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Palmento Costanzo: l’abbraccio alla Muntagna nel segno di Bianco di Sei

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Quella di Palmento Costanzo è la storia di una famiglia. Ma è anche il racconto di un abbraccio alla Muntagna, come viene definito dai locali l’Etna. Di una passione che nel corso del tempo, da quando Valeria Agosta e suo marito Mimmo nel 2009 hanno scelto di stabilirsi in località Contrada Santo Spirito acquisendo e valorizzando i primi cinque ettari di terreno in frazione di Passopisciaro della loro avventura vitivinicola, ha visto inesorabilmente crescere l’attenzione e l’amore verso il frutto dei vitigni a bacca bianca. Già, perché sono Carricante e Catarratto ad aver conquistato fin da subito anche il cuore di Serena Costanzo, figlia di Valeria e Mimmo, che dal 2017 ricopre il doppio ruolo di enologa e agronoma della cantina, affiancando alla guida della cantina la madre. E oggi, grazie al simbolo Bianco di Sei, etichetta nata nel 2012 e distribuita all’interno del catalogo Sagna S.p.A., è una particolare visione dell’evoluzione e dell’identità dei terroir dell’Etna che Palmento Costanzo sceglie di porre in mostra.

(Ph. Gabriele Zanon)

Carricante e Catarratto: l’Etna è sempre più bianco con Palmento Costanzo

Assemblaggio di Carricante (90%) e Catarratto (10%), ottenuto con pressatura soffice e fermentazione in acciaio, che affina 10 mesi in acciaio a contatto con le fecce fini e 12 mesi in bottiglia, Bianco di Sei è un simbolo dell’affresco enologico che Palmento Costanzo tratteggia della Muntagna.

Di colore giallo paglierino, presenta un vivace naso di fiori bianchi e agrumi, con rimandi di erbe aromatiche e idrocarburi. In bocca è fresco e persistente, con deliziosi accenni minerali.

Se per Rino Gaetano “il cielo è sempre più blu”, per Valeria e Serena Costanzo “l’Etna è sempre più bianco”. Non stiamo parlando di cime innevate tra gli sbuffi della Muntagna, ma della consapevolezza che i vitigni a bacca bianca raccontano in maniera sempre più puntuale l’identità del terroir che circonda il vulcano.

Costanzo e Valeria Agosta (Ph. Gabriele Zanon)

La composizione del suolo, arricchita da sabbie e rocce effusive prodotte dall’attività costante dell’Etna, offre le condizioni ideali per la piena espressione del profilo aromatico di Carricante e Catarratto, varietà che Palmento Costanzo interpreta per l’appunto in primis attraverso il progetto Bianco di Sei.

Ed è stata una vera e propria immersione nel potenziale evolutivo di questo frutto dalla Muntagna quello andato in scena in occasione di una degustazione tenutasi da Uovo di Seppia Milano, piccolo angolo di Sicilia nel cuore del capoluogo lombardo.

Bianco di Sei: cinque annate in verticale

Per Valeria e Serena Costanzo, Bianco di Sei – con il suo vivace naso di fiori bianchi e agrumi, con rimandi di erbe aromatiche e idrocarburi e il palato fresco e persistente, con accenni minerali – rappresenta l’etichetta che meglio racconta non solo le peculiarità dell’ambiente in cui crescono i vitigni, ma anche le specificità e le contraddizioni che caratterizzano l’andamento di una singola vendemmia: da qui la scelta di portare in successione cinque annate – 2018, 2019, 2020, 2021, 2022 – ciascuna dotata di un suo carattere unico.

Un racconto sfaccettato che ci ha posto innanzi ad altrettante sfumature di quella che è una panoramica in bianco del vino dell’Etna. Una narrazione di terroir ma anche delle differenti influenze che ogni vendemmia porta con sé.

Carricante e Catarratto: l’Etna è sempre più bianco con Palmento Costanzo. Bianco di Sei: cinque annate in verticale.
Serena Costanzo, Leonardo Sagna e Valeria Agosta (Ph. Gabriele Zanon)

Ad emergere, così, sono i tratti di un’annata 2018 particolarmente fredda e piovosa; la 2019, invece, a mostrare maggiore equilibrio è rispetto alla 2018, con un agosto caldo che in quell’annata ha accelerato la maturazione delle uve; nel 2020, poi, le abbondanti piogge tra giugno e luglio non hanno compromesso la salubrità delle viti, che hanno comunque raggiunto la piena maturazione; l’annata 2021, estremamente calda, ha determinato una bassa resa, ma le uve sono arrivate sane alla vendemmia; infine, l’annata 2022 complessivamente equilibrata.

La cucina di Pino Cuttaia sposa la Muntagna di Palmento Costanzo

Non solo variazione sul tema con Bianco di Sei. Conclusa la degustazione nel segno di Carricante e Catarratto, a entrare in scena è stata la firma gastronomica di Pino Cuttaia, deus-ex-machina di Uovo di Seppia Milano: la sua cucina di memoria, sentimenti e identità si è sposata alla perfezione con lo stile delle altre etichette che Palmento Costanzo ha voluto portare all’assaggio.

Ad aprire le danze un aperitivo a base di Trapanese, Macco di fave con gnocchetti di seppia e l’intramontabile Caponata di verdure, abbinati all’Etna Doc Metodo Classico Brut, Nerello Mascalese in purezza, con rifermentazione in bottiglia e affinamento di 24 mesi sui lieviti.

Carricante e Catarratto: l’Etna è sempre più bianco con Palmento Costanzo. Bianco di Sei: cinque annate in verticale.
(Ph. Gabriele Zanon)

Il pranzo vero e proprio si è inaugurato con due antipasti: Pesce spada alla ghiotta e Merluzzo all’affumicatura di pigna. Palmento Costanzo ha continuato la variazione sul tema del bianco con Contrada Cavaliere 2020 e Contrada Santo Spirito 2020.

Un raffronto particolarmente interessante. Nonostante, infatti, la vinificazione del Carricante (quasi in purezza) sia la stessa per entrambi, il profilo aromatico è completamente diverso, in virtù della differente esposizione e composizione del suolo dei due cru: con Contrada Santo Spirito che si trova a Nord della denominazione Etna Doc, mentre Contrada Cavaliere a Sud Ovest. Allora, Contrada Cavaliere si caratterizza per le note di zagara, agrumi e frutti tropicali, seguiti da origano e pietra focaia; al palato è sapido e sinuoso, con una piacevole acidità e finale marino. In Contrada Santo Spirito, invece, predominano i sentori di frutta a polpa bianca con cenni di note minerali. In bocca è persistente, di buona acidità, con un finale piacevolmente sapido.

Avanti con il primo, dove Pino Cuttaia ha scelto l’Arancino al ragù di triglia, in pairing con l’Etna Doc Rosso Nero di Sei 2020, “fratello” di Bianco di Sei e nato con la prima vendemmia di Palmento Costanzo, quella del 2011. Blend di Nerello Mascalese (80%) e Nerello Cappuccio (20%), il suo colore è rosso rubino brillante; combina un bouquet di frutti rossi, pietra focaia, spezie e note balsamiche con un palato verticale, fresco e minerale.

Carricante e Catarratto: l’Etna è sempre più bianco con Palmento Costanzo. Bianco di Sei: cinque annate in verticale.
(Ph. Gabriele Zanon)

Il secondo, Cernia lisciata all’olio di cenere, è stato poi abbinato all’Etna Doc Rosso Contrada Santo Spirito 2019: nell’assemblaggio predomina il Nerello Mascalese e si caratterizza per il colore rosso rubino brillante; rivela al naso frutti rossi, ciliegia e sfumature di spezie e pietra focaia, mentre al palato è avvolgente, dai tannini decisi e ben integrati, lungo e persistente con un finale piacevolmente minerale.

Dulcis in fundo: a chiudere il pranzo, la rivisitazione della cassata, nell’interpretazione originale di Pino Cuttaia.

Carricante e Catarratto: l’Etna è sempre più bianco con Palmento Costanzo. Bianco di Sei: cinque annate in verticale.
Con Pino Cuttaia (Ph. Gabriele Zanon)
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