Ci sono degustazioni che aiutano a osservare e delineare come un’intera idea di vino cambi nel corso del tempo. È ciò che è accaduto a Milano, lo scorso 6 maggio, durante una verticale dedicata al Brunello di Montalcino CastelGiocondo di Marchesi Frescobaldi. Condotto dallo stesso presidente Lamberto Frescobaldi, il viaggio a ritroso nel tempo ha messo a confronto quattro vendemmie simboliche – 2021, 2016, 2006 e 1995 –, una per ciascun decennio dall’acquisizione della tenuta da parte della storica famiglia. Una degustazione costruita non soltanto per misurare l’evoluzione del Brunello CastelGiocondo, ma anche per raccontare il cambiamento di Montalcino stessa, della viticoltura toscana e della ricerca stilistica che ha attraversato il mondo del vino negli ultimi quarant’anni.
CastelGiocondo: il Brunello secondo Frescobaldi
Dominata dall’antica torre medievale e immersa tra boschi e vigne nella parte sud-occidentale di Montalcino, CastelGiocondo rappresenta una delle proprietà storiche del Brunello. La tenuta si estende per circa 815 ettari, di cui 235 vitati, circondati da quasi 700 ettari di bosco, in un equilibrio climatico segnato dalle brezze tirreniche e dall’influenza dell’Amiata.
“CastelGiocondo è un luogo unico a Montalcino, dove la grande varietà di esposizioni e di terreni – galestro, argille e sabbie plioceniche – regalano a questo Brunello infinite sfumature”, ha spiegato lo stesso Lamberto Frescobaldi introducendo la verticale.

L’acquisizione della proprietà da parte della famiglia risale al 1988, ma il legame con Montalcino era iniziato già prima. “Montalcino nel 1973, quando mio padre Vittorio la iniziò a visitare, aveva soltanto 180 ettari vitati. Era un’area scarsamente sviluppata”, ha ricordato il presidente di Marchesi Frescobaldi durante la degustazione milanese.
Oggi gli ettari vitati della denominazione superano i 4mila, con oltre 2.000 dedicati al Brunello. Una crescita che Frescobaldi ha definito “organica”, capace nel tempo di mantenere un equilibrio tra sviluppo produttivo e assorbimento del mercato.
La promessa del Brunello CastelGiocondo 2021 e la nuova sfida climatica a Montalcino
La degustazione si è aperta con il Brunello di Montalcino CastelGiocondo 2021, annata oggi in commercio e introdotta da Lamberto Frescobaldi come una “bella vendemmia”.
Dal punto di vista climatico, il 2021 è stato segnato da una stagione dinamica: inverno mite e piovoso, germogliamento anticipato e successivo brusco abbassamento delle temperature ad aprile, prima di un’estate lunga e calda ma sostenuta da importanti escursioni termiche.
Nel calice, l’assaggio racconta un Brunello inizialmente austero, quasi amaricante, dominato da frutto nero scuro e susina matura. La freschezza sostiene il sorso, mentre la struttura sembra ancora trattenersi, aprendosi lentamente nel bicchiere. Più che una piena espressione immediata, appare oggi come una promessa di stratificazione e profondità futura.
È anche l’annata che apre inevitabilmente il tema del cambiamento climatico. “Oggi a Montalcino il cambiamento climatico è dettato soprattutto dalle primavere anticipate a cui segue poi di nuovo il freddo, con i rischi di gelate che ne conseguono”, ha osservato Frescobaldi.
2016: il dinamismo di una delle grandi annate moderne
Il salto al 2016 ha portato nel calice un Brunello completamente diverso. Il frutto di una vendemmia che Lamberto Frescobaldi eleva a “una delle migliori annate di sempre”, figlia di una stagione lunga, complessa ma estremamente equilibrata.
Dopo un inverno mite e una primavera fresca e piovosa, l’estate calda ma priva di eccessi, insieme alle piogge di agosto e alle forti escursioni termiche di settembre, hanno permesso di ottenere uve perfettamente mature e sane.
Nel calice, il 2016 appare dinamico e slanciato. L’assaggio ne evidenzia soprattutto l’esuberanza del frutto e il tannino teso, sostenuto da una freschezza che allunga il sorso e lascia una memoria persistente di frutto nero.
È un Brunello che oggi sembra trovarsi in una fase di straordinario equilibrio: già pronto alla beva ma ancora difficile da decifrare nel suo potenziale evolutivo. “Il domani è un curioso punto di domanda”, ha annotato chi scrive durante la degustazione.




2006: quando Montalcino cercava ancora potenza e concentrazione
Con il 2006 si è fatto l’ingresso, invece, in un’altra epoca stilistica del Brunello di Montalcino.
“Il 2006, insieme al 2007, è stato uno spartiacque di una viticoltura che a Montalcino cercava vini molto strutturati”, spiega Lamberto Frescobaldi.
L’annata fu favorita da un andamento climatico regolare, con estate calda ma agosto più fresco e precipitazioni moderate che permisero maturazioni omogenee e vini costruiti per la longevità.
Nel calice, il CastelGiocondo 2006 mostra ancora un frutto marcato e una struttura importante, ma anche una vena amaricante che richiama la 2021. Austero, concentrato, meno disteso della 2016 in termini di bevibilità ma molto più centrato sulla potenza e sulla materia.
“Piace o non piace”, è forse la sintesi migliore per un Brunello figlio di un momento storico in cui il concetto di estrazione aveva ancora un ruolo centrale.
1995: la longevità del Brunello di Montalcino CastelGiocondo e il fascino dell’evoluzione

Il gran finale della verticale ha visto salire in cattedra il Brunello di Montalcino CastelGiocondo 1995, annata che le note tecniche definiscono addirittura “annata del secolo”.
Una stagione iniziata con temperature primaverili molto basse e ritardi vegetativi, proseguita con un’estate fresca ma piovosa e umida, prima di una maturazione lenta e progressiva che portò a uve perfettamente sane.
Nel calice il vino mostra inevitabilmente l’evoluzione del tempo, ma senza perdere dinamismo. Il tannino dialoga ancora con una marcata acidità, mentre il frutto vira verso la prugna matura mantenendo una sorprendente vitalità gustativa.
Per gusto personale, chi scrive non opterebbe per questa scelta, nonostante ci si trovi innanzi a un vino assolutamente vivo, un Brunello che dimostra come CastelGiocondo riesca – ancora oggi, a distanza di più di un trentennio – a sostenere il peso degli anni senza spegnersi.
Come è cambiato il Brunello secondo Frescobaldi
La degustazione si chiude con una riflessione che attraversa idealmente tutte e quattro le annate.
“Tra il 1995 e il 2021 è cambiata la ricerca dell’estrazione, che oggi è minore. È mutato anche il passaggio del salasso, con meno concentrazione rispetto al passato. Si cercano vini meno ricchi nella struttura e meno focalizzati sulla potenza”, ha spiegato Lamberto Frescobaldi.
Un’analisi che sintetizza perfettamente l’evoluzione non soltanto di CastelGiocondo, ma di un’intera idea contemporanea di Brunello di Montalcino: meno costruzione muscolare, più tensione, leggibilità territoriale e dinamismo del sorso. E proprio qui, forse, sta il senso più profondo della verticale milanese di CastelGiocondo: non raccontare soltanto come invecchia un vino, ma come è cambiato nel tempo il modo stesso di pensare il Sangiovese a Montalcino.






























