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Tignanello compie 50 anni e illumina Firenze

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Un vino mito, entrato nella storia e che oggi spegne le sue prime 50 candeline. Lo fa illuminando Firenze con un’installazione firmata Felice Limosani e con il contributo al restauro di Ponte Vecchio. Mezzo secolo di uno dei simboli del Rinascimento enoico italiano, da chi è da 26 generazioni che porta avanti un heritage di famiglia che rimanda a quel maggio 1385, quando Giovanni di Piero Antinori, capofila di una lunga serie che ha condotto oggi al Marchese Piero, alle figlie Albiera, Allegra e Alessia e ai nipoti che annunciano il prosieguo della dinastia, entrò a far parte dell’Arte Fiorentina dei Vinattieri. Ed è stata un’emozionante degustazione lungo cinque decadi di Tignanello quella in cui siamo stati condotti per celebrare un’etichetta che ha saputo, tra le prime nel panorama tricolore, rompere gli schemi, diventando punto di riferimento che ha dato il via a quello che si sarebbe imposto nel mondo come il movimento dei “Super Tuscan”.

La speciale degustazione per i 50 anni di Tignanello

Appuntamento il 28 maggio nell’omonima tenuta, sulle splendide colline del Chianti Classico. Ed è uno sguardo al panorama che ci circonda a evidenziare il primo elemento che racconta dell’unicità di Tignanello. Come ha modo di sottolineare lo stesso Marchese Piero Antinori, quando nell’introdurre la speciale occasione evidenzia come proprio la bellezza del luogo rappresenti una delle caratteristiche specifiche di questo vigneto.

“Ora probabilmente ci sarà anche qualcuno che dirà ma cosa c’entra la bellezza con la qualità del prodotto”, le sue parole. “Effettivamente non c’è nessuna spiegazione scientifica, però è un fatto che i grandi vini del mondo vengono tutti da zone bellissime e che se stiamo bene riusciamo a produrre meglio e questo non vale solo per le vigne ma un po’ per tutti”.

È d’altronde un vino del cuore, Tignanello, per il Marchese Piero Antinori e la sua famiglia: “A distanza di 50 anni, Tignanello non finisce mai di sorprendermi, annata dopo annata. Un vino a cui io e la mia famiglia siamo profondamente legati e che rappresenta per noi una sfida mai finita, l’ossessione a migliorarci, a porci sempre in discussione, a trovare margini qualitativi sempre più elevati”.

Come dimostra la scelta, nel gennaio 2021 di trasformare questa vocata collina in un vero e proprio Monopole, ricomponendone l’unità originale.

“Proprio pochi mesi fa abbiamo reimpiantato l’ultima parte del vigneto della collina di Tignanello, e il caso ha voluto che fosse proprio durante questo anniversario”, ha spiegato il Marchese Piero Antinori, davanti al luogo d’elezione in cui nel 1971 ha avuto origine la prima annata dello speciale frutto di “76.682 viti di antica vigna chiantigiana, detta Tignanello”, come recitava il testo di Luigi Veronelli sull’etichetta della prima storica release, disegnata nel 1974 da Silvio Coppola, celebre grafico e designer del suo tempo.

La speciale degustazione per i 50 anni di Tignanello in Chianti Classico. L’arte di Felice Limosani illumina Palazzo Antinori a Firenze.

Siamo a 390 metri s.l.m., su un terreno collinoso ricco di Alberese e Galestro. Qui prende forma un vino concepito come il primo Sangiovese a essere affinato in barrique, il primo vino rosso moderno assemblato con varietà non tradizionali (quali il Cabernet), e tra i primi vini rossi nel Chianti Classico a non usare uve bianche.

Un’etichetta entrata nel mito lungo il corso delle ultime cinque decadi e che oggi si configura come selezione di Sangiovese e Cabernet proveniente dall’omonimo vigneto su un terreno di 57 ettari esposto a sud-ovest.

Un racconto che ha visto la sua celebrazione in una degustazione unica attraverso annate simbolo di questi ultimi 50 anni.

Un viaggio nel calice dal 1978 all’anteprima 2021

“Te Duce Proficio”: il motto della famiglia Antinori che significa “Sotto la tua guida io procedo”, presente anche sull’etichetta di Tignanello, ci porta alla scoperta di quel “vino da tavola della Val di Pesa” nato nel 1971 da un’intuizione del Marchese Piero Antinori. È lui a scommettere sul terroir chiantigiano e sulla loro capacità di regalare vini dal carattere unico che sarebbero stati in grado di competere con le migliori produzioni al mondo. Ad affiancarlo nella realizzazione del progetto sono un grande personaggio, enologo ed appassionato di vino francese, Émile Peynaud, e Giacomo Tachis.

La prima annata, composta quasi esclusivamente da uve Sangiovese, affina in barrique di rovere Tronçais fino al 12 febbraio 1974, per poi uscire sul mercato al prezzo di 2.200 lire, a fronte delle 870 che servivano per acquistare una bottiglia di Chianti Classico all’epoca.

Ma quella di Tignanello è un’intuizione da coltivare e affinare: quasi immediata è la consapevolezza che, per creare un vino rosso moderno di altissima qualità in grado di invecchiare nel tempo, un apporto importante si poteva avere utilizzando una piccola quota di Cabernet. Ed è così che questa etichetta mito trova la sua “ricetta”.

Come era solito ripetere Émile Peynaud, poi, riprendendo le parole di Oscar Wilde: “la tradizione è un’innovazione riuscita bene”. Un’innovazione che riesce bene, che ha successo, diventa una tradizione: e così è stato per Tignanello, uno dei primi vini a essere soprannominato “Super Tuscan” dalla stampa americana.

Una conferma, lo straordinario successo di quella prima intuizione, che giunge anche dall’assaggio di un’annata per ogni decade delle cinque fin qui percorse.

La 1978 si dimostra di straordinaria esuberanza, nonostante i tanti anni sulle spalle, mentre la 1983 evidenzia un equilibrio esemplare, con un frutto perfettamente integrato all’acidità e una setosità vellutata del tannino che regala grandi emozioni. Poi la 1997, annata ricca di qualità, la 2004, piena di energia, raffinata e salata, e la 2013, a chiudere il cerchio del racconto di un vino moderno da sempre. Una storia che oggi prosegue con l’anteprima “dei 50 anni”: quel Tignanello 2021 che in Antinori già presentano come forse il migliore di sempre, dopo un’annata paziente che ha saputo donare uve perfette che in cantina hanno consentito la nascita di un vino di grande ricchezza ed equilibrio, già battezzato di ottima prospettiva in termini di potenziale d’invecchiamento.

E se come per ogni mito gli aneddoti si sprecano, il nostro viaggio alla scoperta di Tignanello si conclude con l’elenco delle annate che non potranno mai essere degustate: la 1972, 1973, 1974, 1976, 1984, 1992 e 2002. Il perché è presto spiegato: sono quelle mai prodotte.

La speciale degustazione per i 50 anni di Tignanello in Chianti Classico. L’arte di Felice Limosani illumina Palazzo Antinori a Firenze.

L’arte di Felice Limosani illumina Palazzo Antinori al cuore di Firenze

Le celebrazioni per i 50 anni di Tignanello portano non solo in Chianti Classico, ma anche al cuore di Firenze. Per la speciale occasione, infatti, dal 31 maggio al 9 giugno, dalle 21 alle 24, Palazzo Antinori si anima con l’arte-esperienziale di Felice Limosani per celebrare l’anniversario dell’etichetta mito, grazie all’installazione dal titolo “Ars Una” liberamente visibile a tutti.

La storica residenza di famiglia dialoga così per la prima volta con un’opera digitale, donando alla città di Firenze un’esperienza emozionante e contemplativa.

Su commissione della famiglia Antinori, Felice Limosani ha reinterpretato le tecniche tradizionali di pittura paesaggistica e floreale utilizzando l’intelligenza artificiale e software generativi, creando ambientazioni surreali tra il figurativo e l’astratto, esaltando la maestosità della natura. L’opera, visibile sulla facciata e nella corte del palazzo, trasforma le atmosfere del Chianti Classico in paesaggi onirici e giardini incantati. La colonna sonora, composta dai suoni naturali di uccelli, cicale e grilli, evoca una dimensione sensoriale unica e immersiva.

“Da oltre sei secoli la nostra famiglia ha un profondo legame con la città di Firenze, il mondo del vino e l’arte”, chiosa il Marchese Piero Antinori. “I 50 anni di Tignanello ci hanno dato l’opportunità per unire e rendere omaggio a questi tre elementi che ci stanno particolarmente a cuore, nel segno del Rinascimento, sia vitivinicolo, che artistico”.

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