Vinitaly 2024: Cantina Valpolicella Negrar presente con l’Amarone del 90esimo

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    Un vino esclusivo, irripetibile, un grande rosso che parla di ciò che un certo modo di cooperare può produrre: l’eccellenza, sin dalle origini. E’ la Riserva di Amarone della Valpolicella Classico Docg Domìni Veneti 2015, “l’annata delle annate”, che Cantina Valpolicella Negrar ha voluto per celebrare i 90 anni dalla fondazione, avvenuta nel 1933 e che sarà da oggi presente a Vinitaly 2024. 

    “Era d’obbligo coronare questo nostro importante traguardo con un grande Amarone, vino a cui la storia ci lega indissolubilmente”, conferma il giovane neo presidente Giampaolo Brunelli, chiamato dallo scorso novembre a guidare la Cantina insieme ad Alessia Ceschi , prima donna a ricoprire la carica di vice presidente nella storia della coop vitivinicola negrarese.

    Se l’invenzione dell’Amarone è patrimonio di un intero territorio, spetta infatti a Cantina Valpolicella Negrar l’aver etichettato e commercializzato negli anni Trenta del secolo scorso la prima bottiglia di Amarone con la dicitura «Amarone della Valpolicella Extra». L’unico esemplare esistente è conservato nel caveau della Cantina a Negrar (visitabile su prenotazione), prezioso testimone di un primato assegnato dalla storia che l’azienda concepisce come un simbolo e un bene dedicato a tutta la Valpolicella. 

    La preziosa bottiglia della Riserva di Amarone 90esimo, dal sapore corposo e morbidamente elegante, con un profumo che ricorda il frutto passito, è avvolta in un estratto dello statuto costitutivo della coop vitivinicola, redatto il 23 agosto del 1933 per mano dei 7 padri fondatori, i gentiluomini veronesi Gaetano Dall’Ora, Carlo Vecchi, Giovanni Battista Rizzardi, Marco Marchi, Pier Alvise Serego Alighieri, Silvio Graziani e Attilio Simonini, quest’ultimo al tempo proprietario di villa Novare ad Arbizzano di Negrar, prima sede sociale della cantina, poi trasferitasi a San Vito quindi nell’attuale sede, a Negrar di Valpolicella. 

    Cantina Valpolicella Negrar tra le aziende più rappresentative del sistema vitivinicolo veronese

    Nel tempo, la Cantina ha acquisito sempre più prestigio e credibilità sul piano nazionale e internazionale, crescendo in modo sostenibile nella capacità produttiva e nella proposta qualitativa, ottenendo la fiducia e la stima più di 244 soci conferitori. Grazie a questo legame di reciprocità, la Cantina può contare su 878 ettari di vigneti, di cui circa il 30% è condotto a regime biologico, distribuiti in gran parte nella zona Classica, posti a diverse altitudini e caratterizzati da una grande varietà di suoli tra le valli di Negrar, Marano, Fumane e Sant’Ambrogio di Valpolicella.

    Depositaria di una tradizione secolare nella tecnica dell’appassimento, candidata a diventare Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco, la Cantina è proprietaria di uno dei più grandi fruttai d’Italia, che ogni anno ospita più di 30 mila quintali di uve, vendemmiate e selezionate rigorosamente a mano. Su un totale di oltre 9 milioni di bottiglie prodotte con vini del territorio e di altre Doc veronesi, 1.500.000 sono di Amarone.

    “Oggi la Cantina rappresenta un modello di riferimento, sia nel comparto cooperativistico che in quello delle aziende private per la riconosciuta qualità dei prodotti e per il livello di sviluppo raggiunto che la pone all’avanguardia”, chiosa Daniele Accordini, dg e capo enologo della Cantina.

    L’annata delle annate 2015

    Annata molto equilibrata anche se con un periodo estivo abbastanza siccitoso durante il quale la vite ha potuto però contare sulla scorta d’acqua del piovoso 2014. Grazie alle calde e prolungate temperature estive, la vite ha sviluppato notevolmente la fotosintesi, per cui c’è stata più concentrazione di zuccheri e coloranti. L’annata 2015 è all’insegna di grande equilibrio e longevità, con tannini molto morbidi e dolci. 

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