La “Masterclass mondiale 6×20” ha celebrato i vent’anni del Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo con una serata speciale dedicata a cinque vitigni e sei vini campioni, riservata a soli venti partecipanti. Un appuntamento costruito sul dialogo tra vino e ciclismo, tra territori, metodo, memoria sportiva e degustazione, in un Museo insolitamente aperto di sera e trasformato, per una notte, in un luogo di racconto sensoriale.
Il format della Masterclass mondiale 6×20: una gara a tappe nel calice al Museo del Ghisallo
Il format, pensato come una vera “gara a tappe” del calice con vini made in Italy da Corsa a Tappe Internazionale, ha valorizzato Lombardia, Piemonte e Toscana, mettendo in relazione sei vini di forte identità con sei grandi campioni del ciclismo. Un parallelo raccontato anche da Luciana Rota, romantica interprete del ciclismo e del vino: Miguel Indurain, Tom Boonen, Julian Alaphilippe, Marco Pantani, Fausto Coppi, Tadej Pogačar e Gino Bartali, ma anche Jonas Vingegaard, la cui la bicicletta è arrivata al Museo del Ghisallo proprio prima della degustazione grazie al Museo Bartali.
Il filo conduttore non era la semplice suggestione narrativa, ma la ricerca di analogie tecniche: ritmo, precisione, verticalità, eleganza, struttura, persistenza e profondità.



Sgianz de Lum e Indurain: il cronoman dello Charmat
A inaugurare il percorso è stato “Sgianz de Lum”, VSQ Metodo Charmat a lungo affinamento da Pinot Nero, abbinato a Miguel Indurain. Un vino definito “cronoman” per la capacità di rompere il cliché dello Charmat facile: continuità, progressione e precisione più che esplosività.
Tempo al tempo: si è capito anche così quante affinità ci siano fra ciclismo e vino. Nel calice, una bollicina fine, giallo paglierino con riflessi verdi, un naso intenso di fiori, agrumi, mela verde, erbe aromatiche e una lieve speziatura di pepe bianco; in bocca freschezza vivace, sapidità e ritorni agrumati di pompelmo e lime.
Ögg de Rosé e Boonen: eleganza e forza sul pavé
La seconda tappa ha portato nel cuore dell’Oltrepò Pavese, culla del Pinot Nero per grandi bollicine. Metodo Classico Docg con “Ögg de Rosé”, Pinot Nero Extra Brut Cruasé, accostato a Tom Boonen, uomo delle Classiche e del pavé.
Qui il tema è quello della forza elegante: un vino autorevole, raffinato, capace di trasformare struttura e profondità in armonia. Il colore richiama il petalo di rosa, il perlage è fine e persistente, il profilo olfattivo unisce note floreali, frutta rossa, erbe e fieno; il gusto conferma freschezza, sapidità e una sensazione minerale di carattere.
Cuvée Aurora e Alaphilippe: energia e verticalità dell’Alta Langa
Con “Cuvée Aurora”, Alta Langa Metodo Classico Docg da Chardonnay e Pinot Nero firmato Banfi, la masterclass ha cambiato passo. L’abbinamento con Julian Alaphilippe ha valorizzato energia nervosa, dinamismo e brillantezza tattica di un Metodo Classico verticale e preciso.
Un Metodo Classico che rappresenta una terra cantata da sempre con poesia – “Barbera e Champagne” di Paolo Conte – e che oggi offre fine wines persino sorprendenti. Noblesse oblige.
Nel calice, giallo paglierino vivace, perlage fine e persistente, profumi di gelsomino, biancospino, lime, pompelmo rosa, scorza candita, frutta bianca e gialla, erbe aromatiche, note balsamiche, crosta di pane, pasticceria e mineralità gessosa. Al gusto, freschezza e sapidità trovano equilibrio in una morbidezza di grande misura.
Sogn de Gess e Pantani: il Riesling della salita al Museo del Ghisallo
La quarta tappa è stata affidata a “Sogn de Gess”, Oltrepò Pavese Riesling Riserva, associato a Marco Pantani. Il Riesling è stato letto come vino verticale, persistente, diretto, capace di “attaccare” con acidità, slancio, profondità minerale e leggerezza apparente.
Il colore è quello del grano che brilla al sole; al naso emergono tarassaco, cedro, mela renetta, pesca, spezie dolci, pirite e pietra focaia. In bocca, grande sapidità, freschezza corroborante e una morbidezza sferica che arrotonda l’insieme.
Fausto e Coppi: il Timorasso della memoria
Il quinto vino, “Fausto” Doc Colli Tortonesi Timorasso di Vigne Marina Coppi, ha portato naturalmente il nome di Fausto Coppi dentro il percorso. Emozionante e potente, ha raccontato parole intense del vino e della sua storia.
Un vino elegante, complesso, persistente, quasi leggendario, costruito sull’incontro tra freschezza, sapidità e grande morbidezza. Il colore è giallo dorato intenso, con ottima vivacità; al naso ginestra, mimosa, cedro, pesca bianca, mango, erbe aromatiche, officinali, pepe bianco, note fumé e gessose. Il gusto è travolgente, con ritorni di frutta gialla, frutta tropicale e mineralità. Campionissimo in tutto e per tutto.
Brunello e Pogačar – Bartali: il finale tra presente e memoria al Museo del Ghisallo
A chiudere il viaggio è stato “Paesaggio inatteso”, Brunello di Montalcino Docg di Camigliano, abbinato a Tadej Pogačar, corridore totale, ma anche a Gino Bartali per omaggiare, con la memoria, un grande campione e uomo.
Il Sangiovese è stato raccontato attraverso classe, eleganza, profondità, equilibrio e persistenza. Nel calice, rubino con sfumature granato; al naso pot-pourri di rosa e viola, confettura di ciliegia e mora, sottobosco, erbe officinali, vaniglia, pepe bianco, cannella, sbuffi minerali e richiami ferrosi. Il sorso è potente, strutturato e appagante, con tannini cesellati, freschezza, sapidità e morbidezza in equilibrio.
La sintesi della Masterclass mondiale 6×20: il tempo come equilibrio
La serata ha trovato la sua sintesi nell’idea che, nel ciclismo come nel vino, il tempo non premi necessariamente chi fa più rumore, ma chi sa trovare equilibrio tra eleganza, precisione, potenza, resistenza e visione.
Dai vini ritmati e progressivi ai Metodo Classico più autorevoli, dall’energia dell’Alta Langa alla verticalità del Riesling, dalla complessità del Timorasso alla profondità del Brunello – quello assaggiato di Camigliano è stato definito tra i migliori Brunello di Montalcino al mondo da Wine Spectator –, la masterclass ha costruito una combinazione coerente di paesaggi, territori, vitigni, vini e grandi campioni.
Un racconto perfettamente in linea con lo spirito del Ghisallo: custodire la memoria del ciclismo e continuare a raccontarla attraverso linguaggi nuovi, capaci di coinvolgere anche i sensi.






























