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Valpolicella Annual Report 2026: rallentano i volumi e si scommette tutto sul valore

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La Valpolicella sceglie la strada della qualità e della valorizzazione della denominazione. È quanto emerge dalla VI edizione del Valpolicella Annual Report presentata a Venezia dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella. Con 57,5 milioni di bottiglie imbottigliate nel 2025, una presenza consolidata in 87 Paesi e un’intensa attività di promozione internazionale, la principale denominazione rossista del Veneto affronta una fase di normalizzazione produttiva scegliendo di privilegiare il valore rispetto alla crescita dei volumi.

Valpolicella: un territorio stabile e profondamente identitario

La fotografia della denominazione racconta un sistema vitivinicolo solido e strutturato, distribuito su 19 comuni e 11 vallate.

Il vigneto della Valpolicella si mantiene stabile a 8.614 ettari, sostenuto da una filiera composta da oltre 2.200 aziende tra produttori, vinificatori e imbottigliatori. Verona conferma il primato per superficie vitata con il 15%, seguita da Negrar e San Pietro in Cariano, entrambe al 13%, e da Illasi all’11%. Queste quattro aree concentrano complessivamente il 52% del vigneto della denominazione.

Sul fronte varietale emerge una forte coerenza con la tradizione. La Corvina rappresenta il 56% della superficie rivendicata, mentre Rondinella e Corvinone coprono entrambe il 19%. La Molinara continua invece a occupare una quota del 2%, mantenendo il proprio ruolo all’interno del patrimonio ampelografico locale.

Produzione in calo, ma la denominazione guarda oltre i numeri

Nel 2025 la produzione ha raggiunto 840.510 quintali di uva, dei quali 327.545 destinati all’appassimento, un dato che riporta i livelli ai valori registrati nel 2016.

L’imbottigliato della denominazione si è attestato a quasi 57,5 milioni di bottiglie, registrando una flessione del 3% rispetto al 2024. Un calo che interessa tutte le principali tipologie produttive.

Amarone e Recioto si fermano a 13,58 milioni di bottiglie, in diminuzione del 2,4%. Il Valpolicella Ripasso raggiunge quota 27,37 milioni di bottiglie, segnando un calo del 3,7%, mentre il Valpolicella Doc scende a 16,50 milioni di bottiglie con una contrazione del 2,7%.

Numeri che, secondo il Consorzio, non devono essere letti come un segnale di debolezza, bensì come il riflesso di una fisiologica normalizzazione del mercato e di una strategia volta a preservare il valore della denominazione.

Marchesini (presidente Consorzio Vini Valpolicella): “Il nostro compito non è inseguire i volumi”

A indicare la direzione futura della denominazione è il presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, Christian Marchesini.

“La congiuntura internazionale richiede oggi una responsabilità ancora maggiore. Il nostro compito non è inseguire i volumi, ma preservare il valore della denominazione. Siamo impegnati a governare con equilibrio la produzione e a investire nella promozione per rafforzare la competitività delle imprese e consolidare il ruolo dei vini della Valpolicella nel panorama enologico nazionale e internazionale. È una sfida che il Consorzio e le aziende stanno affrontando insieme, con una visione di lungo periodo”.

L’internazionalizzazione continua a essere uno dei pilastri della strategia della Valpolicella.

Nel corso dell’ultimo anno il Consorzio ha promosso 27 attività in 16 Paesi distribuiti nei cinque continenti: Argentina, Australia, Corea del Sud, Costa Rica, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Kazakistan, Messico, Polonia, Serbia, Singapore, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti.

Un’attività che contribuisce a sostenere una presenza commerciale ormai consolidata in 87 mercati internazionali, rafforzando il posizionamento globale di Amarone, Ripasso e Valpolicella.

Valpolicella Annual Report: rallentano i volumi, si scommette sul valore con 57,5 milioni di bottiglie nel 2025 e presenza in 87 Paesi.

Stefani (presidente Regione Veneto): “La qualità è la forza che sostiene il valore”

Nel corso della presentazione del Report è intervenuto anche il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, che ha sottolineato il ruolo centrale dell’identità territoriale nello sviluppo della denominazione.

“La forza del Veneto da sempre non sta nella quantità del prodotto ma nella qualità. Valpolicella ne è la conferma perché è nel nome stesso che viene indicata un’eccellenza territoriale su cui si è sviluppata una cultura enologica superlativa con una denominazione che ha raggiunto posizioni di assoluto rilievo internazionale. Il frutto di un grande impegno che ha le sue radici nell’identità stessa del territorio con uve antiche ed autoctone che crescono nel Veronese e lo caratterizzano da quando l’uomo lavora la terra per produrre il vino. In questo momento storico, segnato da crisi internazionali e congiunture economiche, la denominazione Valpolicella dimostra che la qualità e l’identità di un prodotto sono la forza per sostenerne il valore sul mercato. Lo confermano i dati ma anche l’impegno che viene profuso nei vigneti, nelle cantine e in tutto il mondo che ruota intorno al vino”.

Valpolicella: la sfida dell’enoturismo e della candidatura Unesco

Tra i temi affrontati durante l’incontro anche il ruolo crescente della cultura del vino come strumento di promozione territoriale.

Il consigliere regionale Alberto Bozza ha evidenziato il valore del lavoro svolto dal Consorzio e l’importanza delle attività dedicate alla valorizzazione dell’identità della Valpolicella.

“L’importante lavoro svolto dal Consorzio della Valpolicella a tutela del territorio e della qualità dei suoi vini” ha aggiunto che “Il report presentato certifica la forza della denominazione. I vini della Valpolicella sono versatili e universali e oggi è in atto anche un’importante operazione culturale per raccontare il territorio e potenziare l’enoturismo, perché il vino non è solo gusto e piacere sensoriale ma anche esperienza, cultura, territorio”.

Bozza ha inoltre sottolineato le criticità legate allo scenario geopolitico e commerciale internazionale, richiamando la necessità di un’azione condivisa tra istituzioni e settore produttivo per sostenere l’export.

Infine, ha ricordato “la sfida da vincere della candidatura a patrimonio immateriale Unesco del rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella”.

Una filiera diversificata che continua a creare valore

Tra gli elementi analizzati dal Report emerge anche la struttura articolata della denominazione.

Nelle aziende di dimensioni ridotte il Valpolicella Doc rappresenta il 40% dell’imbottigliato, mentre nelle imprese medio-piccole, medio-grandi e grandi il Valpolicella Ripasso diventa la tipologia dominante, con percentuali comprese tra il 45% e il 50%.

Rimane stabile in tutte le categorie il peso di Amarone e Recioto, che rappresentano tra il 19% e il 26% del portafoglio produttivo. Un equilibrio che evidenzia la capacità della filiera di generare valore attraverso un’offerta ampia e complementare, capace di presidiare differenti segmenti di mercato.

Venezia celebra il Valpolicella Doc Superiore

La presentazione del Report rappresenta il prologo di Venezia Superiore, l’iniziativa che porta nel capoluogo lagunare i vini della denominazione.

L’appuntamento prosegue al Teson Piccolo della Pescheria di Rialto con una degustazione dedicata a 30 etichette di Valpolicella Doc e Valpolicella Doc Superiore prodotte da 19 aziende del territorio, servite a una temperatura compresa tra 6 e 8 gradi.

Un’occasione per raccontare una denominazione che, pur scegliendo di ridurre la pressione sui volumi, continua a investire su identità, qualità e proiezione internazionale, confermandosi uno dei simboli più riconoscibili del vino italiano nel mondo.

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