Nel pieno di un passaggio epocale per il mondo del vino, dove gli equilibri globali si muovono con velocità inedita e il consumo cambia forma, Marilisa Allegrini osserva il settore con la lucidità di chi lo abita da sempre. Sa riconoscere le increspature del presente, ma anche la forza sotterranea che spinge il vino a reinventarsi. Il 2025 è stato il primo anno realmente completo del nuovo assetto del Gruppo che porta il suo nome, un banco di prova decisivo dopo le profonde trasformazioni del 2024. Con la produttrice veronese che oggi si divide tra la Veneto e Toscana – già prima donna italiana ad apparire in copertina su Wine Spectator, nonché Cavaliere del Lavoro – abbiamo tracciato un bilancio dei 12 mesi andati in archivio e delineato gli orizzonti 2026.
Marilisa Allegrini, partiamo da un tema sulla bocca di tanti: il vino è davvero in crisi come spesso si sente dire?
Il settore sta vivendo un passaggio complesso, questo è evidente. Le dinamiche del mercato interno e gli equilibri internazionali ci hanno portato a una fase che richiede attenzione e lucidità nelle analisi e nelle riflessioni. Ma il vino ha affrontato sfide delicate anche in passato, uscendo ogni volta rafforzato. Credo, quindi, che anche questa volta il momento ci spingerà ad evolverci e a rinnovarci.
Il 2025 è stato il primo anno a pieno regime del nuovo Gruppo: che bilancio traccia?
Siamo agli ultimi metri e tra poco sarà il momento di tirare il bilancio definitivo, ma posso dire di essere molto soddisfatta. Questo secondo anno di vita ha consolidato le basi costruite nel 2024: abbiamo investito nella struttura, ridefinito processi, avviato nuove progettualità e attivato partnership strategiche.
La squadra ha dato un contributo straordinario. Toccare con mano i risultati, ma soprattutto vedere le persone crescere e credere in questa visione, è ciò che mi rende più grata e fiera.

Il 2025 si è aperto e chiuso all’insegna di Villa Della Torre e Peaks&Valleys, ora pronti a debuttare negli Stati Uniti: ma che accoglienza hanno avuto in Italia e cosa rappresenta il salto oltreoceano?
In Italia c’è stata molta curiosità e interesse: questi due progetti parlano un linguaggio contemporaneo, capace di valorizzare i territori di cui sono portavoce in modo nuovo. Gli Stati Uniti, che conosco profondamente e a cui guardiamo con fiducia, sono una tappa naturale del nostro percorso d’impresa. Portare lì Villa Della Torre e Peaks&Valleys con un partner di livello assoluto come Wilson Daniels Wholesale è un’occasione preziosa. Prima ancora di esportare vino, però, vogliamo far arrivare la nostra storia, offrire un’esperienza autentica in grado di trasmettere la nostra identità. Oggi questo fa davvero la differenza.

Peaks&Valleys parla ai giovani, invitando a vivere il vino come scoperta e condivisione: è questa la chiave per rilanciare i consumi?
Dobbiamo capire che il vino non è solo un prodotto: è relazione, è incontro. Non possiamo aspettarci che i giovani lo conoscano come noi addetti ai lavori. Dobbiamo raccontarlo con un linguaggio che li raggiunga davvero e farlo scoprire nella sua autenticità. Con Peaks&Valleys parliamo anche a chi si avvicina al vino per la prima volta, ai “young consumers”, a chi cerca freschezza e spontaneità. Far innamorare i giovani è una sfida centrale.
Non credo che la strada giusta sia la semplificazione o, peggio, la guerra dei prezzi: la qualità va preservata, ma restando accessibili e aprendo la porta a un modo di comunicare più diretto, immediato e coinvolgente. Se sapremo farci capire dai giovani, se sapremo accoglierli nel modo giusto, saranno loro i nostri ambasciatori.

Una delle etichette simbolo di Poggio al Tesoro, Dedicato a Walter, ha vissuto un anno speciale: debutto a NY Wine Experience e presto anche a Opera Wine 2026. Che valore ha questo percorso?
Ha un valore doppio. Da un lato c’è l’emozione di vedere un vino riconosciuto tra i più apprezzati, con un crescendo di riconoscimenti, dalla critica italiana e internazionale. Dall’altro, è la conferma di una sfida imprenditoriale iniziata 25 anni fa, quando m’innamorai di Bolgheri e decisi di costruire lì, oltre i confini della Valpolicella, una nuova avventura, fondando Poggio al Tesoro.
Portare Dedicato a Walter a New York è stato un momento di grande orgoglio. Opera Wine 2026 sarà un debutto ancora più significativo: la “nostra” Bolgheri che incontra la “nostra” Verona in un palcoscenico straordinario che celebra l’eccellenza del vino italiano. Un riconoscimento straordinario, in una rassegna ormai leggendaria, il cui esordio è stato possibile anche grazie a un mio personale contributo.

Il 2025 ha portato grandi novità anche a San Polo: come è cambiata l’anima dei vini e cosa rappresenta oggi il Brunello?
Da quest’anno utilizziamo solo vasche in cemento per vinificazione, affinamento e stoccaggio. È una scelta tecnica precisa e molto meditata: il cemento, grazie alla sua inerzia termica, permette macerazioni più delicate e una micro-ossigenazione naturale che esaltano la verticalità e la purezza del Sangiovese. Inoltre, non conducendo elettricità, isola il vino da cariche che potrebbero interferire con l’equilibrio della struttura tannica, preservando le qualità acquisite durante l’affinamento in legno. L’uso del cemento non cambia l’identità dei nostri vini: la valorizza, rendendola più nitida.

Quest’anno si è chiuso anche il cerchio dell’alleanza culturale con Palazzo Te: perché per voi è così importante andare oltre il vino?
Perché il vino non è solo quel che c’è in bottiglia: è cultura, è bellezza, è racconto di un luogo in tutte le sue espressioni. L’alleanza culturale con Palazzo Te ci permette d’inserirlo in un ecosistema più ampio. Nel 2025 abbiamo celebrato questa partnership con una serie d’importanti iniziative: il terzo vino creato insieme, un gioco dell’oca ispirato al percorso tra Villa Della Torre e Palazzo Te e disegnato dall’artista Flaminia Veronesi, la Cena di Gala con Carlo Cracco nel Cortile d’Onore a Mantova e, infine, la presentazione in villa dell’installazione filmica, visibile a Palazzo Te, di Isaac Julien. Sono tasselli di un percorso attivo che non si esaurisce: anzi, il cerchio continuerà a espandersi, tracciando insieme nuove esperienze e connessioni tra vino e arte.
Quali sono gli orizzonti del 2026?
Puntiamo a rafforzare la nostra crescita internazionale, con particolare attenzione riservata agli Stati Uniti e anche grazie all’introduzione dei nuovi vini veronesi. In Italia, continueremo a investire su ospitalità ed enoturismo: li considero la leva strategica più importante per il nostro Paese. Per questo auspico una semplificazione delle procedure amministrative che oggi ostacolano la crescita del settore, così da rendere più agile e sostenibile lo sviluppo delle attività.
Che immagine porta con sé dal 2025 come insegnamento per il 2026?
L’immagine è quella di un’azienda in movimento, con il coraggio di aprire strade nuove grazie a una squadra giovane, coesa e motivata. Un ruolo fondamentale lo hanno le mie figlie, Carlotta e Caterina: la loro energia e il loro sguardo innovativo arricchiscono il mio modello operativo e il mio modo di lavorare. Guardo al futuro consapevole di aver costruito qualcosa che può durare nel tempo ed essere trasmesso alle generazioni future. La mia eredità non è solo dettata dal lavoro svolto, ma è la capacità di affrontare ogni sfida con entusiasmo e fiducia.































