezza gradevoli, offerti dalla nota balsamica di sottofondo che pulisce il palato. 

Aglianico del Vulture Re Manfredi: da Taglio del Tralcio a Vigneto Serpara il vitigno principe della Basilicata si racconta in vino rosso.

Per tre racconti di un grande vitigno, l’Aglianico del Vulture, ideale alternativa per soddisfare la curiosità di un wine lover alla ricerca di nuove suggestive emozioni nel calice.    

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