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I diversamente autoctoni: l’altra idea di Cru secondo Artimino Wine Estate

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Artimino Wine Estate inaugura una nuova stagione della propria storia con il debutto ufficiale della linea di Cru “I diversamente autoctoni”, un progetto che segna un cambio di passo nella visione enologica della famiglia Olmo, interpretando in chiave contemporanea l’identità delle colline medicee. L’esordio ufficiale della collezione è avvenuto a Milano, presso l’Hotel Me Milan Il Duca, durante una degustazione alla presenza di Annabella Pascale e del Prof. Riccardo Cotarella, figure centrali nel rinnovato percorso.

ph. Alessandro Moggi

Una Tenuta che si rinnova

A segnare l’avvio di questo nuovo capitolo sono state le parole di Annabella Pascale, presidente del CdA di Artimino Wine Estate e della Fondazione Giuseppe Olmo, che ha ricordato come la Tenuta viva da sempre nel dialogo tra storia e innovazione.

“Ancora una volta Artimino oggi si rinnova: è una storia antica la nostra, che dagli Etruschi ai Medici ha lasciato il segno sull’evoluzione di Carmignano. Qui il Sangiovese incontra il Cabernet Franc”, ha spiegato, sottolineando come la terza generazione della famiglia Olmo sia oggi impegnata in un profondo rilancio, dalle strutture enoturistiche alla riqualificazione della parte vitivinicola.

I diversamente autoctoni: l'idea di Cru secondo Artimino Wine Estate che interpreta in chiave contemporanea l’identità delle colline medicee
ph. Alessandro Moggi

Il nuovo corso passa anche attraverso partnership strategiche: come l’ingresso nel format di hospitality Mélia Collection o, sul fronte enologico, l’intesa con il Dott. Vincenzo Ercolino che ha aperto poi la strada alla collaborazione con il Prof. Riccardo Cotarella.

“Vogliamo riportare Artimino in auge, ricordando il suo ruolo centrale nel passato e di pioniere della viticoltura in Toscana”, ha proseguito Annabella Pascale. Da qui l’avvio di uno studio approfondito del terroir insieme al Prof. Attilio Scienza e la scoperta del valore dei monovarietali, incluso un clone di Sangiovese unico al mondo, presente solo ad Artimino e da cui nasce il Moreta. La nuova collezione si affianca così ai classici della Tenuta: interpretazioni che la degustazione milanese ha voluto mettere a confronto, rivelando la direzione intrapresa dal progetto.

ph. Alessandro Moggi

Carmignano: un territorio che parla

La trasformazione di Artimino parte da lontano. La Tenuta, immersa tra la memoria etrusca, l’eredità medicea e il lavoro agricolo di generazioni, ha intrapreso negli ultimi anni un approfondito percorso di studio. Indagini agronomiche, zonazioni scientifiche, micro-vinificazioni e analisi dei suoli hanno restituito una fotografia nuova del territorio, ricca di biodiversità e caratterizzata da una sorprendente variabilità di suoli, esposizioni e altitudini.

Da questa rete di osservazioni è emersa l’esigenza di dare voce alle singole parcelle attraverso una collezione di monovarietali che rappresentano un nuovo lessico enologico per Artimino. La famiglia Olmo ha avviato questa evoluzione coinvolgendo figure di riferimento del mondo vitivinicolo: il Dott. Vincenzo Ercolino, il Prof. Attilio Scienza e il Prof. Riccardo Cotarella, chiamato a guidare la definizione del nuovo assetto enologico.

I diversamente autoctoni: l'idea di Cru secondo Artimino Wine Estate che interpreta in chiave contemporanea l’identità delle colline medicee
ph. Alessandro Moggi

Cotarella così racconta l’approccio che ha dato forma alla ricerca:

“Tenuta di Artimino è una realtà straordinaria dove la storia del vino affonda le radici in epoca etrusca e s’intreccia con la visione illuminata della famiglia Medici. Il nostro obiettivo è raccogliere questa eredità con rispetto e lungimiranza, coniugando tradizione e innovazione. Abbiamo impostato un progetto che parte dalla conoscenza profonda del territorio: lo studio di zonazione, durato quasi due anni, ci ha permesso di mappare le potenzialità delle vigne con strumenti avanzati e vinificazioni sperimentali. Questo è il cuore della nostra filosofia: produrre vini che siano espressione autentica del terroir, con pratiche agricole responsabili e sostenibili; interpretare il territorio con uno stile contemporaneo. La famiglia Olmo ha investito in qualità e immagine e noi abbiamo introdotto protocolli di lavorazione delle uve e nuove linee di prodotto, come il Supertuscan, per dare voce alla grande ricchezza di suoli e microclimi. Vogliamo che i vini di Artimino siano distinguibili al primo sorso, ambasciatori di un territorio unico”.

Il lavoro in cantina ha confermato ciò che il vigneto aveva suggerito: alcuni vitigni internazionali hanno trovato ad Artimino un’identità sorprendentemente toscana, mentre cloni autoctoni come quello del Sangiovese da cui nasce Moreta hanno rivelato caratteri irripetibili.

Nascono i Cru “I diversamente autoctoni”

Dalla sintesi tra ricerca agronomica e sensibilità enologica nasce la linea dei cinque Cru firmata Artimino Wine Estate: Custode delle Tele Sauvignon Blanc 2024, Moreta Sangiovese 2022, Poggipiè Cabernet Franc 2022, Punto Ombra Chardonnay 2022 e Vediavoli Chardonnay 2021. Ogni etichetta rappresenta un frammento preciso del mosaico che definisce Artimino, un’espressione monovarietale che restituisce il dialogo tra vitigno e parcella.

Questo progetto non cancella, ma integra il patrimonio dei vini classici toscani della Tenuta. Se Carmignano Docg e Chianti Docg custodiscono la memoria storica del territorio, i Cru ne interpretano la vocazione contemporanea, unendo precisione agronomica a sensibilità narrativa.

Annabella Pascale ribadisce la visione che guida questo percorso:

“Siamo custodi di un’eredità che attraversa i secoli. Il nostro compito è farla vivere nel presente, con una visione che coniughi tradizione e innovazione, memoria e futuro. La Tenuta di Artimino ha un valore storico inestimabile, come patrimonio artistico-culturale e vitivinicolo, oggi vogliamo esprimere un modo nuovo di intendere l’impresa vinicola: non più un processo produttivo ma una piattaforma capace di generare valore attraverso l’unicità, la bellezza, la responsabilità verso il territorio e la sua storia. Con la presentazione dei nuovi Cru, Artimino ridefinisce la sua presenza nel mondo del vino, abbiamo scelto la via più complessa e più nobile: quella dell’identità, della ricerca e della coerenza. È l’inizio di una nuova stagione in cui il vino torna a essere, qui, un fatto culturale prima ancora che produttivo, una lente attraverso cui leggere il territorio, la sua storia e il suo valore senza tempo. Abbiamo voluto investire sull’eccellenza, la nuova linea di monovarietali è il primo risultato dell’ampio lavoro svolto, siamo molto soddisfatti, adesso li porteremo al pubblico di appassionati in Italia e sui mercati internazionali”.

La degustazione: il nuovo volto di Artimino Wine Estate negli assaggi di WineCouture

La presentazione milanese ha permesso di confrontare le nuove etichette con i classici della Tenuta, offrendo una lettura completa dell’identità di Artimino Wine Estate.

I diversamente autoctoni: l'idea di Cru secondo Artimino Wine Estate che interpreta in chiave contemporanea l’identità delle colline medicee

Artumes 2024, mélange di Trebbiano e Petit Manseng, apre con immediatezza, freschezza e una linearità espressiva scandita da fiori, frutta e una bella acidità. Custode delle Tele 2023, Sauvignon in purezza, porta una personalità più matura, tra peperone, foglia di pomodoro, note tropicali e un finale sapido che invita a ritornare al calice. Lo stesso Cotarella ha ricordato come “l’uva è il mezzo, il territorio è quello che definisce il DNA di un vino”, sottolineando la scelta di interpretare anche i bianchi attraverso varietà internazionali capaci di leggere al meglio le caratteristiche del sito.

Il percorso in rosso si apre con il Chianti Montalbano Riserva 2022, espressione dei cloni unici di Sangiovese presenti ad Artimino, segnato da prugna, ciliegia, violetta e una freschezza che sostiene l’eleganza del sorso: al palato risulta molto equilibrato, con il legno ad aver fatto la sua parte senza sovrastare. Moreta 2022 rivela la macchia mediterranea nei profumi e una struttura più decisa, con tannino vibrante e persistenza luminosa. Grumarello 2020, un Carmignano di grande complessità, articola ribes, more, viola e una balsamicità fine, sostenuto da un potenziale di invecchiamento importante. Poggipiè 2022, Cabernet Franc in purezza, nasce dall’intenzione di verificare le potenzialità del vitigno nel nuovo contesto climatico; il risultato è un vino profondo, con mineralità, energia e tannini perfetti, prima di un lungo finale che testimonia personalità e finezza.

La chiusura è affidata al Vin Santo Occhio di Pernice 2015, un omaggio alla tradizione. I fichi passiti, la frutta secca, le note di arancia candita e la trama setosa rivelano un vino che parla di storia e di tecnica, capace di accompagnare formaggi e piatti strutturati, come un risotto, con naturalezza.

I diversamente autoctoni: l'idea di Cru secondo Artimino Wine Estate che interpreta in chiave contemporanea l’identità delle colline medicee

Riccardo Cotarella riassume così l’essenza del nuovo percorso intrapreso dalla Tenuta: “Vino è cultura e ad Artimino questo concetto si tocca con mano. È un’azienda profondamente toscana, simbolica del territorio di Carmignano. Oggi attualizziamo la tradizione attraverso vini che rispondono alle domande e alle esigenze del momento. La tradizione non è statica: custodisce il sapere del passato per valorizzarlo con le conoscenze di oggi. Ad Artimino abbiamo studiato terreni e mercati per renderli pienamente corrispondenti all’attualità. Così nascono associazioni tra vitigni che si affiancano alle varietà classiche della Toscana, come nel caso del Petit Manseng con il Trebbiano”.

Artimino Wine Estate: un ecosistema vivo che guarda al futuro

Il progetto dei Cru è solo una parte del grande disegno che coinvolge i 732 ettari della Tenuta. Artimino abbraccia vigne, boschi, oliveti e un patrimonio di biodiversità che la famiglia Olmo tutela con un approccio sostenibile. La Fondazione Giuseppe Olmo sostiene ricerca, cultura e progetti formativi, consolidando il ruolo della Tenuta come centro identitario.

“I diversamente autoctoni” rappresentano dunque un nuovo modo di intendere il vino ad Artimino: un atto culturale, prima che produttivo, che unisce scienza, memoria e interpretazione contemporanea. Un nuovo linguaggio che segna l’ingresso della Tenuta in una fase in cui il racconto del luogo torna protagonista, attraverso vini che ne esprimono la voce più profonda.

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