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Champagne, una bolla già scoppiata? Analisi sui numeri 2023 e futuro

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Champagne, una bolla già scoppiata? È una delle grandi domande di questo inizio d’anno, almeno a leggere alcuni articoli della stampa generalista e – a dirla tutta –  i commenti di (presunti) esperti di settore. Già si grida, infatti, alla crisi, al crollo del mercato: “Al lupo! Al lupo!”, insomma. Il parere di chi scrive è sicuramente molto meno allarmista, ma proviamo a fare chiarezza. Ecco le nostrecConsiderazioni a margine degli ultimi 12 mesi: dati, numeri 2023 e futuro della bollicina francese più amata.

I numeri 2023 dello Champagne

I dati ufficiali dicono che nel 2023 sono state vendute 299 milioni di bottiglie di Champagne: 127 milioni in Francia e 172 milioni nel resto del mondo. Questi numeri, paragonati a quelli del 2022, indicano un calo dell’8,2%. Stessa variazione sia per le vendite domestiche sia a livello internazionale. Ma occorre allargare la visuale e compiere un’analisi critica di dati e trend, che andrebbero valutati in modo un po’ più approfondito rispetto alla semplice lettura della prima riga di una tabella. 

Cominciamo a dire che il trend negativo di vendite in “volume” (numero di bottiglie) è molto più attenuato se guardiamo lo stesso dato in “valore” (numero di bottiglie per prezzo di vendita). Il 2023 ha comunque chiuso sopra i 6 miliardi di euro, secondo anno record della storia dopo il 2022. 

Questo dato ci porta già ad una prima considerazione: il mercato si sta “spostando verso l’alto”, cioè si vendono mediamente bottiglie più care. Il che può significare (e anticipiamo che entrambe le ipotesi sono vere) che c’è stato un incremento del prezzo della medesima bottiglia e che è cambiato il mix delle bottiglie vendute. 

Champagne, una bolla già scoppiata? Analisi di mercato sui numeri 2023 e il futuro della bollicina francese più amata.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a ritocchi importanti sui listini di vendita all’ingrosso: spesso a doppia cifra e non raramente per più anni consecutivi. Questo è valso sicuramente per le grandi Maison e le grandi Coop ma anche, almeno in parte, per i Vigneron. Chiaro che l’elasticità della domanda al variare del prezzo non è infinita (direbbe un economista); detto in soldoni: se in un qualsiasi mercato il prezzo di un bene continua a crescere, ad un certo punto la domanda (acquisti) si riduce. Questa è sicuramente una delle ragioni della flessione registrata nel corso dell’ultimo anno. 

D’altro canto, la gamma disponibile sul mercato si è ampliata: se fino a un po’ di anni fa era difficile trovare più di due o tre bottiglie per singolo Vigneron, oggi spesso siamo al doppio. Sono stati introdotti Champagne “parcellari”, quasi tutti producono almeno una cuvée non dosata, lo stesso valga per i Rosé che ormai in gamma difficilmente mancano, si tende a millesimare molto più spesso (anche per ragioni derivanti dal cambiamento climatico, sia chiaro), negli ultimissimi anni sono stati introdotti da larga parte dei produttori i Coteaux Champenois (vini fermi bianchi, rossi o rosati prodotti in Champagne). Queste sono solo alcune delle ragioni per cui sul mercato l’offerta è aumentata, e rispetto alle “Cuvée Tradition” o “Grande Reserve” tipiche di un tempo, oggi anche i Vigneron propongono una maggiore profondità di scelta con un mix che è certamente spostato verso l’alto. Questo è possibile anche perché – lato domanda – il consumatore è più istruito, educato, attendo e curioso di assaggiare novità. 

Il futuro della bollicina francese più amata

Osservando, poi, i dati 2023 suddivisi per “categoria” di produttore ci accorgiamo di come Maison e Cooperative abbiano subito maggiormente il rimbalzo negativo del mercato a fronte di una sostanziale tenuta (-2,7%) dei Vigneron. Le Maison rappresentano stabilmente più del 70% del giro d’affari, a fronte di uno scarso 20% dei Vigneron, ma seppur con crescite non sostanziali in valore assoluto i piccoli produttori stanno conquistando il loro spazio su un mercato solidamente ad appannaggio delle grandi realtà. 

Torniamo ora ad analizzare in maniera asettica i numeri ma ampliamo un po’ la visuale temporale. 299 milioni di bottiglie vendute nel 2023 in calo rispetto alle 325 milioni del 2022. Una crescita modesta rispetto all’anno precedente (322 milioni) con il mercato domestico in leggero calo e un’accelerazione di poco inferiore al 5% per l’estero. Terzo miglior risultato della storia della denominazione dopo l’anno da sogno 2007 (339 milioni) e il 1999 (327 milioni). 

Record storico per quanto riguarda il valore: 6,3 miliardi di euro (primo anno in cui sono stati superati i 6 miliardi di euro, peraltro), davanti al 2021 (5,7 miliardi di euro). Nel 2020, anno che tristemente ricordiamo tutti per la nota crisi sanitaria che ha fermato il mondo, il contatore delle bottiglie vendute si era fermato a 245 milioni. Un dato che se paragonato alle 297 milioni di bottiglie del 2019 segnala una contrazione di circa il 18%. Tra il 2019 e il 2022, il prezzo medio di una bottiglia di Champagne è cresciuto di poco meno del 15% con un incremento superiore all’internazionale rispetto al mercato francese: un trend sostanzialmente confermato anche nell’anno appena concluso. 

Champagne, una bolla già scoppiata? Analisi di mercato sui numeri 2023 e il futuro della bollicina francese più amata.

Tornando ai dati in volume, occorre notare come il numero di bottiglie vendute all’estero nel 2023 (in calo di circa l’8% sul 2022, ricordiamolo) risulta comunque nettamente superiore al dato del 2019 (172 milioni vs. 156 milioni). Per uno sviluppo del mercato internazionale che continua senza sosta da ormai una decina di anni: è da tempo che l’export supera le vendite destinate al mercato domestico. 

I primi cinque Paesi consumatori (Stati Uniti, Uk, Giappone, Italia e Germania) continuano a crescere e a farla da padroni con una quota ben superiore al 50% dell’intero venduto oltreconfine. Cosa aspettarsi, dunque, nel futuro quale tendenza di medio termine? 

Una sostanziale tenuta del mercato in termini di volume (diciamo tra 300 e 320 milioni di bottiglie mediamente) con un prezzo medio in crescita e, pertanto, un corrispettivo in valore sempre superiore ai 6 miliardi di euro. C’è da attendersi, poi, che la quota internazionale pesi sempre di più rispetto al mercato domestico e che i principali cinque o sei Paesi importatori mantengano la propria predominanza. Infine, è ipotizzabile che le Maison continueranno a farla da padrone, ma che sul lungo termine i Vigneron aumenteranno in numero e guadagneranno, un pezzo alla volta, piccole quote di mercato.

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