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Brunello di Montalcino: confermata la riduzione delle rese per la vendemmia 2026

Vendemmia di Ottobre a Montalcino: un’annata di qualità e tradizione per il Brunello
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Il Consorzio del vino Brunello di Montalcino conferma per la vendemmia 2026 la riduzione delle rese da 80 a 70 quintali per ettaro (escludendo il primo ettaro), una misura approvata a larga maggioranza dall’assemblea dei soci. La decisione s’inserisce in una strategia di tutela del valore e del posizionamento della denominazione nel panorama internazionale, come evidenziano da Montalcino, soprattutto a fronte di una fase complessa per il settore, in cui equilibrio produttivo e gestione dell’offerta diventano elementi chiave per la sostenibilità economica delle aziende.

Una strategia storica che guarda al mercato

La riduzione delle rese non è una novità per il Consorzio, ma una leva già utilizzata negli anni per garantire la qualità e la riconoscibilità del Brunello. Tuttavia, nel contesto attuale, assume anche un significato più ampio legato alle dinamiche di mercato.

Come sottolinea il presidente Giacomo Bartolommei:

“La riduzione delle rese è una misura che il Consorzio porta avanti da anni ed è storicamente orientata a mantenere il posizionamento qualitativo della denominazione – oggi, però, questa scelta risponde anche all’esigenza di tenere conto dell’attuale contesto di mercato e di tutelare l’equilibrio e il valore della denominazione stessa”.

L’obiettivo è evitare un eccesso di produzione che potrebbe incidere negativamente sul valore del vino e sulla stabilità della filiera.

Il Consorzio Brunello conferma la riduzione delle rese per la vendemmia 2026: da 80 a 70 quintali per ettaro per tutelare valore e mercato.

I dettagli della misura per il 2026

La decisione del Consorzio introduce un sistema differenziato di gestione delle rese. Per il primo ettaro, la quantità massima di uva resta invariata rispetto al disciplinare, con un limite di 80 quintali per ettaro.

A partire dal secondo ettaro, la produzione viene ridotta a 70 quintali per ettaro, segnando una riduzione significativa che impatta sulla quantità complessiva di vino rivendicabile come Brunello.

I 10 quintali eccedenti rispetto al limite ridotto potranno comunque essere destinati ad altre denominazioni del territorio, in particolare alla produzione di Rosso di Montalcino o Sant’Antimo, mantenendo così un equilibrio tra qualità e utilizzo delle risorse produttive.

Resta invece invariata la resa per il Rosso di Montalcino annata, fissata a 90 quintali per ettaro.

La decisione del Consorzio risponde anche a esigenze strutturali legate alla gestione delle scorte e alla sostenibilità economica delle aziende. In un contesto di mercato complesso, un eccesso di offerta può generare criticità, soprattutto per quanto riguarda le giacenze e i costi di stoccaggio.

Come evidenzia Bartolommei:

“In fasi particolarmente complesse, infatti, un’eccessiva disponibilità di vino può generare criticità legate alle giacenze e al conseguente valore del prodotto, talvolta aggravate dalle necessità strutturali di stoccaggio e dagli impegni finanziari che le aziende sostengono per i propri investimenti”.

La riduzione delle rese diventa quindi uno strumento di gestione attiva dell’offerta, capace di preservare il valore del Brunello nel medio-lungo periodo.

Il Brunello di Montalcino tra posizionamento premium e gestione del mercato

Il Brunello di Montalcino si colloca stabilmente nella fascia alta del mercato internazionale, con un posizionamento costruito su qualità, longevità e forte identità territoriale.

In questo scenario, politiche di controllo della produzione come la riduzione delle rese rappresentano un elemento strategico per mantenere la coerenza del brand e la competitività sui mercati globali.

Il Consorzio conferma così un approccio sempre più orientato alla gestione dell’equilibrio tra domanda e offerta, in linea con le pratiche delle denominazioni di alta gamma.

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