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WineCouture Meets Alessandro Sarzi Amadè

Sarzi Amadè: “2023 condizionato dalla mancanza di disponibilità di bottiglie importanti”

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Dall’Alsazia al Rodano, dalla Loira alla Champagne, la selezione Sarzi Amadè, storica realtà familiare della distribuzione Horeca nata dalla passione per il vino e dall’intraprendenza di Nicola Sarzi Amadè nel 1966 a Milano, offre un catalogo senza eguali. Se sul territorio italiano, l’azienda distributiva meneghina può vantare partnership trentennali con produttori vinicoli come Aldo Conterno e Benanti, è l’offerta dei vini francesi a stupire per nobiltà e ricchezza. All’interno del portfolio, una scelta di vini da Borgogna e Bordeaux, quasi 250 cantine, il suo fiore all’occhiello. Petrus, Château D’Yquem, Domaine Armand Rousseau, Domaine Leflaive e Domaine Comte de Vogüé: questi i nomi di solo alcuni dei miti presenti nel ventaglio di proposte in portfolio provenienti da Oltralpe. Oggi, alla guida della società la seconda generazione, ed è proprio ad Alessandro Sarzi Amadè, titolare che con la sorella Claudia e il padre Nicola, che abbiamo domandato un bilancio sull’ultimo anno dell’Horeca italiano e sulle performance della distribuzione milanese, su cui ha pesato la mancanza di disponibilità delle bottiglie più importanti.

Che 2023 è stato per l’Horeca italiano in termini di andamento e che performance ha registrato la vostra distribuzione negli scorsi 12 mesi?

Il 2023 si è chiuso discretamente, a fronte di una crescita senza dubbio inferiore rispetto a quelle esponenziali a cui ci hanno abituato gli anni precedenti. 

Gli scorsi sono stati 12 mesi decisamente complicati su un mercato influenzato da dinamiche che tutti ben conosciamo: le guerre, la congiuntura economica e altro ancora. Ovviamente anche noi abbiamo pagato questi effetti, riscontrando un buon avvio di anno, seguito da un notevole calo nel periodo estivo, influenzato anche da un maltempo che ha funestato gran parte dei weekend. 

A un’estate complicata è poi seguita un finale di 2023 che ci ha ridato slancio: in parte spiegato dall’aiuto ricevuto dalla rinnovata disponibilità di referenze di alta fascia, che hanno contribuito a risollevare i numeri dell’anno, e in parte spiegato da un generale risveglio che comunque si è registrato in consumi e acquisti.

Alessandro Sarzi Amadè: “2023 discreto, nonostante la mancanza di disponibilità di bottiglie importanti”. Il bilancio di un anno nell’Horeca.

Quali sono stati i best seller nell’ultimo anno nel fuori casa per Sarzi Amadè?

Lo scorso è stato un anno per noi determinato da una generalizzata mancanza di disponibilità di bottiglie importanti. Per dare un valore: solo sui 20 Domaine di Borgogna del nostro catalogo, a venire meno sono state 12mila bottiglie che corrispondo a una vendita potenziale mancante di 1 milione e 700mila euro. 

Trend particolari non ne abbiamo registrati in termini di novità. La Borgogna si è confermata nonostante gli innalzamenti dei prezzi. Poi abbiamo assistito a un consolidamento generalizzato, da Nord a Sud, dell’Etna, che noi presidiamo con un’azienda importante come Benanti che oltre ad avere un nome ci consente di disporre di un buon numero di bottiglie da distribuire. 

Il Piemonte, poi, funziona sempre alla grande, con il vitigno Nebbiolo che si conferma sulla cresta dell’onda.

Come giudica Alessandro Sarzi Amadè il ritorno complessivo delle spedizioni di Champagne ai volumi pre-Covid, dopo un -8,2% del 2023?

In tema Champagne, a catalogo vantiamo solo piccoli Domaine e nel 2023 ci siamo assestati sostanzialmente sui numeri dell’anno precedente.

Questo ci conferma che i piccoli Récoltant continuano ad avere il loro mercato, mentre i cali sembra si facciano sentire di più sulle grandi Maison di Champagne e su chi distribuisce produzioni meno specializzate.

Ci saranno novità Horeca a catalogo in Sarzi Amadè per il 2024?

Quest’anno ci concentreremo su quello che già c’è a catalogo, senza novità eclatanti. Magari arriverà qualche inserimento in corso d’anno, qualora si prospettassero le giuste opportunità per nuovi accordi.

2024: quali sono le sorprese pronte a spiccare il volo?

Mi auguro che il 2024 torni a essere l’anno dello Champagne sulla scia di quelli che sono stati i numeri del 2021 e il 2022.

Più in generale ritengo che, come da prassi quando si assiste a un momento complicato come quello che stiamo vivendo, i consumatori si rivolgeranno sul già noto e sul sicuro: difficile che in un 2024 che si annuncia di consolidamento come il 2023 ci siano sorprese particolari rispetto a Doc, vini o aziende.

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