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Dazi Usa e vino italiano: impatto anche sulla filiera americana

After months of decline, Italian wine shows first signs of recovery in the U.S., while extra‑EU markets remain mixed.
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I dazi Usa tornano a pesare in modo significativo sul settore vitivinicolo, alimentando un clima di incertezza che penalizza imprese e mercati. A lanciare l’allarme è Unione Italiana Vini (UIV), all’indomani della bocciatura della Corte del Commercio internazionale ai nuovi dazi globali e delle tempistiche dettate dal presidente Donald Trump per il rispetto dell’accordo commerciale di Turnberry, siglato in Scozia lo scorso agosto. Il quadro che emerge è quello di una filiera sotto pressione, colpita non solo dalle misure tariffarie, ma anche dall’instabilità normativa che rende difficile programmare investimenti e strategie commerciali. Secondo Unione Italiana Vini, come previsto, i dazi hanno indebolito l’export italiano verso gli Stati Uniti, ma hanno colpito in modo rilevante anche la filiera e la rete commerciale americana. A confermarlo è la United States Wine Trade Alliance (USWTA), che nei giorni scorsi ha diffuso un commento ufficiale nel dibattito pubblico sulle misure tariffarie.

Gli operatori americani – importatori, distributori, produttori, ristoratori ed enotecari – parlano di un “danno reale, diffuso e sostenuto da aziende americane lungo tutta la filiera del vino, con un calo delle vendite tra il 5% e il 15% o anche superiore”.

Il ridimensionamento dell’offerta è particolarmente evidente nel canale della ristorazione, dove i vini europei rappresentano una componente ad alta marginalità.

L’impatto dei dazi Usa sulla filiera americana del vino: meno etichette nei ristoranti e calo della varietà

L’effetto dei dazi Usa si traduce anche in una riduzione concreta della presenza dei vini europei nei menu statunitensi. Secondo i dati Datassential, richiamati da Uiv, in tutti gli Stati Uniti i ristoranti propongono oggi il 37% in meno di etichette di vino bianco e il 26% in meno di etichette di vino rosso.

Un fenomeno che colpisce un segmento strategico, considerando che nella ristorazione i vini europei generano margini lordi attorno al 60%, incidendo in modo diretto sulla sostenibilità economica degli operatori.

Export di vino italiano in Usa, Frescobaldi (Uiv): “Minacce e bocciature amplificano l’incertezza”

A esprimere la posizione dell’Unione Italiana Vini è il presidente Lamberto Frescobaldi, che sottolinea come l’effetto più dannoso non sia solo economico, ma anche legato alla mancanza di chiarezza sul futuro delle relazioni commerciali.

“In materia di dazi americani, le recenti minacce e bocciature amplificano l’incertezza: per le imprese è un danno che si aggiunge al danno. La speranza per gli imprenditori del vino è poter ridurre, per quanto possibile, l’indeterminatezza attraverso la ratifica l’accordo di Turnberry, ben consapevoli che comunque non faremo festa per questo”.

Uiv lancia l’allarme sui dazi Usa: export vino italiano in calo del 20% nel primo trimestre e meno etichette europee nei ristoranti americani.

La ratifica dell’accordo viene quindi indicata come un male necessario, utile almeno a ridurre l’instabilità che grava sul settore.

Dal lato italiano, i numeri dell’Osservatorio Uiv confermano la portata della crisi. Nel 2025 l’export verso gli Stati Uniti ha registrato un calo complessivo del 9,2%, pari a 178 milioni di euro, con un -23% concentrato nell’ultimo semestre dell’anno.

Il primo trimestre del 2026 si è chiuso con un gap tendenziale attorno al -20%, pari a 105 milioni di euro, configurandosi come il peggior inizio d’anno dal 2022. Secondo l’Osservatorio, tuttavia, dopo nove mesi consecutivi in territorio negativo, già ad aprile le vendite sono attese in leggera risalita, segnale di un possibile mini-rimbalzo.

Il quadro delineato da Uiv evidenzia come il tema dei dazi Usa non riguardi solo il commercio internazionale, ma abbia ripercussioni strutturali sull’intero ecosistema del vino, sia in Europa sia negli Stati Uniti. In questo contesto, la priorità per le imprese resta la riduzione dell’incertezza, condizione necessaria per tornare a pianificare con maggiore serenità produzione, export e investimenti. La ratifica degli accordi commerciali, pur non risolutiva, viene vista come un passaggio indispensabile per riportare un minimo di stabilità in uno scenario ancora fortemente instabile.

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