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Sagna S.p.A.: “Fatturato oltre le previsioni, 2023 anno dei bianchi”

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Quattro generazioni, una sola grande famiglia che per filosofia di selezione si dirige, fin dalle origini dell’azienda nel 1928, alla ricerca di partner che non solo rappresentino il meglio che ciascun vocato territorio abbia da offrire, si parli di vino o di Spirits, ma soprattutto che siano realtà capaci di esprimere con costanza una continuità produttiva e di altissima qualità. Guardiamo agli ultimi 12 mesi di Sagna S.p.A., in cui ha tagliato l’importante traguardo dei suoi primi 95 anni, con Carlo Alberto Sagna, che con il fratello Leonardo rappresenta presente e futuro della distribuzione torinese diretta insieme al padre Massimo. Un fatturato che cresce, i trend del fuori casa nel 2023, le novità 2024 a catalogo per l’universo Horeca, best seller e soprese dell’anno che si è chiuso e di quello che si è appena aperto.

Che 2023 è stato per l’Horeca italiano e che performance ha registrato Sagna S.p.A. negli scorsi 12 mesi?

Abbiamo chiuso il 2023 con un fatturato di quasi 40 milioni di euro, un risultato che è andato al di là delle nostre aspettative. Lato volumi, invece, oltre l’aria di incertezza dettata da un lato dall’inflazione e dall’aumento dei prezzi dall’altra, gli eventi climatici hanno influenzato l’andamento dei consumi: ricordiamo tutti le frequenti piogge primaverili ed estive e l’alluvione in Emilia-Romagna. 

Dall’ autunno in poi, e via via con l’avvicinarsi del Natale, abbiamo riscontrato un acquisto più “last minute”. Ci riteniamo soddisfatti anche dei risultati riscontrati dai distillati, che rappresentano il 5% del fatturato.

Quali sono i trend di vendita principali che avete osservato nell’ultimo anno nel fuori casa tra vino e Spirits?

Gli andamenti climatici hanno impattato sui consumi fuori casa, tuttavia resta viva la scia euforica post Covid, il momento dell’aperitivo così come l’andare al ristorante, e concedersi un calice o una bottiglia di vino, sono diventate delle piacevoli consuetudini. 

Lato prodotti, c’è sempre più interesse nei vini bianchi, sia nazionali sia stranieri. C’è più apertura alle novità, soprattutto quando si tratta di piccole realtà o produzioni più contenute con vitigni non troppo conosciuti coltivati in zone meno note. Noi di Sagna S.p.A., ad esempio, abbiamo iniziato a distribuire lo scorso anno i vini della Svizzera a base di Chasselas: in pochi mesi hanno riscontrato un bel successo. 

Un altro aspetto da considerare, poi, è il prezzo: nel mercato troviamo vini di tutte le fasce, ma quello che è avvenuto anni fa negli Stati Uniti, ossia il fenomeno della premiumization, sta avendo una accelerazione anche nel nostro Paese: con tutte le criticità che comporta, tra approvvigionamento e concorrenza. 

La nostra è una selezione di altissimo pregio, spesso di nicchia; il costo medio per l’acquisto di una referenza si aggira attorno ai 40 euro; pertanto, gli incrementi in volumi di certi prodotti fotografano bene i trend di cui abbiamo accennato. 

Il comprato Spirits, sebbene non sia il nostro core, rappresenta in primis una sfida continua per noi, sia per il prestigio delle Case che distribuiamo sia per il livello qualitativo dei prodotti: dai Cognac Delamain ai Rhum JM o i Whisky James Eadie. Al di là di questi prodotti da meditazione, notiamo un crescente interesse verso gli Amari e i Liquori, dopo Tequila e Mezcal.

Dalla prospettiva di una distribuzione che opera a livello nazionale, si sono osservate tendenze di consumo differenti degne di nota nel 2023 tra Nord, Centro e Sud?

Notiamo un crescente aumento nei consumi nel Sud: Campania, Puglia e Sicilia sono regioni che hanno contribuito a una crescita del 6%, passando dal 19% al 25% del fatturato. Ciò è dettato dalla destagionalizzazione del consumo del vino, non esclusivamente confinato ai periodi estivi e ai flussi turistici.

Quali sono le novità 2024 a catalogo per Sagna S.p.A.?

La novità più importante è sicuramente l’introduzione di aziende australiane: Saint&Scholar, Kaesler, Stonehorse e Yarra Yering. Vini a base di Syrah, Sauvignon Blanc, Chardonnay e Pinot Nero prodotti nella super zona dell’Adeilade, nello specifico Barossa Valley, Clare Valley, Adelaide Hills e Yarra Valley. Aziende storiche con viti prefillossera eccettuato il progetto Saint&Scholar, nato più recentemente, a cavallo tra gli anni ‘90. 

La scelta di guardare al Nuovo Mondo è figlia della nostra visione a lungo termine di allargare il più possibile il catalogo, proponendo realtà che rispettano i nostri criteri di selezione: aziendale a gestione familiare, continuità produttiva e di altissima qualità.

Come sta proseguendo il vostro impegno nella selezione di realtà italiane da inserire nel catalogo Sagna S.p.A.?

Continua, siamo attenti alle regioni viticole emergenti del nostro Paese e monitoriamo quelle di cui non abbiamo ancora individuato l’azienda che si sposi con il nostro catalogo. Al momento non prevediamo altri inserimenti, ma la volontà di farlo è più che viva.

Sagna S.p.A.: “Fatturato al di là delle previsioni nel 2023 anno dei vini bianchi”. Intervista a Carlo Alberto Sagna su novità a catalogo.
Leonardo, Carlo Alberto e Massimo Sagna

Come giudica Carlo Alberto Sagna il ritorno delle spedizioni di Champagne ai volumi pre-Covid, dopo un -8,2% del 2023, ma il mantenimento dei risultati a valore?

Non è un calo preoccupante, abbiamo assistito a un assestamento del mercato, e aggiungo fisiologico. Lato nostro, dopo una domanda incredibile a cui tutti abbiamo assistito nel 2022, lo scorso anno, nonostante l’aumento dei prezzi e una flessione della capacità di acquisto, i volumi sono rimasti i medesimi, siamo pertanto molto soddisfatti per i risultati positivi.

All’interno del panorama del vino, che spazio si apre oggi per le produzioni straniere che esulano dai grandi Cru di Borgogna e Bordeaux?

C’è sempre più attenzione ai vini stranieri, a vitigni minori, soprattutto bacche bianche prodotte in Loira, Alsazia, Svizzera e Galizia. Vini di tensione, agrumati e dal buon potenziale evolutivo, ma soprattutto di beva e piacevolezza immediata.

Sul fronte degli Spirits, tra miscelazione ed enoteche, qual è oggi la temperatura del settore e quali sono le tipologie best seller?

Dopo anni di continua crescita del Gin, notiamo una battuta d’arresto, anche qui fisiologico dato da un lato dalla saturazione del mercato per una sovra offerta e dall’altra per l’avanzata di Mezcal e Tequila, che piano piano hanno spostato l’attenzione dei bartender prima e dei consumatori poi. 

Lato nostro, i Rhum J.M sono tra i nostri best seller per la loro polivalenza e destinazione d’uso. La linea Atelier du Rhum interamente dedicata alla miscelazione ci ha aperto le porte dei cocktail bar. 

Il resto della gamma produttiva è per enoteche e ristoranti, distillati di canna da zucchero da meditazione, da intenditori, ma anche papabili per la creazione di un grande drink.

2024: quali potranno essere le sorprese e quali i territori o le tipologie ad avviso di Carlo Alberto Sagna pronti a spiccare il volo nel vino e tra gli Spirits?

In prima battuta, c’è la speranza che le persone mantengano viva la loro attenzione nei confronti dei grandi territori del vino – Amarone, Brunello, Barolo –, così come dei distillati – Cognac, Bas-Armagnac, Grappe, Calvados. Soprattutto per questi ultimi, i consumi sono diminuiti per i controlli a tappeto del tasso alcolemico, ma ancora di più per il cambio del gusto che ha colpito trasversalmente i vari segmenti produttivi, non ultimo anche la cucina. 

Se pensiamo all’exploit della cucina vegetale e più in linea generale all’attenzione verso piatti già leggeri, il consumo del vino segue questi trend

Lato distillati, il consumo in casa e la regalistica mantiene la propria quota di mercato. Non mi sento di puntare su territori quanto più su stilistiche produttive. 

Parliamo, di conseguenza, di vini con un approccio immediato nel bicchiere, ma dotati di un potenziale evolutivo buono, e mi aspetto non dico uno sdoganamento definitivo del tappo a vite ma comunque un’accelerazione del suo impiego.

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