L’edizione dei vent’anni di VitignoItalia arriva alla Stazione Marittima di Napoli dal 17 al 19 maggio con numeri che parlano chiaro: 250 aziende, oltre 2000 etichette e una partecipazione territoriale in forte crescita. Quasi il 40% delle cantine è campano, segno di un legame sempre più solido tra la manifestazione e il tessuto produttivo locale.
Tra verticali di annate storiche, masterclass sulle grandi denominazioni, focus su viticoltura vulcanica e viti a piede franco, fino al dialogo tra vino e mare con il Wine & Food Lab firmato FEAMPA, il ventennale si presenta come un viaggio trasversale nell’Italia del vino. Un percorso che unisce istituzioni, buyer internazionali, chef, produttori e ristoratori, con un obiettivo chiaro: raccontare un settore in evoluzione, tra identità, innovazione e nuove prospettive.
La crescita della manifestazione e il ruolo della Campania
VitignoItalia 2026 conferma una crescita concreta, come sottolinea il direttore Maurizio Teti. L’aumento delle aziende e la qualità dei contenuti segnano un salto di livello, mentre la forte presenza campana racconta una filiera che vede nell’evento un luogo di confronto e promozione. La Regione Campania porta in fiera una trentina di aziende e l’Enoteca Regionale con oltre 90 cantine, rafforzando il dialogo tra produzione e ristorazione grazie anche agli “Ambasciatori dei vini campani”, premiati al Vinitaly. Una scelta strategica che punta a valorizzare i vini regionali nel settore Ho.re.ca, ancora poco espressi rispetto al loro potenziale.

Wine & Food Lab: quando il mare incontra il vino
Il legame tra territorio e innovazione passa anche dal Wine & Food Lab, lo spazio curato da FEAMPA che unisce patrimonio ittico e vini campani. Lo chef Carlo Olivari guida un ciclo di incontri che racconta la biodiversità del mare e la sua sintonia con le note minerali dei vini regionali. Un progetto che, come spiega l’assessora Fiorella Zabatta, rafforza l’integrazione tra due asset strategici dell’identità campana: la filiera ittica e quella vitivinicola. Un dialogo che si traduce in degustazioni tematiche, dalla norcineria di mare ai grandi bianchi evoluti, fino alle interpretazioni contemporanee del pescato locale.
Masterclass, territori e grandi denominazioni: un viaggio nell’Italia del vino
Il programma – ricco ma senza eccessi di tecnicismi – accompagna i visitatori in un percorso che attraversa storia, biodiversità e territori iconici. Si parte con le viti a piede franco e i vitigni rari italiani, per poi passare alle degustazioni del Consorzio Conegliano Valdobbiadene.
Lunedì è il momento della memoria con i bianchi campani del 2006 e dell’approfondimento dedicato al Friulano e al Sauvignon. Spazio anche alla viticoltura vulcanica, dal Vesuvio all’Etna, fino alle isole ponziane. Martedì si accendono i riflettori sui grandi rossi, con Barolo e Taurasi, e sul Tintore di Tramonti, ancora coltivato a piede franco. La giornata si chiude con la premiazione dei 100 Best Italian Rosé e il forum promosso da BPER Banca sulle prospettive future del comparto.

Internazionalizzazione, arte e responsabilità sociale
Il ventennale guarda anche oltre i confini nazionali grazie alla collaborazione con ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane), che porta a Napoli 30 buyer da tutta Europa, dagli Stati Uniti e dal Giappone. Un’occasione per aprire nuove rotte commerciali e consolidare la presenza del vino italiano sui mercati esteri. Non manca il dialogo con l’arte: dal 2015 l’identità visiva dell’evento è firmata da Gennaro Regina, protagonista di una mostra dedicata al suo immaginario urbano. Sul fronte sociale, la presenza della Fondazione Domenico Cirillo porta al centro il tema del bere responsabile e dell’inclusione, coinvolgendo attivamente i giovani in percorsi di consapevolezza.






























