Nel Duomo Vecchio di Brescia si è concluso un intervento di restauro che restituisce nuova vita a uno dei capolavori più significativi del Rinascimento lombardo: l’Assunzione della Vergine di Alessandro Bonvicino, detto il Moretto. L’opera, realizzata tra il 1524 e il 1526 e collocata sull’altare maggiore, è stata oggetto di un importante progetto promosso e sostenuto da Ca’ del Bosco e Fondazione Venetian Heritage, con il patrocinio della Diocesi di Brescia e della Parrocchia della Cattedrale.
Il lavoro, coordinato scientificamente da Davide Dotti e condotto dal laboratorio di restauro Antonio Zaccaria con la supervisione della Soprintendenza, ha riguardato sia la monumentale tela sia l’imponente ancona lignea che la incornicia. Un intervento complesso, durato sette mesi, che ha coinvolto anche la cittadinanza grazie all’apertura del cantiere al pubblico, permettendo a oltre 500 persone di osservare da vicino le fasi del restauro.
Un restauro in situ per proteggere un capolavoro identitario
L’intervento è stato eseguito direttamente nel Duomo Vecchio, su una piattaforma autoportante progettata per evitare qualsiasi stress da movimentazione alla grande tela di 472 x 310 cm, posta a 4,5 metri d’altezza. La scelta ha permesso di preservare l’opera e allo stesso tempo di lavorare anche sull’ancona lignea scolpita, policroma e dorata, anch’essa bisognosa di cure. Il restauro ha affrontato aspetti estetici e strutturali, sostenuto da una campagna diagnostica non invasiva condotta da Vincenzo Gheroldi.


La pala, capolavoro della prima maturità di Moretto, presenta due piani narrativi: la Vergine in Gloria circondata dagli angeli e, sotto, i dodici apostoli colti in un gesto di stupore e devozione. La rimozione di antichi strati di vernice e la pulitura selettiva hanno richiesto un approccio calibrato, frutto del dialogo costante tra analisi scientifiche e interventi tecnici. Come ha spiegato Antonio Zaccaria, il cantiere aperto ha trasformato il restauro in un’esperienza di partecipazione, offrendo una nuova comprensione dell’opera e del suo legame con la comunità.
Un progetto condiviso che unisce arte, storia e territorio
Il restauro è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra Ca’ del Bosco e Fondazione Venetian Heritage. Per Maurizio Zanella, fondatore e presidente di Ca’ del Bosco, sostenere un intervento di tale valore significa rafforzare un legame con l’arte che accompagna da sempre la storia dell’azienda. Anche per Toto Bergamo Rossi, direttore di Venetian Heritage, l’iniziativa rappresenta un tassello importante nella missione della Fondazione, che dal 1999 tutela e valorizza il patrimonio veneziano nei territori che furono parte della Serenissima. Brescia, infatti, appartenne ai domini veneziani dal 1426 al 1797, e l’influenza della pittura di Tiziano sul giovane Moretto è evidente nella pala dell’Assunta.
Il progetto ha coinvolto anche la Diocesi e la Parrocchia della Cattedrale: Mons. Gianluca Gerbino ha sottolineato come l’intervento non sia stato solo una pulitura, ma un atto di protezione verso un simbolo identitario della città.
Un cantiere che diventa conoscenza e un’opera che torna a parlare
Il coordinamento scientifico di Davide Dotti ha permesso di approfondire la tecnica pittorica del Moretto, i suoi ripensamenti e la costruzione della composizione. Le indagini diagnostiche hanno accompagnato ogni fase, verificando l’efficacia delle operazioni conservative e ricostruendo la storia degli interventi precedenti. Il risultato è una restituzione che unisce leggibilità, rispetto della materia e una rinnovata consapevolezza del valore dell’opera. L’Assunzione della Vergine torna così a splendere nel luogo per cui fu concepita, riaffermando il suo ruolo di riferimento artistico e spirituale per Brescia. Un intervento che non solo celebra i cinquecento anni della pala, ma rinnova il dialogo tra arte, comunità e territorio.






























