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Dazi Usa, il vino italiano paga il conto: persi 360 milioni di euro in 14 mesi

“Unione Italiana Vini analyzes the new U.S. tariff framework: in just 14 months, Italian wine has lost €360 million in the United States
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Il vino italiano tira un sospiro di sollievo per il nuovo sistema tariffario introdotto dagli Stati Uniti, ma non abbassa la guardia. Se la conferma del dazio flat al 10% viene considerata un segnale meno penalizzante rispetto alle ipotesi precedenti, le nuove indagini americane sulle pratiche commerciali legate alla sovraccapacità produttiva rischiano di riaccendere l’incertezza in uno dei mercati più importanti per il Made in Italy. Secondo Unione Italiana Vini, il bilancio degli ultimi 14 mesi di dazi Usa è già pesante: le esportazioni italiane di vino verso gli Stati Uniti hanno perso il 16% del proprio valore, con una contrazione pari a 360 milioni di euro.

Dazi Usa al 10%: un segnale positivo che non elimina le preoccupazioni

L’amministrazione statunitense ha confermato l’introduzione di tariffe omnicomprensive del 10% per gran parte delle produzioni provenienti dall’Unione Europea.

Per il settore vitivinicolo si tratta di una misura giudicata meno penalizzante rispetto agli scenari che si erano delineati nei mesi precedenti. Tuttavia, la decisione è accompagnata dall’avvio di ulteriori indagini relative alle pratiche considerate sleali e alla sovraccapacità produttiva, un elemento che alimenta nuove preoccupazioni tra gli operatori.

Il timore è che queste verifiche possano tradursi in ulteriori aumenti tariffari, compromettendo ulteriormente la competitività del vino europeo sul mercato statunitense.

A commentare il nuovo scenario è il presidente di Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi:

“I nuovi dazi al 10% flat sono leggermente migliorativi rispetto ai precedenti. Fin qui è una notizia confortante, ma preoccupano le indagini sulla sovraccapacità produttiva che rischiano di generare ulteriori tariffe; la speranza è che questa seconda decisione resti nell’ambito dell’accordo Ue-Usa dello scorso agosto e non superi il tetto del 15%. Se c’era la possibilità di stabilizzare definitivamente le posizioni sul piano commerciale, il riferimento a queste indagini rischia di alimentare l’incertezza in un momento in cui già la svalutazione del dollaro e il calo del potere di acquisto stanno facendo molto male al vino. Siamo convinti che di questo il nostro Governo e Bruxelles terranno conto”.

Unione Italiana Vini analizza il nuovo quadro dei dazi USA: in 14 mesi il vino italiano ha perso 360 milioni di euro negli Stati Uniti.

14 mesi difficili: meno 360 milioni di euro per il vino italiano per colpa dei dazi Usa

I dati elaborati dall’Osservatorio Uiv restituiscono una fotografia particolarmente severa.

Dal cosiddetto Liberation Day dell’aprile 2025 a oggi, il vino italiano negli Stati Uniti ha registrato una perdita del 16% nel valore delle vendite rispetto al periodo precedente.

La riduzione corrisponde a un controvalore di circa 360 milioni di euro in quello che resta il principale mercato mondiale per il vino italiano.

A fine 2024 le esportazioni verso gli Usa sfioravano i 2 miliardi di euro e rappresentavano quasi un quarto dell’intero export vitivinicolo nazionale. Successivamente il valore delle vendite si è fermato a 1,76 miliardi di euro, segnando una contrazione significativa per un mercato considerato strategico da tutte le principali denominazioni italiane.

Export di vino italiano negli Usa: il 2026 registra i peggiori risultati dal 2017

I primi cinque mesi del 2026 si stanno rivelando particolarmente difficili. Secondo Uiv, si tratta del peggior risultato registrato dal 2017 sia in termini di valore reale delle vendite sia di volumi esportati.

A soffrire maggiormente sono i vini fermi imbottigliati. I rossi registrano una contrazione del 18%, mentre i bianchi segnano un calo del 17%.

Anche il comparto degli spumanti evidenzia una frenata, con una diminuzione dell’11%.

Un quadro che conferma come il rallentamento non riguardi singole categorie ma interessi trasversalmente gran parte dell’offerta italiana.

Particolarmente significativa appare la difficoltà delle fasce di prezzo più accessibili.

A subire le conseguenze maggiori sono infatti i vini con prezzo alla cantina inferiore ai 6 euro, una categoria che rappresenta oltre l’80% della produzione italiana destinata agli Stati Uniti.

Si tratta di un segmento fortemente esposto alle oscillazioni del potere d’acquisto, all’inflazione e alla crescente attenzione dei consumatori verso la spesa complessiva.

La combinazione tra dazi Usa, svalutazione del dollaro e minore capacità di spesa del consumatore americano sta quindi incidendo soprattutto sulle produzioni che tradizionalmente rappresentano il volume principale delle esportazioni italiane.

Paolo Castelletti, segretario generale Uiv: “Il vino ha bisogno di un budget straordinario per la promozione”

Per il segretario generale di Uiv, Paolo Castelletti, il settore necessita ora di un sostegno concreto per affrontare una situazione che rischia di aggravarsi:

“Dall’istituzione dei dazi, per il vino italiano ed europeo non è stato possibile stabilizzare le vendite con gli Stati Uniti. Se ci sono dei settori che si sono dimostrati in grado di reagire commercialmente alle tariffe, lo stesso non si può dire per il vino, che è un bene voluttuario e quindi più esposto al risparmio da parte di una domanda già in calo sulle quantità consumate. Il vino oggi ha bisogno di aiuto e necessita di un budget straordinario per la promozione all’estero a partire proprio dagli Usa”.

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