Tra le dolci colline dell’Oltrepò Pavese, a Casteggio, si apre un luogo dove la natura scandisce il tempo e racconta storie di vigne (in primis Pinot Nero), famiglia, clima, natura e coraggio: tenuta Frecciarossa.
Siamo in una mattina di giugno, dove ti attendi di vedere netti i colori della natura verdeggiante, e invece un’insolita nebbiolina di umidità impedisce di spostare oltre lo sguardo all’orizzonte di queste colline. È comunque un fascino intatto, che si adatta al riscaldamento della terra. Ti viene da pensare: bisogna abituarsi a nuove cartoline, nuovi colori, immaginare un futuro, condizionato dal cambiamento ma non per forza in senso negativo.
Quella stessa nebbiolina, che è fascino puro d’autunno, quando si fa estate, colpisce invece l’attenzione e il ragionamento, ma poi la poesia di questa terra la ritrovi tutta in un calice, anzi in diversi calici: quelli di una verticale di Pinot Nero Oltrepò Pavese by Frecciarossa.

Il racconto di una storia di conquiste: dalla più antica annata in degustazione, una 2012, alla svolta del 2021, con tante novità da condividere che sono esperienza di vigna e di cantina.
“Giorgio Odero: 4 annate e la ‘21”: questo il titolo del seminario condotto da Lele Gobbi. Partecipare a questa masterclass verticale dedicata al Pinot Nero, organizzata dalla cantina e inserita in una giornata di degustazioni orchestrata dal distributore Cuzziol Grandivini, è un’esperienza che trascina in una storia di tempo passato e di attualità, dalla antica tenuta fino al cuore pulsante delle vigne, oggi, accompagnata dalla vignaiola Valeria Radici Odero, un vero faro di conoscenza e sensibilità.

Frecciarossa: una famiglia, un secolare racconto
Tutto ha avuto inizio nel 1919, quando il genovese Mario Odero acquistò la villa ottocentesca che sarebbe diventata Frecciarossa. Il nome, nato per errore al catasto, pare essere una storpiatura di Fraccia Rossa (“frana rossa”), che ben descrive il terreno argilloso e ferruginoso dei crinali che disegnano questi bellissimi posti.
Siamo in Oltrepò Pavese, quello che era l’Antico Piemonte, in una terra di confine fra Lombardia, Piemonte ed Emilia. E non distante vi è anche la Liguria. Il figlio Giorgio, laureato in agraria e formatosi in Borgogna e Champagne, mise nel Pinot Nero la sfida della qualità, aprendosi un mercato internazionale già negli anni Venti, tanto che “Hitchcock li beveva a Villa d’Este”.
Negli anni, la passione femminile ha portato nuovo slancio: Margherita Odero (agronoma – una rarità per i tempi – dal 1963) ha aggiornato la cantina nel 1990 e avviato la conversione al biologico (certificazione dal 2017), insieme alla figlia Valeria, oggi alla guida insieme all’enologo Cristiano Garella.

Suolo, clima e abnegazione: perché l’Oltrepò è la nuova Borgogna
Il Pinot Nero di Frecciarossa vive in uno scrigno pedoclimatico d’eccellenza: colline ancora fresche, terreno di argilla basica, marna e calcare, grandi escursioni termiche e una progettualità che nasce da un rigore maniacale di zonazione e di esperienza.
Frutto di errori e visioni di anno in anno, di vendemmia in vendemmia “perché ogni vendemmia è un’esperienza a sé”.
Qui la natura non si doma, si ascolta: “abuso della natura” è un’espressione giocata sull’accoglienza, uno spirito imprenditoriale che risuona tra i filari. In un contesto agro vitivinicolo molto speciale, quel country chic che ti entra nel cuore e non ti lascia mai.

La voce di Valeria Radici: tra rigore, clima e avventura enologica
La masterclass, condotta con rigore ma anche con grande umanità, denudando la sensibilità di Valeria Radici, è stata un viaggio dentro annate e terroir. Cambi di passo, di mano, di ritorni e di andate: “Di errori da non commettere più per guardare avanti”. La sua storia ha “Radici” profonde, con il nonno visionario e un tutto che prosegue grazie all’eredità, alla sensibilità, di generazioni; e quella parola “spirito imprenditoriale” emerge piena di consapevolezza: “Gli italiani fanno bene il vino, ma gli inglesi lo sanno vendere”. Hanno iniziato proprio così a Frecciarossa, usando anche lo stratagemma di nomi francesi che erano garanzia di successo.
Il percorso nel calice ci ha raccontato la delicatezza del Pinot Nero: un vitigno dal temperamento sensibile alle stagioni e al legno, capace però di donare frutto, freschezza, note terziarie e balsamiche in un inaspettato equilibrio. Dove conta la mineralità e l’equilibrio, anche con il grado alcolico, che oggi va controllato di rigore, per essere al passo con i tempi e con i consumi, “ma soprattutto la gestione del tannino, che è poi la spina dorsale, il carattere di questo vino rosso”, come ci spiega con sapienza Franco Cesaro, area manager di Cuzziol Grandivini.

Annata dopo annata, dagli esordi nel 1989 quanta strada ha fatto il Pinot Nero di questa cantina storica. La degustazione ci ha raccontato di cambiamenti e di visioni, di anno in anno.
- 2012: finale caldo, leggero terziario, balsamicità mediterranea, fermo su un nerbo acido. Un Pinot di 13 anni che ha ancora molto da dire.
- 2013: più fresco, tannino “difficile”, ma istruttivo un’annata che ha portato a ragionamenti costruttivi per il futuro di questo vino.
- 2016: primo passaggio al legno, con delicatezza, un cambio di mano nella vinificazione, un passo segnato verso un futuro diverso. La matrice da sempre è eleganza, qui esaltata.
- 2019: annata fresca, un grado in meno, frutto di bosco e bouquet floreale. Ecco la prima versione di Pino Nero contemporaneo dell’Oltrepò Pavese by Frecciarossa.
- 2021: vendemmia e subito pigiatura, “con i piedi”, come spiega Valeria Radici, i suoi piedi: insieme all’uva, il raspo per un nuovo percorso che vuole 20 giorni di affinamento in barrique e che richiede molta pazienza e capacità di aspettare il prodotto, un metodo che mira a preservare aromaticità e freschezza nonostante il caldo crescente.
Ripete la titolare di Frecciarossa: “Ogni vendemmia è una nuova avventura”, mantra che risuona tra i filari, sostenuto da studio, coraggio e misura.

Frecciarossa: un luogo magico, tra bellezza e natura
La tenuta di Frecciarossa a Casteggio è un autentico giardino che rappresenta un ecosistema vivo, ricco di biodiversità, dove i vigneti dialogano con piante autoctone, api, animali, fiori da tutte le parti, e da qualche tempo anche un grande orto che serve gli ospiti del nuovo agriturismo.

Da qui nascono anche dei Metodo Classico (particolarmente interessante la versione in rosa) e un Pinot Nero “in bianco” (Sillery), esempio lampante della sperimentazione e attenzione al terroir: un vino bianco molto gastronomico, che ben si adatta ai tempi e ai piatti della tradizione reinterpretati in uno stile un po’ più leggero, quindi non solo bianco per pesce e carni bianche, ma un bianco come passe-partout leggiadro e senza problemi. Buono anche nel prezzo.
Come buono e poco stimato è il rosso da uva rara, vitigno autoctono che più di così non si può in Oltrepò: una vera delizia per intenditori fini.

Madre, figlia e figli del territorio
Valeria Radici non è solo vignaiola: è parte dell’Associazione dei Vignaioli Indipendenti, vive nella villa costruita dal bisnonno e porta con sé una vocazione profonda alla sostenibilità e al paesaggio. Una visione di agricoltura responsabile, incline al cambiamento climatico ma tenace. Tutto questo lo ha già trasmesso ai suoi figli. Il tributo a Giorgio – il Pinot Nero Odero padrone dei sogni di Frecciarossa – è segno del rispetto per le radici di una famiglia che ha vissuto in ogni generazione la spinta della passione.
Frecciarossa è un microcosmo di storia e futuro: dai primi PN di Giorgio Odero agli esperimenti moderni di fermentazione naturale; dalla botte in legno al calore dei nuovi climi; dalla donna che coltiva e trasforma, alla cantina che integra ospitalità e seminari.
Il Pinot Nero qui non è solo vino: è sensuale come questa terra. È una conversazione (ancora molto segreta e forse è la sua arma) tra passato e presente. Un excursus anche storico e geografico tradotto nel vino con una storia lunga e bella ancora tutta da raccontare.


































