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Homepage » Meets » L’Oro Morbido: viaggio nell’impero del sughero di Amorim Cork, l’azienda centrata sulle persone

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L’Oro Morbido: viaggio nell’impero del sughero di Amorim Cork, l’azienda centrata sulle persone

  • DI Luca Figini
  • 19 Gennaio 2026
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Dall’Alentejo (Portogallo) allo Spazio fino all’Italia, Amorim Cork – la più antica azienda al mondo nel settore – trasforma la corteccia degli alberi di sughero, che è un legno ma anche un materiale di eccellenza tecnologica e un modello di sostenibilità autentica. Amorim Cork ha il suo baricentro nelle distese silenziose dell’Alentejo (a circa 45 minuti da Lisbona), dove il paesaggio è scandito dalle ombre secolari delle querce da sughero, il ritmo della produzione non è dettato dalla fretta dell’industria, ma da una legge antica: la regola del nove. Ogni albero, la Quercus suber, attende nove anni tra una decortica e l’altra, un intervallo vitale per rigenerare la corteccia. Qui, in Portogallo, ha inizio il nostro viaggio di Amorim Cork, il colosso fondato nel 1870 che ha saputo trasformare un antico rito rurale in un’avanguardia tecnologica globale.

Il sughero, come raccontato da Carlos Manuel Veloso dos Santos, amministratore delegato di Amorim Cork Italia, non è una risorsa da sfruttare ma un vero e proprio “patrimonio da custodire”. La filosofia aziendale è chiara: lavorare con la natura senza violarla. “Siamo uno dei dieci gruppi al mondo che riescono a ottenere questo equilibrio”, dice l’amministratore delegato. Infatti, nessun albero viene abbattuto e la foresta (il montado) è uno degli ecosistemi più ricchi d’Europa, essenziale per la biodiversità, la prevenzione dell’erosione e l’assorbimento di CO2.

Il sughero diventa un vero custode del vino quando si usa come tappo. Il suono di un tappo che salta non è solo un rito, ma l’atto finale di un processo che unisce due secoli di tradizione manuale con la più avanzata tecnologia molecolare. Amorim Cork ha ridefinito il destino di questo materiale, trasformando la corteccia di una quercia in un prodotto ingegnerizzato, pilastro di sostenibilità e innovazione. L’azienda, che esporta oltre il 93% della sua produzione in più di 100 paesi e vende 5,3 miliardi di tappi all’anno, ha basato la sua leadership su una filosofia che si condensa in tre concetti: lavorare in armonia con la natura, debellare il “sentore di tappo” e sviluppare un management centrato sull’uomo.

Il patto con la natura: un’attesa di nove anni

Il viaggio nel mondo di Amorim Cork è iniziato nel montado portoghese perché l’ecosistema di querce da sughero che esprime la filosofia aziendale è radicale: la pianta non viene abbattuta, ma “spogliata” della sua corteccia in un rituale millenario. Si segue la cosiddetta “regola del 9”, ovvero la decortica – eseguita rigorosamente a mano, da sapienti artigiani che si tramandano la conoscenza e usano la sola ascia (machado) – si ripete ogni nove anni, periodo necessario affinché la corteccia si rigeneri. Ogni tronco reca il numero dell’ultima raccolta, garantendo il rispetto dei tempi biologici.

L’estrazione del sughero avviene seguendo il principio della sostenibilità impostando un modello di economia circolare in cui l’attività umana rafforza il territorio. La sughereta è un assorbitore cruciale di CO2 e l’albero, dopo la raccolta, aumenta la sua capacità di catturare carbonio. Il principio è ulteriormente rinforzato da Amorim Cork dalla filosofia “zero sprechi”: negli stabilimenti di lavorazione, lo scarto non esiste. I frammenti non idonei ai tappi vengono trasformati in granulati per edilizia, automotive, design e persino coibentazione e isolamento per le necessità dell’industria aerospaziale (il sughero resiste fino a 700° C). Le polveri residue vengono bruciate per generare energia termica, rendendo gli stabilimenti quasi autosufficienti.

La guerra al TCA: quando la scienza ha sostituito l’olfatto

Abbiamo visitato la sede di Amorim Cork in Portogallo (a Santa Maria de Lamas, circa mezz’ora da Porto) non solo per scoprire come coltiva il sughero ma anche per capire produce i tappi di alta qualità che propone. Sopratutto, per decenni l’unico vero nemico del tappo in sughero e il tallone d’Achille dell’industria è stato il TCA (2,4,6-tricloroanisolo), la molecola responsabile del famigerato “sentore di tappo”. Il TCA non è un veleno, ma una molecola dall’odore sgradevole così potente che “una parte per trilione è già evidente al naso umano”. Nasce come “atto di difesa” di determinate muffe, che reagiscono in presenza di umidità.

Amorim Cork ha risposto a questo problema debellandolo, non eliminandolo, con una strategia titanica basata su tre fasi di lavorazione del sughero destinato ai tappi: prevenzione, controllo e cura, che ha richiesto investimenti in ricerca e sviluppo. Li schematizziamo nel dettaglio:

  1. Prevenzione: inizia dalla foresta di sughero perché si scarta la parte di corteccia bassa più vicina alla terra (e all’umidità). Le plance raccolte sono stoccate su pavimenti cementati e inclinate, poi coperte solo in alto per evitare l’acqua piovana ma lasciate aperte lateralmente, affinché “l’aria possa circolare liberamente e sublimare il TCA, eliminandolo”. Il processo prosegue con la bollitura delle plance per un’ora in acqua a 97°C, che sterilizza e stabilizza le fibre.
  2. Controllo: se una volta i tappi si controllavano “annusandoli”, oggi la scienza ha rivoluzionato tutto. Il sistema NDtech (Non Detectable Technology) è il fiore all’occhiello di Amorim Cork: “Ogni tappo naturale è analizzato individualmente. Il test dura 15 secondi”, spiega Carlos Dos Santos, con macchine a scansione cromatografica che rilevano concentrazioni di TCA rilasciabile superiori a 0,5 nanogrammi per litro. Solo i tappi che superano il controllo vengono commercializzati.
  3. Cura: per i tappi tecnici e microagglomerati, sono state sviluppate tecnologie come XPur e Naturity, quest’ultima in grado di estrarre il TCA riducendo la pressione per abbassare il punto di ebollizione del TCA a circa 140°C, senza distruggere il sughero.

I risultati sono impressionanti: l’incidenza del “sapore di tappo” sui prodotti dell’azienda è ridotta all’1 per mille sui tappi monopezzo e per i tappi tecnici la garanzia sulla neutralità sensoriale è del 100%. Considerando che Amorim Cork produce 21 milioni di tappi al giorno, l’impegno complessivo si traduce in ricerca e sviluppo: ogni anno l’azienda portoghese investe circa 10 milioni di euro in R&D.

Fase della StrategiaAzione Specifica / TecnologiaDescrizione Dettagliata e Obiettivo
1. PrevenzioneSelezione Chirurgica della CortecciaScarto della parte bassa del tronco, più vicina alla terra e più esposta all’umidità e alla muffa, per eliminare il rischio fin dall’origine.
Stoccaggio IntelligenteLe plance vengono impilate e stoccate su pavimenti cementati (non su terra) e coperte solo in alto. I lati vengono lasciati aperti per consentire la circolazione dell’aria, che asciuga e “sublima” (disperde) naturalmente il TCA.
Bollitura ControllataLe plance vengono immerse per un’ora in acqua a 97°C. Questa fase sterilizza, rimuove le impurità, stabilizza le fibre e riduce l’umidità dal 20% al 14% (valore ideale per la lavorazione).
2. ControlloGascromatografia AvanzataUtilizzo del gascromatografo per analizzare quotidianamente 850-900 campioni, rilevando quantità infinitesimali di TCA. Lo scopo è misurare il TCA rilasciabile , ovvero la quantità che potrebbe passare al vino.
NDtech (Non Detectable Technology)Primato mondiale che analizza individualmente ogni tappo naturale in soli 15 secondi . Vengono commercializzati solo i tappi con TCA “non rilevabile” (sotto 0,5 nanogrammi per litro), fornendo una garanzia totale al cliente.
3. CuraROSA (Reactive Oxygen)Primo trattamento su vasta scala, che utilizza vapore e ossigeno reattivo per ridurre l’ 80% del TCA nelle granulometrie di sughero. Ha dimostrato all’industria che il problema era risolvibile.
NaturityTecnologia termodinamica per i tappi naturali. Sfrutta la riduzione della pressione per abbassare il punto di ebollizione del TCA da 246°C a circa 140°C , eliminando il composto senza danneggiare il sughero.
XPurTecnologia molecolare utilizzata per i tappi microagglomerati, che utilizza reattori multipli per estrarre TCA e altri composti indesiderati.
Nuova Lubrificazione (Cera d’Api)Applicazione di uno strato di cera d’api più spesso (6 micron) ai tappi monopezzo per perfezionare l’aderenza con il vetro. Questo assicura una sigillatura ermetica (simile ai tappi tecnici) per i vini a lungo invecchiamento, prevenendo l’ossidazione e mantenendo la capacità del sughero di cedere polifenoli.

Il ruolo decisivo del tappo di Amorim Cork: non è solo un sigillo

Un punto chiave della filosofia Amorim Cork, illustrato da Carlos Dos Santos, riguarda l’interazione tra chiusura e contenuto: “Il tappo è l’ultimo coadiuvante enologico che si mette nella bottiglia. Se si prende lo stesso vino e lo si imbottiglia con dieci tappi diversi, si otterranno dieci vini diversi”.

Fedele a questa logica secondo cui il tappo ha un ruolo decisivo per la conservazione e l’evoluzione del vino, Amorik Cork propone 80 varietà di tappi solo nella sede di Conegliano Veneto, il quartier generale in Italia, dove sono raccolti, immagazzinati e inviati ai partner. In Italia Amorik Cork agisce in modo sartoriale, selezionando il tappo in base alla vita commerciale, al posizionamento e al risultato sensoriale desiderato dal produttore del vino. Il sughero naturale, per esempio, è insostituibile per i vini a lungo invecchiamento grazie alla sua capacità di cedere nel tempo “piccole quantità di polifenoli che aiutano il vino a diventare più armonioso”.

La chiusura è anche un fattore emotivo. Gli studi condotti dallo Iulm di Milano, spiega sempre l’amministratore delegato di Amorim Italia, hanno dimostrato che “quando tu stappi una bottiglia di vino col tappo di sughero, si accende una zona del cervello, nella corteccia prefrontale, che non si attiva quando c’è il tappo a vite”.

L’azienda portoghese ci tiene a sottolineare che il valore del sughero non è solo tecnico, ma anche emotivo e commerciale. È un elemento premium che condiziona la percezione del consumatore, anche dell’esperto. Queste le evidenze mostrate da Amorim Cork:

  • Il Fattore Emotivo (Studio dello Iulm): un’indagine condotta dal Behavior and Brain Lab della Libera Università Iulm di Milano ha dimostrato che, assaggiando lo stesso identico vino, il consumatore giudica sempre migliore quello chiuso con un tappo di sughero rispetto a quello con tappo a vite. L’apertura del sughero accende la corteccia prefrontale, associando il gesto all’alta qualità.
  • Il sughero non respira: è bene smontare il mito popolare secondo cui l’aria passa dall’esterno all’interno del tappo. In realtà, il sughero è impermeabile all’ossigeno esterno. L’aria che influenza l’affinamento è quella poca compresa nel tappo di sughero oppure quella che filtra attraverso l’interfaccia, che è tipica della plastica. A differenza della plastica, il sughero evita che eventuali muffe esterne in cantina penetrino nella bottiglia.
  • Il mercato è in evoluzione: Amorim Cork prevede una contrazione dell’1-2% del consumo globale di vino di fascia basic entro il 2030, a favore di chiusure a basso costo (vite o plastica). Tuttavia, il sughero è destinato a crescere nel segmento premium e luxury e negli Spirits, dove il valore del packaging incide per il 70% sulla decisione d’acquisto e il tappo con la testina in sughero è sinonimo indiscusso di alta qualità (si veda, per esempio, lo champagne con appositi tappi a lamelle circolari per garantire la massima tenuta del sigillo).

Oltre il vino: la versatilità di Amorim Cork

Nonostante il 73.4% delle vendite totali di sughero generate da Amorim Cork sia rappresentato dai tappi, l’azienda ha diversificato il suo raggio d’azione. La divisione Cork Solutions fattura 213 milioni di euro e vanta più di 500 applicazioni per il sughero. Questo comparto è nato anche per valorizzare ogni singolo grammo di sughero, in una perfetta logica di economia circolare. Tra le applicazioni più sorprendenti citiamo:

  • Aerospazio e Nautica: La resistenza al calore del sughero lo ha portato a rivestire parti dei razzi dello Space Shuttle e i motori di Rolls-Royce. Viene inoltre utilizzato per sostituire il teak nelle imbarcazioni di lusso (es. Azimut), in quanto è più leggero, morbido e non riscalda.
  • Moda e Design: Dalle suole delle calzature (come il progetto Asportuguesas, nato da un architetto e incubato da Amorim) ai cruscotti delle Mini, fino ai pavimenti in sughero per l’isolamento acustico. Ci sono poi veri e propri mobili di design ideati da architetti italiani come progetto realizzato dalla sede italiana di Amorim Cork.
  • Sport e Gioco: Il sughero riciclato viene impiegato nei parchi giochi dei bambini, in alternativa alla gomma tossica, e nei campi da calcio per aiutare a mantenere l’erba ed “evita fino al 40% di infortuni”.

L’intervista a Carlos Dos Santos, a.d. di Amorim Cork Italia

Carlos Manuel Veloso dos Santos è amministratore delegato di Amorim Cork Italia e abbiamo avuto modo di parlare lungamente sia in occasione del viaggio per scoprire Amorim Cork in Portogallo, sia nella sede italiana dove abbiamo toccato con mano la filosofia aziendale centrata sulle persone (che approfondiremo di seguito). Da questi duplici incontri nasce la nostra chiacchierata, una sorta di trait d’union tra Italia e Portogallo, perché che si ritrova negli stabilimenti in provincia di Treviso è un po’ la parte conclusiva di un processo lunghissimo.

Bisogna sottolineare l’importanza del tappo: bisogna scegliere il tappo giusto per ogni vino e per ogni bottiglia per avere la garanzia che questo tappo non vada a perturbare l’aspetto organolettico del liquido. Conferma Dos Santos: “Negli ultimi vent’anni, circa tra il 2000 e il 2020, abbiamo lavorato su quello che è l’aspetto sensoriale del sughero. Il sughero è un legno. Come legno ha delle caratteristiche sensoriali tipiche. Perciò che possono andare bene per il vino o possono non andare bene per il vino; dato che i vini non sono tutti uguali, anche i tappi non sono tutti uguali. I tappi interagiscono con il contenuto, con il liquido, perché cedono delle caratteristiche. Il sughero ha questa caratteristica di avere, essendo un legno, i polifenoli. I polifenoli sono interessanti per dei rossi, per dei vini più strutturati, e un po’ meno interessanti per dei vini più fragili, dei vini più freschi. Perciò noi negli anni abbiamo sviluppato tappi che oggi sono dei veri e propri coadiuvanti enologici. Perciò il tappo interagisce con il vino in maniera estremamente positiva o anche negativa”.

Non è un caso che Carlos Dos Santos introduca questo ragionamento: “Se tu prendi lo stesso vino, lo imbottigli con dieci tappi diversi, tu otterrai dieci vini diversi. Perciò la scelta del tappo va ben tarata e questo è il nostro lavoro: Amorim Cork Italia si pone come un sarto del vino. Io chiedo: ma che tipo di risultato tu vuoi ottenere? Qual è la vita commerciale del tuo vino? In funzione di quello, aiutiamo a scegliere il tappo ideale. Tante volte le cantine, per semplificare, usano lo stesso tipo di tappo su tutti i tipi di vini. Ma questo non va bene. Perché? Perché hai dei vini che hanno delle caratteristiche sensoriali che hanno bisogno di evolvere in bottiglia. E se tu metti un tappo che non ti provoca nessuna evoluzione in bottiglia. Per comprendere cosa scegliere bisogna confrontare – assaggiando – il risultato delle diverse varianti di tappattura. Perciò il tappo è fondamentale per affinare un vino in bottiglia. Secondo me bisogna prendere coscienza che il vino, come il miele, non ha una data di scadenza. Perciò questa è un’altra sfida importante e il tappo giusto aiuta a vincerla”.

Dal vostro punto di vista, questa attenzione verso il tappo è nata di pari passo con la ricerca di una maggiore qualità del vino e un innalzamento del prodottoo verso l’alto o è anche frutto di un’attività che avete fatto voi anche di sensibilizzazione?

“Entrambi i fattori hanno portato alla situazione attuale. Negli ultimi anni c’è una grande attenzione a quello che è l’abbinamento tra tappo e vino in funzione del risultato che si vuole. C’è da dire che la situazione economica spinge anche le cantine ad andare su tappi un po’ più economici, scegliendo soluzioni abbastanza standardizzate che spesso non conferiscono la migliore espressione del vino. Noi cerchiamo di fare cultura su questo per spiegare ai clienti che probabilmente su qualche vino si può anche agire così ma su altri bisogna mantenere fede al profilo del vino perché il tappo aiuterà a farlo durare molto più nel tempo”.

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Queste convinzioni secondo voi sono più sul fronte del produttore o del consumatore o entrambi? C

“Il produttore è chiamato a fare le scelte. Il consumatore riceve un prodotto e non riesce a vedere le differenze. È il produttore che ha la conoscenza di tutti gli aspetti e le fasi del proprio vino. Perché nella maggior parte dei casi le persone pensano che il tappo serva per chiudere la bottiglia: non è solo questo. In più c’è tutto l’aspetto legato al fattore premium. Perché quando tu stappi una bottiglia di vino col tappo a vite e stappi la stessa bottiglia di vino col tappo di sughero, e questo è stato dimostrato dal professor Vincenzo Russo del Behavior and Brain Lab della Libera Università Iulm di Milano, che ha misurato l’impatto del sounding nell’apertura della bottiglia. E quando tu stappi e assaggi lo stesso vino ma uno proviene da una bottiglia col tappo a vite e l’altro proviene da una bottiglia col tappo di sughero, si è portati a dire che quello col tappo di sughero è meglio nonostante sia lo stesso vino. Questo aspetto legato alla reazione emotiva quando si vede stappare una bottiglia e non a caso questa reazione è sinonimo di un vino di alta qualità. Abbiamo dunque compiuto uno studio con consumatori non esperti ed esperti: entrambi i campioni sostenevano che il vino migliore era quello con il tappo di sughero”.

Investite tantissimo in ricerca e sviluppo, anche per controllare al massimo la filiera di produzione e proporre tappi di altissima qualità. Perché è importante questo sforzo enorme?

“Da anni controlliamo tutta la filiera. Per quale motivo? Perché uno dei principali fattori di rischio nella lavorazione del sughero è proprio la prima lavorazione. Cioè da quando si raccoglie il sughero e lo si prepara a diventare tappo. Perché nella fase di stoccaggio e nella fase soprattutto di preparazione della materia prima è quando aumenta il rischio di inquinamento del sughero per presenza di determinati funghi. Infatti questa è la strategia preventiva che noi facciamo. Che cosa vuol dire? Noi abbiamo una superficie pari a circa 1.200 campi da calcio cementati per stoccare il sughero. Una volta il sughero veniva stoccato in foresta, sopra la terra, e noi sappiamo che la terra è il conduttore che provoca la presenza massiccia del TCA. Oggi il sughero viene stoccato una volta estratto in pavimenti cementati. Dopo, questi pavimenti sono inclinati per favorire il passaggio dell’acqua. Un’altra cosa: copriamo tutte queste pile di sughero con dei teloni per evitare che con la pioggia l’acqua ristagni dentro e possa formare delle muffe e del sughero putrido. Tutti questi sono degli accorgimenti che se tu non controlli questa fase della produzione dopo tu ti trovi più avanti un problema legato proprio alla salubrità del sughero. Abbiamo dieci aziende che curano tutta la parte di preparazione e stoccaggio della materia prima”.

E poi come sceglie quale tappo sviluppare e produrre?

“Ci sono due grandi famiglie di tappi: quelli tecnici, ossia tappi che incorporano pezzi di sughero intero e granina o solo granina, e ci sono i tappi interi che sono i tappi fatti da un singolo pezzo. La cosa che contraddistingue questi prodotti è l’aspetto legato alla naturalezza del prodotto. Perché quando tu hai un tappo intero, hai un tappo di altissima qualità pensato per i grandi vini: ovviamente costa di più e questo tipo di prodotto va destinato ai vini a lungo invecchiamento. Tuttavia il 90% di tutta la produzione mondiale di vino comprende vini che sono consumati nell’arco di pochi anni (tre o cinque). Allora sono nati tutta una serie di prodotti tecnici in sughero fatti con granine di sughero e aggiunta di rondelle in alcuni casi che permette non solo di avere un’ottima performance da un punto di vista sensoriale per dei vini che possono avere dai 12 ai 36 mesi in bottiglia, ma soprattutto hanno anche un costo contenuto. Perciò l’industria si è molto specializzata nel dare al mercato quello che il mercato ha bisogno”.

Come è cambiata Amorim Cork da quando sei entrato ad oggi in Italia ma anche nel mondo?

“È cambiata tantissimo. Eravamo un gruppo industriale molto forte orientato alla produzione di semilavorati che noi vendevamo a terzi. Oggi siamo un gruppo che vende il prodotto finito. Ci siamo costruiti la nostra rete di distribuzione che è composta da 56 filiali in tutto il mondo per avere una presenza diretta nei principali mercati, come in Italia dove abbiamo la filiale più grossa del nostro gruppo. Questa struttura ritengo sia una forza enorme. Se riporto questa storia a me – lavoro in Amorim Cork da 35 anni – è rappresentativa di come funzionano le cose in questa azienda. Ho cominciato come assistente della direzione commerciale, dopo un anno mi hanno fatto direttore commerciale, mi hanno fatto diventare direttore commerciale di tutto il Mediterraneo dove ho lavorato per otto anni come direttore commerciale, dopo mi hanno invitato a sviluppare il progetto Italia. Allora io ho imparato tantissimo con delle persone che mi hanno insegnato tantissimo. Io ho avuto la fortuna di lavorare col più grande imprenditore del Portogallo, Américo Amorim, che è scomparso otto anni fa, e con lui ho imparato il pragmatismo di dire le cose con poche parole, cercare di andare subito al sodo delle cose. Ho imparato col vicepresidente di Amorim la capacità di delegare perché lui a 24 anni mi ha fatto diventare direttore commerciale. Ero appena arrivato da un anno e io mi sono trovato tutta questa responsabilità. Allora questi due insegnamenti sono stati fondamentali per far crescere ormai qualche centinaia di persone che ha lavorato con me perché la delega di responsabilità diventa il migliore strumento che tu hai per allenare le persone. A me piace il management umano e trasversale non piramidale, basato su un dialogo aperto e diretto. A partire da qui ho cominciato a sviluppare nella mia testa un modello basato proprio sull’aspetto umano per valorizzare le persone, dove tu riesci a sviluppare il talento delle persone. Da qui nasce tutta l’analisi attitudinale, andare a capire quali sono le attitudini giuste per fare un determinato lavoro”.

La gestione della sede italiana di Amorim Cork è soggetta a tanta attenzione da parte di Carlos Dos Santos: “Voglio creare un ecosistema dove tu possa sprigionare il tuo talento facendo sentire a proprio agio le persone. È ovvio che dobbiamo raggiungere dei risultati perché siamo un’azienda privata ma come conseguenza di tutto quello che ti metto a disposizione per arrivare a un determinato traguardo. Ecco, su questo noi credo che abbiamo sviluppato un modello non solo unico nel nostro gruppo ma credo anche molto unico in Italia perché il tipo di approccio che noi abbiamo con i nostri collaboratori, che passa per un ambiente bello dove la gente si senta bene, un ambiente dove tu tratti bene le persone, dove c’è il benessere aziendale, dove c’è la ricerca della felicità nel mondo del lavoro, va al di là del lavoro. Su questo credo che abbiamo negli anni raffinato un modello fatto dalla certificazione Family Audit, 47 misure di conciliazione vita-lavoro, fatto dal progetto delle organizzazioni positive, un progetto bellissimo che porta gli aspetti della felicità nell’ambiente di lavoro e, per ultimo, della parità di genere”.

In questo percorso è importante conquistare l’attenzione delle nuove generazioni: perché?

“Perché i giovani sono sempre meno. Questa è la questione. Viviamo in uno stato che è il terzo paese più invecchiato al mondo dove si fanno 1,2 figli a coppia e nella maggior parte dei casi questi figli vanno via. Se noi creiamo belle aziende con condizioni interessanti per i ragazzi, non solo economiche ma anche a livello di quello che è il proposito delle aziende, e allora diventi attrattivo verso le nuove generazioni. E si evita che l’azienda invecchi, perdendo così la capacità di innovare, la capacità di portare qualcosa di nuovo. Allora noi dobbiamo diventare attrattivi per i ragazzi. Infatti tutto quello che noi facciamo è quello che si chiama l’employer branding: creiamo un marchio di fabbrica che interessa ai ragazzi. Se si vuole continuare a innovare, a spingere sull’acceleratore, bisogna puntare sulle nuove generazioni”.

Un management umanista in Amorim Cork Italia

In un mercato del lavoro che evolve rapidamente, Amorim Cork Italia ha consolidato il proprio modello di welfare aziendale trasformando l’attenzione alle persone in un vero fattore competitivo. Con certificazioni quali Family Audit, Parità di Genere e il percorso Org+ (Organizzazione Positiva). L’azienda racconta un impegno reale, costruito nel tempo, che dimostra come benessere delle persone e risultati economici possano crescere insieme.

Il primo aspetto determinante da sempre nella storia dell’azienda è la vision appena descritta dell’amministratore delegato Carlos Veloso dos Santos, che dall’ambiente trae origine per arrivare alle persone, proprio come i tappi in sughero che Amorim Cork Italia produce: “Quando si parla di sostenibilità si pensa subito all’ambiente, mentre è poca l’attenzione alle persone. Per noi, invece, costituiscono il principale valore. Oggi, poi, ci troviamo di fronte alle nuove generazioni che cercano il ‘purpose’, vogliono che il lavoro sia uno strumento per costruire la loro felicità. Troppe persone vivono il lavoro come un peso: vogliamo cambiare questa situazione”. Per questo abbiamo iniziato un percorso più di 10 anni fa, in parte sintetizzato dai collaboratori a seguire, basato sul benessere in azienda, che darà origine al libro ‘Ho sognato un’azienda felice’, che distribuirò il prossimo anno quando compirò 60 anni”.

“Il modello di Amorim Cork Italia si basa su solide evidenze scientifiche” – spiega Dennis Tonon, responsabile del team Energizzatori (ovvero gruppo, interno a un’azienda, formato per promuovere benessere, connessione e cultura positiva in azienda, facilitando il coinvolgimento dei colleghi e supportando il cambiamento organizzativo) – “Oggi numerose ricerche dimostrano che il benessere delle persone ha un impatto diretto e misurabile su performance e risultati economici. Le aziende che promuovono una cultura positiva ottengono benefici concreti in termini di affidabilità, innovazione, fidelizzazione e qualità delle decisioni. Su queste basi nasce il modello Org+, fondato su tre pilastri: purpose (traducibile come “intento”, n.d.r.) condiviso, leadership positiva e coerenza culturale. Questi principi prendono forma nell’Amorim ImpAct System (AIS), un approccio strategico che integra persone, metodo e sistema per creare risultati sostenibili nel tempo”.

Con 61 collaboratori, età media di 44 anni e un equilibrio generazionale che va dai Boomers (2%) alla Gen Z (11%), Amorim Cork Italia ha strutturato un approccio HR completo: “Abbiamo il 59% di donne in azienda e per noi una donna incinta è un dono – sottolinea Eleonora Moret, responsabile Risorse Umane, che continua: La nostra politica di neogenitorialità prevede 10 giorni di congedo retribuito al 100% per i padri, a fronte dei 2 previsti da legge, ma anche smart working nel primo mese e bonus di 500 euro per il nascituro. Valorizzare le persone non è solo un’opzione è una strategia, dal processo di selezione trasparente all’onboarding con Welcome Kit, dalla formazione continua con la Cork Academy ai test psico-attitudinali ogni tre anni. Il percorso per la Certificazione sulla Parità di Genere, poi, ottenuta il 10 aprile 2025, è stato il risultato di oltre un anno di lavoro. Abbiamo anche una politica di ‘tolleranza zero’, contro ogni forma di discriminazione”.

Dal 2018 l’azienda rinnova anche la certificazione Family Audit della Provincia Autonoma di Trento. Come racconta Marta Donadel, responsabile del progetto: “Sono state attivate oltre 40 misure di conciliazione vita-lavoro, rivolte a tutti i collaboratori. Tra queste:

  • consegna settimanale gratuita di frutta fresca biologica e a km 0 dalla cooperativa sociale Terra Fertile, che supporta l’inserimento lavorativo di giovani con disabilità;
  • il pranzo per tutti i dipendenti anche per quelli che abitano vicino all’azienda con la possibilità di scegliere 5 diversi tipologie di locale;
  • 17 biciclette aziendali per la mobilità sostenibile e per spostarsi anche nella pausa pranzo;
  • lezioni di ginnastica dolce due volte a settimana gratuite per tutti;
  • check-up sanitari completi annuali che sono un investimento a supporto concreto di un’opera di prevenzione e sostegno alla salute;
  • team building nella natura e Family Day per favorire il senso di aggregazione e condivisione, sia tra colleghi che con i propri affetti.

Il risultato è un’organizzazione dove ognuno si sente parte attiva di un progetto collettivo di crescita, un luogo dove ogni talento ha spazio per fiorire”.

Conclude Amorim Cork: “Come il sughero che non disperde nulla di sé e si rigenera sulla quercia ogni nove anni, così l’azienda coltiva una cultura che si rinnova continuamente, mettendo radici profonde nel territorio e guardando al futuro con la consapevolezza che investire nelle persone significa investire nella sostenibilità più autentica: quella che genera valore condiviso e duraturo”.

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