Il Nebbiolo, vitigno identitario per eccellenza, si apre a una nuova interpretazione più diretta e contemporanea. Con Seshen, Rivetto introduce un rosato che nasce da una riflessione precisa: valorizzare integralmente il grappolo, senza dispersioni, trasformando ciò che normalmente resta ai margini del processo produttivo in un progetto enologico compiuto. Il risultato è un vino che si colloca accanto alle espressioni più strutturate della varietà, mantenendo un legame riconoscibile con il Nebbiolo ma muovendosi su un registro più agile e immediato.
Seshen: un nome, un’origine, un progetto
Il nome Seshen richiama l’antica parola egizia per il fiore di loto, simbolo di rinascita, creazione e trasformazione.
È un riferimento coerente con l’idea alla base del progetto: accompagnare il Nebbiolo verso nuove forme espressive senza alterarne l’identità, lavorando su tutto il potenziale della materia prima.
L’origine del vino nasce da una doppia esigenza, come spiega Enrico Rivetto:
“Il punto di partenza è stato proprio questo: da una parte la necessità di avere un vino più semplice e fruibile, dall’altra il non voler sprecare la seconda pressatura derivante dal metodo classico Kaskal, in cui utilizziamo solo il mosto fiore”.
Una scelta che unisce obiettivo stilistico e approccio produttivo.
Due componenti per un unico equilibrio
Seshen è costruito a partire da due elementi distinti, entrambi provenienti dal Nebbiolo ma in momenti diversi della sua maturazione.
La prima componente deriva dalle punte del grappolo raccolte all’inizio di settembre, utilizzate per il metodo classico Kaskal, da cui viene estratto il mosto fiore. La frazione rimanente, caratterizzata da acidità e freschezza, diventa la base del rosato.
La seconda componente proviene invece dal salasso delle uve destinate al Barolo, che apporta una parte più matura e strutturata.
Ne nasce un equilibrio costruito sull’incontro tra tensione e maturità, tra verticalità e profondità.

Circolarità come metodo produttivo
Il progetto si inserisce in un approccio che Rivetto applica da anni, legato alla biodinamica e a una gestione integrale della materia prima.
Nel racconto dell’azienda, la circolarità non è un concetto teorico ma una pratica concreta:
“È un vino che nasce dall’unione di due parti che normalmente non verrebbero considerate centrali, proprio per questo ha un significato particolare. E anche ciò che resta, come bucce e raspi, vengono destinati al compost e dopo circa tre anni reintrodotti nel ciclo aziendale come fertilizzante. La meraviglia è che con un grappolo possiamo produrre diversi vini, e ciò che resta torna alla terra. È un processo che si costruisce nel tempo”.
Il risultato è un sistema produttivo in cui ogni elemento trova continuità, senza sprechi.
Il Nebbiolo come vitigno totale
Alla base di Seshen resta una convinzione forte: il Nebbiolo è un vitigno capace di attraversare diverse interpretazioni mantenendo coerenza.
Come sottolinea Rivetto:
“Fare vino in modo responsabile significa fare qualità. Non è qualcosa in più, dovrebbe essere la normalità. Le nostre azioni cambiano noi stessi e influenzano ciò che ci circonda, quindi devono essere sempre ponderate. Questo modo di operare incide profondamente anche sul rapporto con la materia prima, portando a una maggiore consapevolezza e, al tempo stesso, a una relazione più diretta e fiduciosa con l’uva. C’è sicuramente più fiducia: impari a conoscere davvero la materia e a valorizzarla in tutte le sue possibilità. In questo caso specifico il nebbiolo è un giocatore di talento: può fare tutto, e tutto ciò che fa lo fa con stile e unicità. Per questo è un orgoglio avere il privilegio di vinificarlo”.
Seshen: stile e posizionamento contemporaneo
Dal punto di vista stilistico, Seshen si presenta come una declinazione più immediata del Nebbiolo, affinata esclusivamente in acciaio e cemento per 6-7 mesi.
Al naso emergono note di lampone e una componente vegetale, mentre in bocca il vino mantiene struttura e freschezza, muovendosi su un registro equilibrato.
Il progetto si colloca all’interno di una riflessione più ampia sul consumo contemporaneo, come suggerisce Rivetto:
“Anche gli individui più forti e strutturati, per completarsi, hanno bisogno di leggerezza e tenerezza. Questa metafora calza perfettamente sul Nebbiolo e sulla sua versione rosata. L’idea di unire gli opposti derivanti dalla parte sacrificata di due vini, rendono questa novità ancora più carica di significato. È un’interpretazione che invita a superare alcune convinzioni radicate, aprendo a nuove possibilità espressive”.
Seshen: produzione limitata e uscita sul mercato
Seshen è prodotto in circa 2.000 bottiglie ed è disponibile dal 1° giugno, con un prezzo indicativo di 17 euro.
Una tiratura contenuta che riflette la natura del progetto: non un’estensione di gamma, ma una nuova direzione nel lavoro sul Nebbiolo.






























