L’export di vino italiano fuori dall’Unione Europea prova a rallentare la discesa, ma non è ancora tornato in equilibrio. I dati del primo trimestre 2026 mostrano un miglioramento rispetto ai mesi precedenti, senza però invertire una tendenza che resta negativa e che continua a incidere sui principali mercati di riferimento. Secondo l’Osservatorio dell’Unione Italiana Vini, l’export verso i Paesi Extra Ue si avvicina al miliardo di euro, ma segna ancora una flessione dell’11% su base annua. Un dato che riduce il calo registrato nei primi mesi dell’anno, ma conferma un contesto fragile in cui la ripresa resta parziale, soprattutto a fronte delle incertezze del mercato Usa.
Extra Ue: volumi in tenuta, valore sotto pressione per l’export vino italiano
L’analisi dei mercati principali evidenzia un quadro eterogeneo. Gli Usa continuano a rappresentare il punto di maggiore criticità, con un calo del valore del 20,5% e una contrazione significativa anche dei prezzi.
Il Regno Unito si muove su dinamiche più stabili, con un equilibrio tra volumi e valore, mentre il Canada mostra una crescita dei volumi ma accompagnata da un calo dei prezzi medi.
La Svizzera presenta una contrazione sia in valore che in volume, mentre il Giappone evidenzia un andamento opposto: crescita dei volumi accompagnata da una riduzione del valore, segnale di una pressione sui prezzi.
Nel complesso, il totale Extra Ue evidenzia una flessione generalizzata, con una riduzione significativa del valore e un calo più contenuto dei volumi, indicando una fase in cui il mercato assorbe prodotto ma a condizioni economiche meno favorevoli.
Usa: consumi ancora in calo
Il vero nodo resta il mercato statunitense. Nonostante qualche segnale di stabilizzazione, i dati sui consumi confermano una fase ancora complessa.
Nel primo quadrimestre 2026, le vendite di vino italiano negli Usa segnano un calo del 7,2% nei volumi, mentre i prezzi al consumo crescono del 4,3%, anche a fronte di politiche di sconto adottate dai produttori per contenere gli effetti dei dazi.
Le categorie mostrano comportamenti diversi: gli spumanti, in particolare il Prosecco, tengono meglio e registrano una crescita, mentre i vini rossi, rosati e aromatici sono in maggiore difficoltà, con cali più marcati rispetto alla media del mercato.
In questo contesto, le fasce premium continuano a mostrare una maggiore resilienza, soprattutto nei canali Horeca, confermando una polarizzazione della domanda.

Nuovi mercati e domanda emergente dell’export vino italiano
A contenere parzialmente la frenata dei mercati tradizionali sono alcuni Paesi emergenti, che mostrano una crescita significativa della domanda. Russia, Cina, Brasile e Messico si distinguono per dinamiche positive, contribuendo a riequilibrare, almeno in parte, il quadro complessivo dell’export.
Questi mercati, pur con pesi ancora inferiori rispetto ai principali buyer storici, rappresentano un elemento sempre più rilevante nella strategia internazionale delle aziende italiane.
Il tema strutturale: equilibrio tra produzione e un mercato che non è ancora ripartito
Al di là dei dati di breve periodo, il punto centrale resta la gestione dell’equilibrio tra produzione, giacenze e domanda.
Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini, sottolinea la necessità di un approccio prudente:
“I dati di mercato che riscontriamo indicano che, in generale, il livello di guardia resta alto e che l’attenzione deve essere massima. L’imperativo, oggi, è misurare le proprie forze per mantenere il più possibile in equilibrio la filiera e continuare a garantire l’alto livello qualitativo oggi unanimemente riconosciuto al vino italiano”.
Il riferimento è chiaro: in un contesto di consumi rallentati e giacenze elevate, l’aumento della produzione rischia di generare una pressione ulteriore sui prezzi.
“In questa fase, con giacenze già elevate, produrre più di quanto il mercato sia in grado di assorbire rischierebbe di generare effetti deleteri sui prezzi a tutti i livelli della filiera”.
Il quadro complessivo restituisce l’immagine di un settore che sta cercando un nuovo punto di equilibrio. Il vino italiano continua a essere richiesto, ma in condizioni diverse rispetto al passato, con maggiore attenzione al prezzo, al posizionamento e all’equilibrio tra offerta e domanda.
La traiettoria resta quindi aperta: i segnali di miglioramento ci sono, ma il ritorno a una crescita stabile dipenderà dalla capacità del settore di adattarsi a un contesto in cui il mercato è diventato più selettivo e meno prevedibile.






























