Per Sandro Boscaini il Pinot Nero è una ricerca che ha attraversato decenni, osservazione dei territori e tentativi anche non riusciti, fino a trovare oggi una forma finalmente compiuta in Oltrepò Pavese. Qui nella Tenuta Casa Re, a Montecalvo Versiggia, Masi ha individuato un clone specifico, grazie al supporto del professor Lucio Brancadoro dell’Università di Milano, per dare vita a un nuovo capitolo che nasce lontano dalla Valpolicella, ma perfettamente coerente con la visione di Mister Amarone: inseguire l’essenza del vino, senza compromessi. Un progetto che affonda le radici in una predilezione profondamente personale e che ora assume i tratti del Pinot Noir Del Re 2024 Pavia Igt.

Una novità frutto della passione di Mister Amarone Sandro Boscaini per il vitigno più nobile
Una passione, quella del presidente di Masi per il vitigno più nobile, dichiarata e coltivata nel tempo: “Il Pinot Nero è il vino, senza se e senza ma: essenziale e mai esibito; non ama gli eccessi”, ci spiega.
Una dichiarazione che suona quasi come un manifesto, soprattutto se arriva da chi ha costruito la propria storia su uno dei rossi più strutturati al mondo.
Per arrivare al traguardo che si era prefissata, Masi ha cambiato, per necessità, coordinate. Il Pinot Nero – lo dice chiaramente Boscaini – “ama i luoghi dove si sente bene”. E non sempre quei luoghi coincidono con quelli della tradizione aziendale.

Dopo studi che hanno condotto a sondaggi sulle alture della Valpolicella, la risposta si è materializzata in Oltrepò Pavese. Un territorio spesso sottovalutato, ma che rappresenta la terza area al mondo per diffusione del più nobile dei vitigni. Qui, nella Tenuta Casa Re acquisita nel 2023, 15 ettari a corpo unico dedicati interamente alla varietà su suoli calcarei e marnosi che restituiscono finezza più che potenza, è nato oggi il Pinot Noir Del Re 2024.
La novità in casa Masi, per Boscaini, non è solo un progetto agronomico. È passione, come detto, che convive con l’identità storica di Masi, ma anche con una quotidianità fatta di rituali domestici: “Come il Lambrusco mantovano, tanto amato da mia moglie, il Pinot Nero è la mia bottiglia della domenica”.
Masi presenta il Pinot Noir Del Re 2024 Pavia Igt
Oggi il percorso di Masi dedicato al Pinot Nero nel Pavese assume tre espressioni: due spumanti Metodo Classico Docg, Moxxé del Re Brut e Rosé, e il Pinot Noir Del Re, sintesi della ricerca stilistica di Boscaini che racconta una misura in bottiglia e un desiderio di autenticità nel calice.
È proprio questa tensione a guidare il Pinot Noir Del Re 2024, che si presenta come un rosso elegante, costruito sulla sottrazione più che sull’accumulo.
L’affinamento di sei mesi in rovere accompagna, senza sovrastare, un profilo fatto di finezza, tannini sottili e una trama aromatica che gioca su sfumature floreali e fruttate. Il risultato è un vino che si muove su un equilibrio contemporaneo: complesso ma accessibile, capace d’intercettare una domanda sempre più orientata verso leggerezza, bevibilità e precisione stilistica.

Un vino che s’inserisce in un fil rouge pienamente attuale, condiviso anche da alcune interpretazioni più recenti della Valpolicella: meno struttura forzata, più freschezza e autenticità. “Un vino naturale così com’è, che dimostra la sua uva e il suo territorio”. Se i Valpolicella giocano su una maggiore acidità e immediatezza, i Pinot Nero si muovono su un registro diverso: eleganza, finezza del frutto e assenza di eccessi. Non può essere “ingrossato”, precisa Boscaini, né forzato. Deve semplicemente essere sé stesso.
La scelta dell’Oltrepò Pavese, poi, non è solo agronomica, ma strategica, offrendo condizioni pedoclimatiche ideali e, al tempo stesso, un potenziale ancora inespresso sul piano internazionale. “Pinot Noir del Re s’inserisce nella strategia di Masi volta a valorizzare i territori”, afferma Boscaini. “Siamo pronti, con il dovuto rispetto, a contribuire al nuovo respiro internazionale dell’Oltrepò Pavese mettendo a servizio del Pinot Nero il nostro patrimonio storico, il know-how tecnico e la vocazione all’export”.
Sul piano del mercato, dunque, la visione è chiara. L’Oltrepò Pavese ha spazio per affermarsi, soprattutto se riesce a raccontarsi in modo più efficace. In questo senso, la scelta di utilizzare “Pinot Noir” nel nome del vino e il riferimento al “Pavese” non è casuale, ma parte di una riflessione più ampia su identità, comunicazione e posizionamento internazionale.
Per Boscaini, il punto non è però tanto una questione di denominazione, ma riportare il Pinot Nero alla sua essenza, senza sovrastrutture. È questa la chiave di lettura di un progetto che guarda al futuro senza inseguire mode, ma intercettando un cambiamento reale nel gusto.






























