Verona si conferma la capitale italiana del vino per produzione, valore ed esportazioni, ma la crisi che attraversa il comparto mondiale mostra oggi tutta la sua capacità di incidere sull’economia reale. Secondo uno studio elaborato dall’Economics Living Lab dell’Università di Verona per la Camera di Commercio scaligera, una riduzione del 5% delle esportazioni vinicole provocherebbe un impatto economico complessivo di oltre 261 milioni di euro sul territorio provinciale. Un dato che fotografa la centralità del vino nel tessuto produttivo veronese e, al tempo stesso, la vulnerabilità di un sistema chiamato a confrontarsi con consumi globali in contrazione, mutamenti demografici e nuove abitudini di consumo.
Verona, capitale del vino italiano
Il comparto vitivinicolo rappresenta uno degli asset economici più importanti della provincia.
Secondo il Servizio Studi e Ricerca della Camera di Commercio, Verona può contare su oltre 7.000 vitivinicoltori, più di 24.000 ettari vitati, 15 Doc e 5 Docg. Il settore genera il 7,9% delle esportazioni provinciali e contribuisce per oltre il 10% all’intero export nazionale del vino.
Numeri che spiegano perché ogni variazione dei mercati internazionali si rifletta direttamente sull’economia locale, coinvolgendo non soltanto le aziende vitivinicole ma l’intera filiera e i servizi collegati.
“Verona”, commenta il presidente della Camera di Commercio veronese, Paolo Arena, “vanta il primato tra le province italiane per export e valore della produzione. A ciò si aggiunge il fenomeno enoturistico, in grado di generare ulteriori benefici e lavoro che dà ulteriore valore a un asset imprescindibile per il nostro territorio. Le difficoltà strutturali che oggi sconta il comparto a livello globale, nazionale e locale ci impone – ognuno per propria competenza – l’analisi e lo studio di soluzioni che possano salvaguardare uno dei comparti chiave di Verona. È questa la call to action che la Camera rivolge alle istituzioni e alle categorie interessate”.

Lo studio dell’Università di Verona: ogni punto perso nell’export pesa per oltre 52 milioni
L’analisi realizzata dall’Economics Living Lab del Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Verona ha misurato gli effetti di diversi scenari di contrazione della domanda, utilizzando la matrice di contabilità sociale dell’economia provinciale.
Nel cosiddetto “scenario 1”, che prevede una riduzione del 5% dell’export vinicolo, le vendite di vino diminuiscono di 53 milioni di euro. L’effetto non si limita però alle imprese produttrici.
Il calo della domanda genera infatti una contrazione di oltre 186 milioni di euro nei settori coinvolti direttamente e indirettamente dalla filiera e una perdita di 75,5 milioni di euro in termini di redditi da lavoro e capitale, con conseguenze sul Prodotto Interno Lordo provinciale.
Il risultato complessivo supera così i 261 milioni di euro.
Ancora più significativo il dato evidenziato dagli studiosi: ogni punto percentuale di riduzione dell’export si traduce in una perdita economica per il sistema veronese di circa 52 milioni di euro.
Se il calo raggiunge il 7%, il contraccolpo supera i 366 milioni
Lo studio ha simulato anche scenari più vicini all’andamento reale del mercato.
Nel primo trimestre del 2026 il comparto bevande della provincia di Verona, dove il vino rappresenta oltre il 90% del totale, ha registrato una contrazione delle esportazioni pari al 7,4%.
Applicando una riduzione del 7% dell’export vinicolo, le perdite complessive per l’economia veronese raggiungono oltre 366 milioni di euro.
Negli scenari più severi, che combinano flessione delle esportazioni, riduzione della domanda interna e aumento dei costi produttivi, l’impatto economico può arrivare a superare 1,3 miliardi di euro annui.
“Una contrazione della domanda – ha detto il professor Francesco Pecci dell’Università di Verona nel presentare lo studio – genera impatti rilevanti non solo diretti ma soprattutto indiretti e indotti, con effetti significativi sul Pil, e destinati a ripercuotersi sui redditi delle famiglie e sulle entrate fiscali”.
Il mercato mondiale del vino ha perso il 16% dei consumi in sei anni
Durante il convegno è stata presentata anche l’analisi dell’Osservatorio del Vino di Unione Italiana Vini, illustrata da Carlo Flamini.
Dal 2019 al 2025 il mercato mondiale ha perso circa il 16% dei consumi, scendendo a 2,2 miliardi di casse da nove litri.
Alle cause congiunturali, come la pandemia, l’inflazione e i dazi statunitensi, si sono affiancati fattori strutturali sempre più incisivi: cambiamenti nello stile di vita, maggiore attenzione alla moderazione, concorrenza di altre bevande alcoliche e analcoliche e difficoltà nel ricambio generazionale dei consumatori.
“Il vino continua a essere un prodotto occidentale per palati occidentali, con l’86% dei consumi concentrato tra Europa e Nord America – ha spiegato Carlo Flamini – e risente quindi delle criticità economiche, demografiche e sociali che interessano questi mercati. Non solo. A Oriente, la crescita della domanda ha mancato le promesse annunciate, soprattutto sul mercato cinese, a cui si sommano le involuzioni delle piazze più mature, come quelle giapponese e sudcoreana. Sul piano geografico, si registrano degli aumenti dei consumi in Sud America e nell’Europa centro-orientale, ma i volumi sono ancora troppo contenuti per compensare le perdite dei principali mercati mondiali”.
Meno volumi, più valore: il futuro passa dalla fascia premium
Nonostante il quadro complesso, l’Osservatorio individua alcuni segnali di prospettiva.
Le stime indicano che tra il 2025 e il 2029 il calo dei consumi mondiali dovrebbe rallentare, limitandosi a un ulteriore -3%.
La parte più consistente del mercato continuerà a essere rappresentata dai vini della fascia popular, che oggi coprono circa l’80% dei consumi globali, ma proprio questo segmento è previsto in ulteriore diminuzione.
Le categorie super premium e ultra-premium, al contrario, sono attese in crescita di circa l’1% annuo, confermando una progressiva polarizzazione della domanda verso prodotti a maggior valore aggiunto.
È una trasformazione che suggerisce una direzione chiara per le imprese: meno ricerca dei volumi e maggiore attenzione alla valorizzazione dei portafogli, alla segmentazione dei mercati e alla costruzione di offerte capaci di intercettare consumatori sempre più selettivi.
Per Verona la sfida è diventata sistemica
Lo studio della Camera di Commercio e dell’Università di Verona evidenzia come il vino sia molto più di una voce dell’export nel territorio scaligero: rappresenta, infatti, un ecosistema economico che coinvolge produzione, turismo, occupazione e fiscalità. Per questo motivo il rallentamento del mercato globale non può essere interpretato come una semplice difficoltà settoriale.
La vera sfida, oggi, è costruire strategie capaci di sostenere la competitività della filiera in uno scenario che premia sempre meno la quantità e sempre più il valore, l’identità e la capacità di adattarsi a consumatori e mercati in continua evoluzione.






























