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Ruché, Grignolino e Terre Alfieri: tre volti da scoprire tra i Vini del Monferrato

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Una nuova immagine per raccontare ancor più nel dettaglio l’unicità del mosaico che delinea l’eccellenza del vino piemontese che fa capo al Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato. È, infatti, ben più di una semplice rivisitazione grafica quella che oggi ci pone innanzi ai volti e alle anime delle Denominazioni tutelate dall’ente. Un’identità condivisa che racconta al contempo di essenziali peculiarità che definiscono un universo capace di mostrare tutta la sua bellezza frutto della biodiversità di queste terre. Una zona ad alta densità vocazionale, il Monferrato, quando si parla di vino: proprio come dimostra il fatto che ci sia vita – e che vita! – al di là della Barbera d’Asti Docg o del fenomeno Nizza Docg. A evidenziarlo sono in particolare tre facce, espressioni di altrettante eccellenze: quella del Ruché di Castagnole Monferrato Docg, quella del Terre Alfieri Docg e quella del “Nobile Ribelle” Grignolino d’Asti Doc. Tre sfumature di una zona che sempre più sta scalando posizioni per gradimento nel calice sia tra neofiti del vino alle prime armi sia tra esperti appassionati.

Il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato: una reale “unità nella diversità”

Non è un caso, d’altronde, se è una straordinaria biodiversità in vigna quella che definisce una terra proclamata Patrimonio dell’Umanità Unesco.

Un territorio senza pari, che vede tradotta questa “unità nella diversità”, come celebra l’idea promossa dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, in vini capaci non soltanto di trasporre in bottiglia il valore e la storia di queste zone, ma anche di rispondere a quelli che sono i nuovi indirizzi nei consumi.

“Denominazioni come il Grignolino d’Asti Docg e il Ruché di Castagnole Monferrato Docg stanno registrando un’interessante ascesa di popolarità tra i giovani consumatori”, spiega il presidente Vitaliano Maccario. “La loro riscoperta può essere attribuita alla tendenza verso vini che si distinguono per leggerezza e freschezza, caratteristiche ideali per occasioni conviviali e meno formali”.

“Queste produzioni, grazie alla loro accessibilità e al loro profilo gustativo poco impegnativo, rappresentano veri e propri ponti culturali che invitano i giovani a innamorarsi non solo delle specifiche etichette ma dell’intero panorama enologico del Monferrato e dell’astigiano”.

Il Consorzio – è bene ricordare – ad oggi protegge e promuove 14 prestigiose Denominazioni: quattro Docg e 10 Doc. Tra le prime figurano Barbera d’Asti Docg, Nizza Docg, Ruché di Castagnole Monferrato Docg e Terre Alfieri Docg: tra le seconde, troviamo Albugnano Doc, Calosso Doc, Cortese dell’Alto Monferrato Doc, Dolcetto d’Asti Doc, Freisa d’Asti Doc, Grignolino d’Asti Doc, Loazzolo Doc, Malvasia di Castelnuovo Don Bosco Doc, Monferrato Doc e Piemonte Doc.

Il ruolo dell’ente è tanto quello di custode attento delle tradizioni vitivinicole, quanto di attivo promotore d’innovazione, sostenibilità ed eccellenza, per un impegno che lo porta ogni giorno a preservare e celebrare l’unicità del territorio e delle sue inestimabili Denominazioni.

“È manifesta, qui, la bellezza incontrastata dei nostri territori. E il riconoscimento da parte dell’Unesco è sicuramente un importante valore aggiunto che negli ultimi anni ci ha permesso di portare, ancor di più, nel mondo la conoscenza dei nostri vini”, prosegue Maccario. “È, però, fondamentale ricordarsi che tale unicità è possibile solo grazie a una costante cooperazione tra uomo e natura. È il frutto del lavoro di centinaia di anni portato avanti dai nostri uomini e dalle nostre donne che hanno saputo mantenere, ma anche interpretare secondo i tempi, la tradizione vitivinicola, nel rispetto della storia e del paesaggio”.

Il vino, così, si fa ambasciatore scelto di un universo intero, simbolo che riesce a sintetizzare ed esprimere il volto più rappresentativo della vocazione storica di un territorio in cui il valore della sostenibilità acquisisce un’importanza centrale, non solo in termini ambientali ma anche sociali. Tradizioni centenarie, dunque, e un approccio che si concentra sulla conservazione della bellezza naturale, in una costante rinnovarsi di sinergie e connessioni.

Il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, d’altronde, sempre più si muove spingendo in direzione di un allargamento degli orizzonti, valorizzando e promuovendo il Monferrato non solo come eccellenza vitivinicola, ma come destinazione enoturistica a 360°, ricca di tradizioni gastronomiche e culturali: proprio come esemplarmente dimostrano le tre Denominazioni del Ruché di Castagnole Monferrato Docg, del Terre Alfieri Docg e del Grignolino d’Asti Doc.

Il Ruché di Castagnole Monferrato Docg: storia di una rinascita

Il Ruché di Castagnole Monferrato Docg è un gioiello raro nascosto nelle colline del Monferrato astigiano. Questo vitigno autoctono, coltivato su terreni calcarei e asciutti baciati dal sole, ha iniziato a farsi strada nel cuore degli intenditori dal 1987, conquistando progressivamente una stima che oggi lo eleva a simbolo dell’unicità e della ricchezza del territorio.

Con le sue uve nere pregne di zuccheri e aromatici precursori, il Ruché di Castagnole Monferrato Docg nasce esclusivamente in sette comuni astigiani, dove la tradizione e l’innovazione s’incontrano per dare vita a un vino di colore rosso rubino, leggermente aromatico. Ogni sorso accompagna in un viaggio sensoriale unico, tra note olfattive di rosa appassita, viola, spezie, e sapori che ricordano more, lamponi e prugne mature, arricchiti da un tocco di pepe nero. Per un vino pronto a sedurre per la sua morbidezza ed equilibrio, rappresentando con orgoglio l’essenza di circa 200 ettari vitati e una produzione annuale di circa un milione di bottiglie.

Quello che giunge nel calice non è quindi semplicemente un vino, ma una vera e propria esplorazione sensoriale di un intero territorio, l’emblema della sua identità e la colonna portante dell’economia locale pronta a risplendere nella scena globale, guadagnandosi un posto d’onore tra i vini piemontesi più celebrati.

Ruché, Grignolino e Terre Alfieri: tre volti da scoprire tra i Vini del Monferrato al di là di Barbera d’Asti Docg o del fenomeno Nizza Docg.

Eppure, la sua è stata per lungo tempo una storia dimenticata, tornata alla ribalta solo grazie alla visione di un parroco e al sostegno della comunità in cui oggi il Ruché di Castagnole Monferrato Docg prospera.

Da umile vitigno si è così trasformato nel protagonista di una rinascita vinicola, guadagnandosi meritatamente la Doc nel 1987 e la Docg nel 2010.

Al centro di questa rinascita c’è l’Associazione Produttori Ruché di Castagnole Monferrato Docg, con le sue 15 aziende, sotto una bandiera comune che s’impegna a introdurre il Ruché di Castagnole Monferrato Docg  a un pubblico sempre più vasto.

Quanto agli abbinamenti, siamo innanzi a una vera e propria sfida alle convenzioni. La sua succulenza, morbidezza e intensità olfattiva, rendono il Ruché di Castagnole Monferrato Docg incredibilmente versatile, capace di accompagnare sia i piatti tradizionali locali sia creazioni culinarie esotiche e piccanti. Un’apertura a combinazioni inedite, dallo zenzero ai piatti a base di tonno, che definisce il carattere cosmopolita di questo grande rosso piemontese.

Il “Nobile Ribelle” dei Vini del Monferrato: il Grignolino d’Asti Doc

Altro gioiello in rosso del territorio dei vini del Monferrato è il “Nobile Ribelle”: il Grignolino d’Asti Doc. Selvatico, “anarchico testabalorda”, come lo ribattezzò Luigi Veronelli, ma anche il preferito di Papa Francesco, le cui origini familiari rimandano a Portacomaro, dove da sempre è coltivato: parliamo di un vitigno e di un vino che è stato definito in tanti modi nel corso del tempo. Una volta accompagnava i più raffinati menù delle Casate Reali, primi i Savoia, ma se i suoi tannini spiccati gli conferiscono un carattere un po’ spigoloso, gli regalano al contempo la capacità d’invecchiare bene. Oggi il Grignolino, vitigno autoctono del Monferrato, è tornato ad avere un suo appeal sui consumatori, soprattutto i più giovani: merito della sua eleganza innata e della capacità di sorprendere per freschezza e con il suo carattere.

Dal colore rosso tenue quasi trasparente, è vino che esprime al meglio la sua identità attraverso un bouquet aromatico ricco di sfumature, che vanno dal floreale al fruttato, con note speziate che ne esaltano la complessità. In bocca, il Grignolino d’Asti si rivela un vino di grande bevibilità, grazie alla sua acidità equilibrata che lo rende piacevolmente armonico. Per un testimone autentico della biodiversità del Monferrato, capace di raccontare il territorio attraverso ogni sorso.

Se l’origine del nome rimane incerta, qualcuno sostiene che Grignolino sia derivazione di “grignole”, termine dialettale astigiano che indicava anticamente i vinaccioli che in questa varietà sono più numerosi rispetto ad altri vitigni e sono responsabili della sua marcata tannicità. Per altri sarebbe legato all’espressione “grigné”, in piemontese sorridere: perché proprio a un sorriso assomiglierebbe l’espressione che, causa tannini, si disegna sul volto di chi lo beve.

Ruché, Grignolino e Terre Alfieri: tre volti da scoprire tra i Vini del Monferrato al di là di Barbera d’Asti Docg o del fenomeno Nizza Docg.

Arneis e Nebbiolo: i due volti della Docg Terre Alfieri, essenza delle colline piemontesi

Terza peculiare espressione di “unità nella diversità” è quella della Denominazione Terre  Alfieri Docg : un vero e proprio unicum tra i terroir più vocati del vino italiani, non solo piemontese. Il suo prestigio è stato prima riconosciuto con l’assegnazione della Doc, avvenuta nel 2009, poi ribadito dalla “promozione” a Docg, nel 2020. Qui, però, non si parla soltanto di rosso, in quanto la Denominazione abbraccia due varietà distintive: il Terre Alfieri Docg Nebbiolo e il Terre Alfieri Docg Arneis. Entrambi i vini incarnano l’essenza delle colline piemontesi, coltivate su suoli caratterizzati da una combinazione di argilla, calcare e sabbia, che conferiscono loro peculiarità organolettiche uniche. E nel calice è davvero un sorso di grande eleganza quello che ritroviamo.

Il Terre Alfieri Docg Nebbiolo si distingue per la sua complessità e raffinatezza. Di colore che varia dal rosso rubino al granato, offre un bouquet aromatico che spazia dai frutti di bosco alle note floreali e speziate. La leggera vena tannica e la buona persistenza gustativa conferiscono a questo vino una struttura elegante, adatta ad essere apprezzata anche nelle varianti Superiore e Riserva.

Il Terre Alfieri Docg Arneis, invece, si contraddistingue per la sua finezza e freschezza. Caratterizzato da un profumo peculiare e intensamente fruttato, questo vino bianco si differenzia per la sua personalità distintiva e il corpo ben definito, tratti che lo rendono vocato anche a regalare piacevoli soprese dopo qualche anno dimenticato in cantina.

Dal punto di vista gastronomico, il Terre Alfieri Docg  Arneis si sposa splendidamente con antipasti leggeri, carni di vitello, formaggi freschi e piatti a base di pesce, mentre il Terre Alfieri Docg Nebbiolo trova la sua migliore espressione accanto a piatti di carne, selvaggina e formaggi stagionati.

In conclusione, i due volti del Terre Alfieri Docg rappresentano un’eccellenza enologica del Piemonte del vino, che non faticherà in futuro ad affermarsi sempre più grazie alla sua capacità di sorprendere.

Ruché, Grignolino e Terre Alfieri: tre volti da scoprire tra i Vini del Monferrato al di là di Barbera d’Asti Docg o del fenomeno Nizza Docg.
Ruché, Grignolino e Terre Alfieri: tre volti da scoprire tra i Vini del Monferrato al di là di Barbera d’Asti Docg o del fenomeno Nizza Docg.
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