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Valdo: 100 anni di Prosecco

A century of Valdo’s history, celebrating Prosecco as culture, identity, and a timeless expression of Italian lifestyle.
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Il Prosecco è molto più di un vino. È uno stile di vita, un ritmo e un linguaggio che ha saputo attraversare il tempo. Un secolo, per la precisione. A Milano, nel salotto raffinato del Teatro Gerolamo, lo scorso 12 marzo Valdo ha scelto di raccontare così i suoi primi 100 anni: non con una celebrazione statica, ma con un racconto corale che ha intrecciato memoria degli insegnamenti del passato, spirito italiano di oggi e la visione di un domani che è già ora. 

Un secolo di storia e d’impresa

“Cento anni di Valdo. Quando il Prosecco diventa cultura” è stato il titolo di un incontro costruito come una narrazione fluida, tra immagini e parole, che ha restituito la dimensione più ampia di un vero e proprio fenomeno simbolo di convivialità ed espressione contemporanea d’italianità. Un processo, stratificatosi nell’immaginario collettivo nel corso dell’ultimo secolo, che ha coinciso con le tappe dell’evoluzione di Valdo. 

Una storia, quella dell’azienda di Valdobbiadene, inscindibile da quella della famiglia Bolla, che in tre generazioni ha trasformato un’intuizione in un progetto imprenditoriale globale.

Tutto inizia nel 1883, quando Abele Bolla, proprietario della locanda “Il Gambero” a Soave, produce vino per i suoi ospiti e lo porta nei locali di Venezia e Milano. È un approccio già orientato al cliente, destinato a diventare cifra distintiva. 

Nel 1926 nasce la Società Anonima Vini Superiori, acquisita nel 1938 da Sergio Bolla e trasformata nel 1951 in Valdo. Una scelta che si rivelerà strategica, questa del cambio di nome, come ha evidenziato il giornalista Giulio Somma in occasione dell’incontro milanese: “Valdobbiadene è sempre stato un nome complesso da pronunciare nei mercati esteri. Ridurre tutto in Valdo, da questo punto di vista, ha rappresentato un colpo di genio”. 

Da allora, il percorso dell’azienda ha seguito fedelmente l’evoluzione del fenomeno Prosecco: dalla diffusione nazionale negli anni ’70 all’espansione internazionale tra gli anni ‘80 e ‘90, fino alla costruzione del nuovo stabilimento a Valdobbiadene, nel cuore di un territorio riconosciuto Patrimonio Unesco nel 2019. 

Valdo, oggi

Oggi, a guidare la Valdo è il presidente Pierluigi Bolla, seconda generazione alla conduzione dell’azienda, che sintetizza così l’identità del brand: 

“Se dovessi rappresentare in una definizione la storia di Valdo direi: una vita vivace, un claim di una campagna pubblicitaria degli anni ’90, che racconta la nostra filosofia dinamica, curiosa e sempre protesa verso l’innovazione, la qualità e lo sviluppo della tradizione nel rispetto della nostra terra”. 

Valdo: 100 anni di Prosecco e un secolo di uno stile di vita che è molto più di un vino, racconto corale dello spirito italiano.

Una visione che si è sempre tradotta in un equilibrio costante tra visione e radicamento. “Gli spumanti Valdo sono fin da principio frutto d’innovazione, voglia di fare qualcosa di diverso, ambizione per distinguersi ma restando sempre all’interno del binario della tradizione, mai contro di essa”, sottolinea Bolla. 

Questa attitudine ha portato l’azienda ad anticipare spesso i cambiamenti del settore, come spiegato sempre da Giulio Somma durante il talk all’ombra della Madonnina: “Le cantine Valdo hanno avuto un ruolo fondamentale perché hanno spesso anticipato i tempi nelle loro scelte”. 

Un approccio che oggi definiremmo marketing oriented, capace di costruire uno stile riconoscibile e coerente. Un racconto in cui è sempre emerso il ruolo culturale del Prosecco, non solo prodotto di consumo, ma elemento centrale di un nuovo modo di vivere il vino. 

“Valdo ha sempre guardato al cambiamento con ottimismo, portando, con la freschezza di un perlage unico, gioia e positiva leggerezza anche nei tanti momenti di vita quotidiana”, evidenzia il presidente Bolla. Una dimensione che trova sponda anche nella ristorazione contemporanea: “Il Prosecco è molto richiesto nel mio ristorante, anche dal pubblico internazionale, per il suo carattere fresco, leggero e profumato”, il riscontro, durante il confronto milanese, della chef stellata e interprete di una cucina sostenibile Chiara Pavan, che ha poi posto in evidenza lo stretto legame tra la versatilità di questa bollicina e le nuove abitudini di consumo. Senza dimenticare un altro elemento cardine, ovvero il valore identitario del vino: “Lo apprezzo molto anche per il suo forte legame con il territorio, una terra vocata con una ricchezza di sapori unica e molto stimolante per chi fa il mio lavoro”, ha aggiunto la chef stellata. 

E proprio sulla valorizzazione del prodotto da sempre insiste il presidente Bolla: “Sono sempre stato contro il concetto di prosecchino. Il Prosecco deve essere valorizzato per le sue qualità organolettiche. Quando è fatto bene può competere con tutti gli spumanti del mondo, Champagne escluso”. 

La festa dei 100 anni, per Valdo, è stata non solo una retrospettiva sulle tappe che l’hanno condotta a tagliare il traguardo del primo secolo di vita, ma soprattutto l’occasione per fissare lo sguardo sull’orizzonte di una nuova fase strategica che si è aperta proprio in questi ultimi mesi, con l’acquisizione dell’azienda agricola I Magredi, nelle Grave del Friuli, e lo sviluppo di nuovi progetti tra vini fermi, metodo Charmat e Metodo Classico: cultura delle bollicine, come nel caso del progetto Vigna Pradase collegato alla cosiddetta “biblioteca del Prosecco”, vigneto archivio vivente della biodiversità di Valdobbiadene che circonda la struttura di Casa Valdo, e nuove tendenze, per intercettare i consumi che mutano attraverso novità come Valdo Purø – Alcohol Free Blanc de Blancs, interpretazione in risposta alla crescente domanda di prodotti dealcolati. 

Con il primo secolo di storia alle spalle, Valdo conferma così la propria natura di brand capace di attraversare il tempo in sintonia con la società. Perché, nei capitoli della sua storia, il Prosecco non è mai stato solo un vino, ma un modo di concepire la vita.

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