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Il vino italiano conquista le aste mondiali: il cambio di passo nel 2025 su iDealwine

Italian wine conquers global auctions: the 2025 turning point on iDealwine, one of the market’s most remarkable performances
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Il mercato dei fine wine cambia passo. E nel nuovo equilibrio emerge un protagonista che sorprende per capacità d’intercettare la rinnovata domanda: il vino italiano. “In iDealwine abbiamo chiuso il 2025 con un fatturato complessivo di 58 milioni di euro”, esordisce Angélique de Lencquesaing, co-fondatrice di iDealwine. “Per quanto riguarda le tendenze del mercato delle aste, nel 2025 abbiamo osservato un calo del 9% del prezzo medio per bottiglia, ma un aumento del 19% dei volumi venduti. Questo suggerisce che gli acquirenti abbiano prestato grande attenzione ai prezzi: meno battaglie sui rilanci, meno determinazione ad assicurarsi una bottiglia a qualsiasi costo”. Meno euforia, più razionalità nello scenario odierno: un contesto dove il vino italiano firma una delle performance più interessanti del mercato secondario globale.

https://winecouture.it/2026/04/24/il-mercato-dei-fine-wines-cresce-controcorrente-cosa-racconta-il-barometro-idealwine-2026

Il vino italiano nelle aste iDealwine: +33% nei volumi e +37% a valore nel 2025

Se il mercato, infatti, nel suo complesso rallenta sul fronte dei prezzi, l’Italia accelera. Nel 2025, le aste iDealwine hanno registrato oltre 10.000 bottiglie tricolori aggiudicate, in crescita rispetto al 2024. Il valore complessivo ha sfiorato il milione di euro, con un incremento del 37%.

Un dato ancora più significativo se letto insieme alla dinamica dei prezzi: mentre la media globale è calata di circa l’8%, quella dei vini italiani cresce del 2%, attestandosi a 96 euro.

“I vini italiani rappresentano il 50% di tutti i vini non francesi venduti all’asta sul nostro portale, anche se questa categoria rappresenta solo il 6,5% dei volumi totali”, spiega Angélique de Lencquesaing.

La domanda per le etichette dal Bel Paese ha subito nel 2025 un vero e proprio rimbalzo rispetto agli anni precedenti, crescendo di un terzo. L’interesse è evidente: “Questa performance dimostra chiaramente il forte appeal dei vini italiani tra i collezionisti”.

Nel ranking delle aste iDealwine, l’Italia si conferma il primo vigneto straniero e il sesto per domanda. Le etichette tricolori rappresentano il 51% dei volumi e il 54% del valore di tutti i vini non francesi battuti all’asta. Un risultato che consolida il ruolo del Bel Paese come alternativa sempre più ricercata nell’universo dei fine wine.

Questa performance s’inserisce in un mercato in evoluzione, dove gli appassionati stanno iniziando a guardare a nuovi produttori e territori fuori Francia. “Negli ultimi anni, gli appassionati hanno ampliato i propri orizzonti oltre le regioni tradizionali dei fine wine”, evidenzia Angélique de Lencquesaing. “Molti si divertono a scoprire produttori prima che raggiungano notorietà e prezzi elevati. Questo ha portato alcune regioni meno note a registrare crescite molto significative nei volumi scambiati”.

Rossi dominanti, Piemonte e Toscana al centro

Il messaggio del mercato delle aste è netto: i vini rossi italiani dominano in modo quasi assoluto, rappresentando il 95% dei volumi e il 97% del valore totale. Il loro prezzo medio, pari a 98 euro, supera la media complessiva del vigneto italiano.

Geograficamente, la mappa è altrettanto chiara, con il baricentro che resta saldo: il Piemonte concentra il 60% delle bottiglie aggiudicate, seguito dalla Toscana con il 21%.

Parliamo di territori che continuano a incarnare le due anime del fine wine tricolori: da un lato la finezza e la longevità del Nebbiolo, che richiama quella del Pinot Nero borgognone, dall’altro la struttura e il respiro internazionale dei grandi rossi toscani, che evocano i modelli bordolesi.

Accanto a questi due poli, si fanno strada anche Veneto, Sicilia e Abruzzo, che pur con quote più contenute dimostrano una crescente attenzione da parte degli acquirenti.

Il vino italiano conquista le aste mondiali: il cambio di passo nel 2025 su iDealwine di una delle performance più interessanti del mercato

Il vino italiano all’asta su iDealwine e il valore del tempo

Se c’è, però, un elemento che definisce il comportamento dei collezionisti rispetto alle etichette italiane è la ricerca di vini già pronti, con una storia alle spalle.

Nel 2025, il 41% delle bottiglie tricolori aggiudicate ha più di 20 anni, mentre un ulteriore 24% si colloca nella fascia tra il 2006 e il 2015. È un dato di grande rilevanza, perché conferma la crescente fiducia nella capacità dei vini italiani di attraversare il tempo e ne certifica l’ingresso a pieno titolo nel circuito del collezionismo internazionale.

Il successo dell’Italia nelle aste iDealwine si fonda poi sull’equilibrio sottile tra tradizione e scoperta, tra nomi storici, in particolare piemontesi, e produttori capaci d’interpretare i territori con una visione personale.

Così, la Toscana mantiene una posizione di rilievo, incarnando l’aristocrazia del vino tricolore: se Tenuta San Guido e Ornellaia restano punti di riferimento, con dinamiche di mercato influenzate da cuvée iconiche come Sassicaia e Masseto, la famiglia Antinori si conferma tra i protagonisti anche nel 2025 con Tignanello e Solaia. Accanto ai grandi nomi, emergono outsider come Quintarelli in Veneto e Frank Cornelissen sull’Etna, a testimonianza di un mercato sempre più aperto.

Il vino italiano conquista le aste mondiali: il cambio di passo nel 2025 su iDealwine di una delle performance più interessanti del mercato

La classifica delle tenute più rappresentate nelle aste iDealwine riflette la dinamica, con i primi 20 produttori che concentrano il 55% del valore totale, pur lasciando spazio anche a realtà più piccole. Il Piemonte domina la scena, con 14 cantine in classifica, e al vertice si afferma Comm. Giovan Battista Burlotto, che sopravanza le icone toscane. Un primato che riflette un ritorno a vini capaci di esprimersi pienamente solo dopo anni. Non a caso, le bottiglie più richieste tra i vini italiani spaziano dagli anni ‘80 fino a millesimi storici come 1973, 1971, 1961 e persino 1951.

In questo contesto, il mercato premia figure come Giacomo Conterno, Bartolo Mascarello, Gianfranco Soldera, Angelo Gaja e Roberto Voerzio.

Tra le bottiglie più iconiche spicca Sassicaia 1985, considerato uno dei migliori millesimi di sempre, aggiudicato a 2.629 euro. La stessa annata compare anche in altri grandi vini, come il Barolo Riserva Monfortino di Giacomo Conterno e Le Pergole Torte di Montevertine.

Il confronto tra Piemonte e Toscana continua anche in questo segmento, con una leggera prevalenza piemontese nel numero di etichette presenti, ma con i toscani a conquistare la vetta della classifica.

Oltre Piemonte e Toscana: la nuova partita del vino italiano

Il 2025 su iDealwine racconta, però, anche del ritorno di Emidio Pepe nella Top 20, dopo quattro anni di assenza ma oggi nuovamente al centro dell’attenzione dei collezionisti con millesimi dal 1973 al 1982 capaci di raggiungere quotazioni fino a 300 euro a bottiglia. Un segnale chiaro di come il mercato stia riscoprendo interpretazioni fuori dai circuiti più battuti.

È lo stesso movimento che apre la strada ai nuovi territori del desiderio: dal Veneto di Quintarelli, con il suo Amarone Classico Superiore 1993 battuto a 601 euro, alla Sicilia di Frank Cornelissen, dove Magma ha raggiunto nel 2025 i 401 euro.

È qui che il vino italiano gioca una partita nuova: non solo attraverso le sue denominazioni più iconiche, ma anche grazie a una costellazione di produttori capaci di raccontare storie diverse, spesso più intime, ma sempre più rilevanti.            

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