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La sostenibilità paga: nelle aste iDealwine monta l’onda dei vini bio, biodinamici e/o naturali

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La sostenibilità in vigna paga? A guardare i più recenti trend delle vendite all’incanto, la risposta è positiva. Così almeno evidenziano i dati del Barometro iDealwine, appuntamento annuale dedicato alle principali tendenze nei fine wines dal leader mondiale delle aste di vini online e prima casa d’aste in Francia per la vendita di vini e distillati di prestigio. Il termometro, infatti, ha segnato nel 2023 una temperatura in rialzo, con tenute certificate biologiche o biodinamiche o comunque gestite secondo metodi naturali ad aver fatto segnare nuovi record. A iniziare dall’Italia, per cui rappresentano l’11% delle bottiglie vendute sul portale d’aste francese e il 15% del valore. Negli scorsi 12 mesi, proprio tra le etichette tricolore, si è assistito a una crescita del prezzo medio quando si parla di vino in chiave green, attestatosi a 129 euro, a fronte di un valore leggermente superiore a quanto registrato in termini generali (100 euro). Ma l’onda del bio, biodinamico e/o naturale monta con ancor più decisione Oltralpe. 

Il caso francese: la Borgogna domina la classifica delle etichette più costose nelle aste iDealwine

Per il 2023 la quota a valore della categoria di vini d’Oltralpe afferenti al metodo biologico e/o biodinamico è aumentata dal 25% al 28,5% rispetto al 2022. Per quanto riguarda i vini naturali (alcuni dei quali sono conteggiati anche come biologici/biodinamici), la loro quota è rimasta stabile: attorno al 6,5%. Ma la dinamica di maggiore interesse da evidenziare è come nel 2023 si sia nuovamente assistito a una parziale convergenza tra le etichette più costose di questa categoria e la classifica generale. Ed è la Borgogna, come d’abitudine quando si parla dei vini più pregiati, a farla da padrona, grazie a quattro Côte de Nuits e due Bourgogne bianco. I nomi? Romanée-Conti (in prima piazza), Leroy (secondo), Auvenay (terzo), Leflaive (quarto), Comte Liger-Belair (quinto) e Dujac (sesto). 

La sostenibilità in vigna paga: nelle aste iDealwine monta l’onda dei vini bio, biodinamici e/o naturali. I dati del Barometro.

Ma se si allarga l’orizzonte alla Top 20, è il 70% delle etichette in graduatoria (14) a essere originarie della vocata regione. E i prezzi sono da capogiro, ben distanti dalla pur performante Italia: la classifica dei migliori 20 fa segnare un importo complessivo di 107.337 euro, per una media di 5.367 euro a vino, rendendola il secondo elenco più costoso del Barometro iDealwine dopo quello, ça va sans dire, della Côte de Nuits. 

Un raffronto, quest’ultimo, che apre a una riflessione parallela: se non tutti i vini più costosi sono bio e/o biodinamici, tante tra le tenute che li producono hanno optato di percorrere una di queste strade. Il che fa comprendere come quello innanzi a cui ci si trovi ormai sia ben più di un fatuo innamoramento, che si parli di produttori o di acquirenti, ma di un vero mutamento nei paradigmi, dalla vigna al calice.

Ma in questo scenario idilliaco occorre anche notare qualche inevitabile zona d’ombra, dettata dalle dinamiche che scandiscono gli andamenti del mercato e dell’economia. 

Alcune tra le etichette in classifica nel 2022 hanno assistito, nei risultati alle aste del 2023, a un sensibile calo nei prezzi di battuta. Il caso più emblematico è quello di Romanée-Conti 2015, che ha lasciato per strada il 28% del suo valore. Ma è più in generale il prezzo medio della classifica ad aver segnato una contrazione del 22% rispetto all’anno precedente, a fronte di un prezzo medio generale sceso del 21,5%. 

Vino naturale: chi paga per la sostenibilità

Un interessante excursus è quello che si apre in relazione al mondo del vino naturale, dove si assiste a una maggiore eterogeneità tanto si parli di prezzi, quanto delle origini delle etichette. Nella Top 20, si spazia dai 5.008 euro di un Échézeaux 2009 di Bizot ai 595 euro dello Champagne Brut Nature Gamin du Terroir di Romain Henin, con 12 vini ad aver varcato la soglia dei 1.000 euro. 

Nella graduatoria a convivere sono sei vini dalla Borgogna, sei del Jura, due vini stranieri (uno spagnolo e uno svizzero), due della Loira, due Champagne, uno del Rodano e uno della Savoia. Eterogeneità si riscontra anche nel colore: in classifica compaiono 10 vini rossi, sei bianchi, due a testa tra dolci e bollicine. 

La sostenibilità in vigna paga: nelle aste iDealwine monta l’onda dei vini bio, biodinamici e/o naturali. I dati del Barometro.

Ma chi, tra i frequentatori delle aste iDealwine, sceglie i vini bio, biodinamici e/o naturali? Evitando generalizzazioni, al top una parte significativa della platea è composta da appassionati francesi, che si sono aggiudicati sei dei 20 lotti all’incanto nella classifica delle più costose etichette bio e/o biodinamiche, otto se si guarda la lista dei vini naturali. Una particolare predilezione è dimostrata da operatori e privati europei e asiatici per i vini bio e/o biodinamici, mentre i buyer americani, all’opposto, guardano con maggiore interesse al mondo dei naturali, mirando a bottiglie particolari per la gran parte difficilmente reperibili altrove.

Ultima curiosità, che fa comprendere come quello green sia universo di interessanti opportunità e orizzonti, è dettata dal prezzo medio, sistematicamente superiore nelle due categorie prese a riferimento a quel che è il valore generale: si attesta a 234 euro per i vini naturali e 191 euro per i vini bio e/o biodinamici, con la sorpresa che raggiunge “solo” i 155 euro per le etichette che combinano entrambi i criteri, un importo quest’ultimo molto prossimo, nelle aste 2023, ai 152 euro del dato generale.

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