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Partesa: “Nel 2024, l’Horeca punti sempre di più sul prodotto italiano”

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Tra i big della distribuzione italiana di Wine & Spirits, un nome che sta guadagnando sempre più spazio sul mercato è quello di Partesa, società specializzata nei servizi di vendita, consulenza e formazione per il canale Horeca attiva da 35 anni. L’oggi della realtà parte del Gruppo Heineken Italia parla di un presidio operativo che copre 15 regioni con 40 depositi, circa 1.000 persone impiegate e oltre 37mila clienti. Per un portfolio di prodotti di qualità che include oltre 7mila referenze nell’ambito della birra, del Wine & Spirits, delle bevande analcoliche e del food. Un’offerta che sul fronte vino prosegue nella sua crescita, conformandosi come assoluta protagonista dell’universo del fuori casa. Ne abbiamo parlato con Alessandro Rossi, National Category Manager Wine di Partesa, con cui ci siamo confrontati sullo stato dell’arte del canale Horeca in Italia e che lancia un appello: “Nel 2024, il canale punti di più sul prodotto italiano”.

Che 2023 è stato per l’Horeca italiano in termini di andamento e che performance ha registrato Partesa negli scorsi 12 mesi?

La nostra performance in tema vino è stata piuttosto positiva, in un anno particolarmente sfidante. 

Il 2023 del vino era iniziato sotto i migliori auspici, poi frustrati da un meteo infausto, tra alluvioni in Emilia-Romagna e grande caldo, dalla crisi globale dettata dai conflitti, e, non ultimo, da una pesante inflazione che ha inciso negativamente sui consumi fuori casa. 

A dettare il rallentamento delle performance 2023 è stata anche un’estate sottotono, dovuta al grande esodo degli italiani verso l’estero per le vacanze: lo straniero che arriva in Italia, infatti, tende a consumare meno rispetto a un nostro connazionale.

Infine, l’ultima parte dell’anno ha visto la conferma di quanto già ci aspettavamo, ovvero che la bolla del post-Covid e di un revenge spending sarebbe fisiologicamente calata fino a quasi scomparire. Eravamo preparati anche a un calo degli acquisti di una tipologia trainante, come le bollicine di alta qualità: un calo che abbiamo riscontrato prepotente nell’ultimo trimestre con lo Champagne. Questa dinamica però ha risparmiato le bollicine italiane, lasciando ben sperare anche per il 2024 di Franciacorta, Alta Langa e Trento Doc, le principali denominazioni per vendite. 

Siamo così giunti a una parte finale dell’anno difficile, ma fortunatamente non sotto le aspettative. È stato un anno, infatti, che ha riportato il quadro in una sostanziale normalità dopo un 2022 di crescita esponenziale nel canale Horeca.

I numeri indicano che il 2023 è stato un anno sostanzialmente positivo in termini di fatturato, ma dove si sono persi un po’ di volumi, in particolare per il venire meno dei consumi di qualità della costa tirrenica e di una stagione funestata dal maltempo nella riviera adriatica. 

Le dinamiche negative che hanno segnato lo scorso anno si stanno ancora trascinando sugli inizi di questo 2024. Molto dipenderà dai consumi della Pasqua e dalla stagione primaverile che ci auguriamo migliore di quella di 12 mesi fa. 

Quali sono stati i best seller del vino nell’ultimo anno del fuori casa di Partesa?

Sono un paio d’anni che, con grande piacere, assistiamo a un rilancio, stilisticamente parlando, del Sud Italia, dove le nuove generazioni di enologi, in particolare in Campania tra Ischia e Amalfi, stanno ottenendo risultati enologici straordinari. E poi, sempre in scia, etichette da vitigni come Fiano e Greco stanno ritrovando il loro posizionamento. 

Ma è, più in generale, la nouvelle vague del vino che sta riscoprendo il concetto di monovarietali, capaci di evidenziare nel calice caratteristiche uniche che si ritrovano solo in purezza, generando una rivoluzione anche in grandi Denominazioni come Barolo, Barbaresco, Brunello di Montalcino o Vino Nobile di Montepulciano. 

Partesa: “Nel 2024, l’Horeca punti sempre di più il prodotto italiano”. Intervista ad Alessandro Rossi, National Category Manager Wine.

Poi dalla 2015 in avanti, escludendo la calda 2017, ci siamo ritrovati innanzi a una serie di annate particolarmente interessanti anche per la futura evoluzione dei vini: non a caso, come mai prima d’ora, alcune etichette mito tricolori hanno ottenuto parecchie valutazioni da 100/100, determinando un più generale ritorno al centro del palcoscenico del vino italiano. 

Assistiamo a una complessiva rinascita delle Denominazioni, perché al loro interno si ritrova spesso la purezza del vitigno, con uno stile che si è fatto più leggero e caratterizzato da maggiori acidità e mineralità, frutto di un preciso e grande lavoro, sempre di più svolto in vigna, volto a ottenere vini decisamente più in linea con quello che oggi il mercato domanda. 

2024: quali sono le sorprese pronte a spiccare il volo nel vino?

In questo 2024 siamo tutti in attesa della rinascita enologica definitiva del Friuli-Venezia Giulia, che sta ricercando maggiore leggerezza. Ritroviamo la grande bellezza dell’Alto Adige, che si sta spostando sempre più verso l’alto, come dimostra il crescente successo di Val Venosta e Valle Isarco. Noto poi di come anche in Trentino, all’interno del mondo delle bollicine, stiano nascendo diverse realtà di profondo interesse sotto il profilo qualitativo. 

Inoltre, il 2024 sarà l’anno della riconferma per le due grandi Denominazioni del Barolo e del Brunello. E attenzione ai risultati che stanno ottenendo i grandi Sangiovesi, con nuovi volti come quello in purezza del Montecucco, che, anche geograficamente, è quello che si fa più prossimo a Montalcino. 

Da tenere d’occhio anche i Metodi Classici italiani, sempre più ricercati, senza dimenticare il fattore meteo: gli ormai costanti otto mesi di caldo all’anno stanno, infatti, sostenendo una crescita dei consumi di vini bianchi, favoriti anche da una componente di abbinamento gastronomico che si sta indirizzando sempre più verso verdure e pesce e meno verso la carne. 

Infine, ci auguriamo di assistere a dinamiche di canale che favoriscano la scelta di prodotti italiani rispetto a etichette straniere. Oggi, infatti, il canale Horeca italiano vede ancora trainanti vendite e consumi legati ai nostri cugini francesi più che ai produttori tricolore. E su questo, la distribuzione deve fare sempre meglio la propria parte. 

Quali sono le novità 2024 a catalogo per Partesa?

Ripartiamo nel 2024 con l’obiettivo di consolidare quanto acquisito a catalogo gli scorsi 12 mesi, a iniziare dall’ultima new entry: Elizabeth Spencer, prima cantina Usa del nostro portfolio. Ma anche i vini toscani di Tenuta di Artimino, Tenuta Montauto e Terra di Seta, oltre quelli a metà tra Italia e Francia firmati da Carole Bouquet e Aramaicos. Sono poi in arrivo altre novità, che sveleremo più avanti nel corso dell’anno.

Partesa: “Nel 2024, l’Horeca punti sempre di più il prodotto italiano”. Intervista ad Alessandro Rossi, National Category Manager Wine.
Ph. Alexander Rubin

Nell’ultimo triennio abbiamo acquisito diversi nuovi partner e il 2024 deve rappresentare un momento anche di consolidamento, per dare l’opportunità a queste aziende d’innestarsi strutturalmente all’interno delle trame aziendali e del contesto Horeca. 

Del resto, non collezioniamo figurine in Partesa: siamo una grande famiglia che accompagna ogni suo membro nello sviluppo e nella crescita. Ed è un lavoro che richiede cura, tempo e dedizione. 

Come giudica Alessandro Rossi il ritorno complessivo delle spedizioni di Champagne ai volumi pre-Covid, dopo un -8,2% del 2023, e come vede il futuro per la tipologia sul mercato italiano?

Partiamo da una considerazione: gli inventori delle grandi bollicine, in primis per via di una geologia irreplicabile, sono i nostri cugini d’Oltralpe con lo Champagne. Loro sono e resteranno, in tema, i numeri uno al mondo. L’Italia è il più grande Paese importatore di referenze champenoise dopo il Regno Unito, fornendo alla Francia un grande bacino di consumo per le sue etichette d’eccellenza. 

C’è da dire anche che all’estero non veniamo ancora riconosciuti come grandi produttori di Metodo Classico: lo evidenziano numeri in termini di volumi che non crescono di pari passo con quello che è stato il progressivo innalzamento della qualità delle produzioni italiane, tra Franciacorta e Trento Doc. 

La contrazione dei consumi di Champagne, invece, non è stata dettata da una volontà dei consumatori di berne meno, quanto da un potere d’acquisto ridotto dall’inflazione.

È così che si è generato il cortocircuito dell’ultimo anno in tema Champagne, aggravato da un mercato che in Italia un tempo era per l’80% appannaggio delle grandi Maison, mentre ora è passato a essere per una fetta sempre più importante in mano ai piccoli Vigneron: questo determina anche una notevole frammentazione nei consumi che porta a impatti più o meno accentuati tra diverse realtà già alle prese con un rallentamento dei volumi.

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