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Consorzio Oltrepò Pavese, gli imbottigliatori sbattono la porta: “Gestione opaca, interesse di parte e rischio dissesto finanziario”

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Cinque consiglieri, tutti imbottigliatori ed espressione di aziende di primaria importanza, lasciano il CdA del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese sbattendo la porta. Sono Quirico Decordi (Vinicola Decordi del Borgo Imperiale Cortesole SpA), Federico Defilippi (Agricola De Filippi Fabbio), Renato Guarini (Losito e Guarini Srl), Pier Paolo Vanzini (Az. Vitivinicola Vanzini Sas) e Valeria Vercesi (Soc. Agricola Vercesi Nando e Maurizio SS) a rassegnare le dimissioni. I cinque, in una pesante nota diffusa questo pomeriggio, parlano di “gestione opaca, interesse di parte e rischio dissesto finanziario”, evidenziando “una condotta non sempre rispettosa delle regole statutarie”. Le aziende di cui i consiglieri dimissionari sono rappresentati valgono oltre il 30% della produzione dell’Oltrepò Pavese tutelata dalle varie Denominazioni, rappresentando di fatto l’ago della bilancia per mantenere l’Erga Omnes e la rappresentatività del Consorzio.

Terremoto al Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese: è rottura all’interno del CdA

Terremoto al Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese. Quirico Decordi, Federico Defilippi, Renato Guarini, Pierpaolo Vanzini e Valeria Vercesi hanno rassegnato oggi le proprie irrevocabili dimissioni da Consiglieri con una missiva inviata alla presidente Francesca Seralvo e al presidente del Collegio Sindacale.

“Sono mesi che assistiamo a una gestione del Consorzio, da parte della presidenza e di alcuni membri del CdA, opaca e governata da logiche riconducibili a interessi particolari di qualche azienda, contrarie al rispetto dell’interesse collettivo di tutto il territorio che il Consorzio dovrebbe tutelare – dichiarano i dimissionari in una nota diramata nel pomeriggio – dove è stato mortificato il ruolo del CdA, ridotto a mero luogo di ratifica di decisioni prese in altre sedi, e sono stati adottati provvedimenti che rischiano di portare verso un preoccupante dissesto finanziario”.

Le motivazioni dietro lo strappo sono così spiegate:

“È stata una decisione sofferta e un passo importante – dichiarano ancora i dimissionari – che abbiamo cercato in tutti i modi di evitare e che non avremmo voluto adottare, ma che oggi diventa necessaria non solo per tutelare le nostre persone in quanto componenti dell’organo di gestione del Consorzio davanti a pratiche e comportamenti contrari alle regole dettate dallo statuto, ma anche per dare un segnale inequivocabile sulla necessità di cambiare rotta, restituendo al Cda il ruolo di governo del Consorzio che deve mirare alla tutela e salvaguardia degli interessi collettivi di tutti i produttori del territorio”.

Consorzio Oltrepò Pavese, gli imbottigliatori consiglieri danno le dimissioni in massa “Gestione opaca e rischio dissesto finanziario”.

La nota poi prosegue:

“Sono state molte in questi mesi le domande lasciate senza risposta, le contestazioni ignorate – relative anche a scelte importanti operate dal Consorzio quali il cambio di direzione, la verifica dello stato finanziario, il corretto utilizzo dei fondi per la promozione, l’adempimento di alcune deliberazioni assembleari – così come i comportamenti adottati da parte del presidente e di alcuni consiglieri che rischiano di compromettere la relazione del consorzio con istituzioni quale Ascovilo e la Regione Lombardia”.

Atteggiamenti non più tollerabili per i consiglieri dimissionari che li hanno obbligati ad una presa di distanza netta, “soprattutto quando si arriva addirittura a negare la stessa possibilità del confronto, rigettando l’istanza di convocazione di CdA, da noi formulata nei giorni scorsi nel rispetto delle disposizioni statutarie, che è stata respinta con motivazioni pretestuose”.

Cosa comporterà la rottura? Nulla di buono, con conseguenze che rischiano di essere pesanti per la continuità d’azione del Consorzio stesso.

“Si apre adesso una fase difficile perché i numeri produttivi e dell’imbottigliato delle aziende dimissionarie sono decisivi per mantenere l’Erga Omnes e la rappresentatività del Consorzio, cioè la possibilità di ricevere ed utilizzare i fondi per la promozione e gestire le attività di tutela che rappresentano i due asset primari dell’attività consortile”, è evidenziato nella nota.

“Per senso di responsabilità verso il territorio e la tutela della denominazione – concludono i rappresentanti dimissionari – non siamo usciti dal Consorzio con le nostre imprese, consapevoli che questo gesto avrebbe potuto portare al tracollo del Consorzio stesso. Ma se il governo del Consorzio non cambia indirizzo e non ritorna sui binari della correttezza formale e del rispetto delle regole statutarie, recuperando in primis il CdA alle sue prerogative, ci vedremo costretti a prendere ulteriori provvedimenti”.

Ancora nessuna replica è giunta da Torrazza Coste in merito alle accuse dei consiglieri dimissionari.

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