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Roero Docg: “Il futuro è colorato di Bianco grazie all’Arneis”

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Sono passati 10 anni dalla nascita del Consorzio di Tutela Roero. E in questo 2024 che si dirige spedito al suo giro di boa, è arrivato il tempo di tirare un bilancio su quelli che sono stati gli scorsi 12 mesi, ma soprattutto sulle prospettive future di chi che si è ormai affermato come uno tra i più dinamici protagonisti del vino italiano, in particolare grazie al successo della sua sfumatura in bianco. Una Denominazione in salute, che festeggia anche i primi 20 anni dal conseguimento della certificazione Docg, con un Consorzio che attualmente conta 258 soci. La superficie totale è di oltre 1.300 ettari, di cui 965 sono vitati ad Arneis per il Roero Bianco e 335 sono vitati a Nebbiolo per il Roero Rosso. La produzione annua è di circa 7,5 milioni di bottiglie, 90% di Roero Bianco Docg e 10% di Roero Rosso Docg. Di queste, oltre il 60% varca i confini italiani prendendo la strada che lo conduce davvero ovunque nel mondo. Il Consorzio Tutela Roero è oggi presieduto da Massimo Damonte, eletto a luglio 2023, dopo tre mandati di Francesco Monchiero. E chi meglio del numero uno della Docg, che fa parte del CdA del Consorzio fin dalla fondazione ed è stato vicepresidente dal 2020, può tracciare un’istantanea sul domani di una terra che racconta tanto più che dei suoi vini.

Il 2023 è stato senza dubbio l’anno dei vini bianchi, lo conferma anche il Roero Docg?

Tutti i vini bianchi italiani stanno vivendo effettivamente un buon momento, visto che i consumatori sembrano sempre più interessati a tipologie fresche, profumate e senza particolari durezze in bocca.

Il Roero Bianco Docg si colloca assai bene in questo trend, perché negli ultimi anni sta dimostrando di avere un proprio carattere distintivo e una personalità – soprattutto negli aromi, quindi sia quando si porta il vino al naso sia quando si è deglutito il sorso – che lo tolgono dalla semplicità e dall’immediatezza di altre tipologie anche piuttosto celebri e diffuse.

Il merito è sia dell’uva, sia nei metodi di vinificazione, che tendono a eliminare i semplici e scontati aromi di bon bon e a lasciare emergere la – pur delicata – sfaccettatura dell’Arneis.

La produzione del Roero Bianco Docg per il 2023 si è attestata sulle 6.551.000 bottiglie, in calo del 10% rispetto al 2022. Si prospetta però un incremento di produzione annuale del 7% per i prossimi tre anni in considerazione dell’entrata in produzione dei 30 ettari che ogni anno il Consorzio concede d’impiantare ai produttori che ne fanno richiesta. Questo per permettere una crescita organica della Denominazione, facendo fronte alla crescente richiesta di mercato e mantenendo sempre molto alta la qualità del prodotto, per permettere sia ai produttori di uva, sia agli imbottigliatori, una tutela in termini di prezzi di vendita.

Cosa rende davvero unico il Roero Bianco Docg?

Il Roero Bianco richiama spesso elementi di frutta esotica e di spezie tipici del vitigno. Va quindi oltre la semplice florealità così diffusa tra i vini bianchi e offre più complesse note fruttate, sempre in un quadro di notevole freschezza, tra pompelmo, salvia e foglia di pomodoro.

Non mancano, a dare complessità e soprattutto armonia, sentori di mandorla e di tiglio, utili a evitare note acidule in modo esasperato.

Come avviene spesso anche in altri bianchi, non solo piemontesi, la maturazione in bottiglia per qualche anno aggiunge quelli che oggi si definiscono “sentori minerali”, con pietra focaia e idrocarburi in delicata crescita.

Roero Docg: “Il futuro è colorato di Bianco grazie all’Arneis”. Intervista al presidente del Consorzio di Tutela, Massimo Damonte.

Che anni sono stati gli ultimi per la Denominazione?

Il 2023 per il Roero ha visto una riduzione nella produzione, dovuta alle due annate particolarmente siccitose che, combinate ad un generale innalzamento medio delle temperature e a episodi temporaleschi con grandinate di eccezionale intensità, hanno portato le piante di vite a subire con una certa frequenza shock idrici.

Per quanto riguarda il Roero Docg, il 2021 è stato l’anno in cui la commercializzazione ha avuto aumenti a doppia cifra rispetto al 2019. Numeri estremamente positivi, ribaditi anche per il 2022, sia per il Roero Docg Bianco a base di uve Arneis sia per il Roero Docg Rosso a base di Nebbiolo, e che trovano conferma anche nell’esportazione.

Benché non sia semplicissimo avere dati puntuali sull’export, perché – come per tutti i vini piemontesi – il Roero non dispone di un codice doganale che identifichi solo le produzione della Denominazione e questa informazione venga quindi elaborata grazie alla collaborazione delle aziende, la quota di prodotto esportato si attesta sul 50% e i Paesi di riferimento sono Svizzera, Germania, Paesi Bassi e Olanda, ma anche Canada, Giappone e Usa.

Ha parlato di due annate difficili sotto il profilo produttivo: ma come si combattono questi eventi estremi figli spesso del cambiamento climatici?

Sta all’attenzione e all’esperienza dei produttori salvaguardare il più possibile i vigneti maggiormente esposti. Una delle caratteristiche peculiari dei terreni del Roero è, infatti, l’altissima presenza di sabbie che, oltre a conferire caratteristiche di estrema eleganza e morbidezza ai vini che qui vengono prodotti, li rende maggiormente soggetti al drenaggio delle acque. Un fattore che, in anni come gli ultimi, può comportare cali di produzione che possono andare dal -5% al -30% a seconda delle zone.

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