La Barbera può essere fresca, verticale, quotidiana. Ma può anche diventare austera, longeva, profondamente territoriale e sorprendentemente elegante nel tempo. È questa la fotografia emersa dalla degustazione andata in scena il 6 marzo scorso a Milano, dove Vinchio Vaglio ha raccontato le molteplici anime del vitigno simbolo del Monferrato attraverso sei interpretazioni differenti e due assaggi storici capaci di misurare la profondità evolutiva di una varietà e della mano della cantina cooperativa piemontese. Un percorso che ha permesso di leggere il lavoro costruito da Vinchio Vaglio negli ultimi decenni: dalla valorizzazione delle vigne vecchie fino alla definizione di uno stile che unisce tradizione in vigneto e precisione tecnica in cantina. Una storia che parte nel 1959, quando 19 viticoltori dei comuni di Vinchio e Vaglio Serra decisero di unire le forze per sottrarsi alla speculazione sulle uve piemontesi.
Vinchio Vaglio: la cooperativa in Monferrato che ha trasformato la Barbera in identità
“Oggi riusciamo a dare un reddito ai nostri vignaioli che producono poco scegliendo la strada della qualità. Promuoviamo così la sostenibilità sociale, il paesaggio e l’ospitalità sul territorio”, ha spiegato Lorenzo Giordano, presidente di Vinchio Vaglio, introducendo la degustazione milanese.

Oggi la cooperativa conta 192 soci, circa 550 ettari vitati e una produzione che supera i 35mila ettolitri. Il 75% del vigneto è dedicato alla Barbera, ma la forza del progetto sta soprattutto nella capacità di selezionare parcelle e interpretazioni differenti a seconda delle annate. “Siamo come una squadra di calcio per la Barbera: in base all’annata mandiamo in campo un giocatore o un altro”, racconta ancora Giordano.
Una filosofia che trova il proprio centro nella valorizzazione delle vigne vecchie, intuizione nata già negli anni ‘80 grazie al lavoro dell’enologo Giuliano Noè, definito unanimemente “uno dei padri nobili della Barbera”. In un momento storico in cui molte cantine sceglievano di reimpiantare i vigneti più anziani, Vinchio Vaglio decise invece di preservarli e valorizzarli, costruendo una delle identità più riconoscibili della denominazione.




Sorì dei Mori: la Barbera d’Asti della bevibilità contemporanea
Il percorso si apre con Sorì dei Mori Barbera d’Asti Docg 2024, vino che interpreta la dimensione più immediata e gastronomica della Barbera. Un’annata segnata da forti piogge e da un andamento climatico discontinuo, che ha spinto la cantina a lavorare soprattutto sulla freschezza del frutto.
Una lettura volutamente priva di legno, affinata esclusivamente tra cemento e bottiglia, giocata su immediatezza e territorialità.
Nel calice emerge una Barbera estremamente pulita e scorrevole, giocata su mora, acidità e bevibilità, con un approccio austero iniziale che si apre progressivamente nel calice. È uno degli assaggi che ha convinto di più anche noi di WineCouture, soprattutto per la capacità di coniugare immediatezza e precisione.

I Tre Vescovi e Vigne Vecchie 50: due letture opposte della Barbera
Con I Tre Vescovi Barbera d’Asti Superiore Docg 2023 il registro cambia completamente. La struttura cresce, il passaggio in botti di rovere francese da 75 ettolitri amplifica il volume e il vino assume un carattere più compatto e profondo, quasi monolitico, conservando però grande equilibrio tra frutto, acidità e fondamenta su cui poggia.
A seguire arriva Vigne Vecchie 50 Barbera d’Asti Docg 2023, etichetta nata nel 2009 per celebrare i cinquant’anni della cantina ma costruito sull’esperienza iniziata già negli anni ‘80 con la selezione delle vigne storiche.
Prodotto dagli stessi vigneti del fratello maggiore Vigne Vecchie, cambia completamente approccio attraverso un affinamento senza legno che sposta il focus su frutto, freschezza ed energia del vitigno. Una Barbera “come una volta”, come la definisce la stessa cantina.
La freschezza resta protagonista, sostenuta da una trama sapida ed elegante dove emergono struttura, verticalità e persistenza. Una Barbera che riesce a essere intensa senza perdere dinamismo.

Laudana 2022 e Sei Vigne Insynthesis 2019: il Nizza Docg secondo Vinchio Vaglio
Il cuore della degustazione si sposta poi sul Nizza Docg, dove Vinchio Vaglio costruisce le sue interpretazioni più territoriali e profonde.
Laudana Nizza Docg 2022 nasce da uno dei crinali storici più vocati di Vinchio, singolo cru di circa tre ettari già protagonista nel 1989 della più alta quotazione mai raggiunta all’Asta della Barbera d’Asti.
L’affinamento dal 2020 ha abbandonato la barrique, per lavorare esclusivamente in botti grandi da 75 ettolitri, in una ricerca che punta a dare maggiore precisione, leggibilità ed eleganza al vino.
Il risultato è una Barbera giocata su prugna, spezie dolci, rotondità e sapidità, con tannini fitti ma ben integrati. Anche in questo caso si tratta di uno degli assaggi che hanno convinto maggiormente noi di WineCouture, per equilibrio e precisione espressiva.
Più intensa e stratificata la lettura di Sei Vigne Insynthesis Nizza Riserva Docg 2019, vino simbolo della selezione estrema delle migliori parcelle storiche della cooperativa. Nato da un progetto del 2001 e da soli sei vigneti selezionati, fu definito da Carlin Petrini la “Madre di tutte le Barbere”.
Frutto nero, spezie, richiami boisé e note di frutta secca definiscono una Barbera di struttura e profondità, affinata per circa 20 mesi in barrique nuove e costruita chiaramente per il tempo.

La prova del tempo: quando la Barbera sorprende per longevità
Il finale della degustazione è stato forse il frangente più sorprendente, perché dedicato alla capacità evolutiva dei vini Vinchio Vaglio.
Vigne Vecchie Barbera d’Asti Superiore Doc 2006 ha mostrato una tenuta impressionante: il frutto resta vivo, ma è soprattutto l’acidità a colpire, regalando slancio e vitalità a un vino che sembra sfidare il tempo. “Come Dorian Gray, è capace di ringiovanire procedendo in aventi nel tempo”, è il pensiero emerso durante l’assaggio. Nel calice emergono viola, liquirizia, leggere note balsamiche di eucalipto, frutta sciroppata e spezie, in una trama ancora sorprendentemente fresca ed elegante. Ed è probabilmente il vino che più di tutti ha raccontato il potenziale della Barbera del Monferrato. Uno degli assaggi più convincenti dell’intera degustazione per noi di WineCouture.
A chiudere, il Sei Vigne Insynthesis Barbera d’Asti Superiore Docg 2016, giocato su equilibrio, profondità ed eleganza, ancora una volta sostenuto da quella freschezza che sembra rappresentare il vero filo conduttore dello stile Vinchio Vaglio.

Tradizione, vigne vecchie e sostenibilità: la visione di Vinchio Vaglio
La degustazione milanese ha restituito l’immagine di una cooperativa che ha scelto di trasformare la Barbera in un racconto territoriale completo. Non solo vino, ma anche tutela del paesaggio, salvaguardia delle vigne storiche e sostenibilità sociale.
Dal progetto dedicato alle vigne vecchie fino all’ingresso nella Old Vine Conference, Vinchio Vaglio continua infatti a lavorare sulla valorizzazione di un patrimonio viticolo unico, costruendo vini che non cercano omologazione ma identità.
Ed è proprio questa pluralità di espressioni – dalla Barbera più immediata fino ai vini da lungo invecchiamento – ad aver reso la degustazione milanese una lettura realmente completa e contemporanea della bellezza del Monferrato del vino.






























