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Verdicchio dei Castelli di Jesi, scatta il piano riequilibrio: rese tagliate e stoccaggio

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La parola d’ordine per il Verdicchio dei Castelli di Jesi è una sola: riequilibrio. In vista della vendemmia 2026, l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini ha scelto una linea prudenziale per una delle denominazioni più rappresentative del panorama enologico marchigiano, approvando misure destinate a governare l’offerta e a contenere l’impatto delle consistenti giacenze accumulate negli ultimi anni. Riduzione delle rese e stoccaggio delle eccedenze rappresentano gli strumenti individuati per tutelare il valore della denominazione, sostenere la filiera e mantenere condizioni di mercato equilibrate.

IMT sceglie la gestione prudenziale dell’offerta

L’Assemblea dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini ha deliberato una richiesta formale alla Regione Marche per prorogare anche nella prossima campagna vendemmiale le limitazioni produttive già adottate.

La misura principale prevede il mantenimento del limite di resa a 110 quintali per ettaro, anziché i 140 quintali consentiti dal disciplinare di produzione.

A questa decisione si affianca il provvedimento di stoccaggio delle uve prodotte oltre tale soglia, fino a un massimo di 21 quintali per ettaro e con blocco previsto fino al 30 giugno 2027.

L’obiettivo è intervenire in maniera preventiva sulla disponibilità di prodotto, evitando squilibri che potrebbero incidere negativamente sul mercato e sulla remunerazione della filiera.

Istituto Marchigiano di Tutela Vini sceglie la linea del riequilibrio per il Verdicchio dei Castelli di Jesi: taglio delle rese e stoccaggio

Michele Bernetti: “Scelte di responsabilità a salvaguardia della filiera”

Il presidente dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini, Michele Bernetti, ha sottolineato il valore strategico delle misure adottate.

“Il quadro del comparto richiede particolare attenzione sia a livello nazionale che regionale – ha detto il presidente Imt, Michele Bernetti –, per questo siamo particolarmente soddisfatti per le scelte di responsabilità operate dall’Assemblea. L’obiettivo è contenere un livello delle giacenze cresciuto molto anche dopo la ricca vendemmia 2025, e contestualmente puntare a una corretta dinamica dei prezzi e alla salvaguardia – a tutti i livelli – della filiera. Siamo consapevoli di avere un vino contemporaneo, di qualità e in grado di competere sui mercati nazionali e internazionali; in questo senso accogliamo con favore il recente ingresso di nuovi operatori sul nostro territorio”.

Le parole del presidente evidenziano una strategia che punta a preservare il valore economico della denominazione senza rinunciare alle prospettive di crescita.

Verdicchio dei Castelli di Jesi: una denominazione centrale per il vino marchigiano

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi rappresenta uno degli assi portanti del comparto vitivinicolo regionale.

La denominazione genera infatti circa 90 mila ettolitri imbottigliati all’anno e costituisce una delle principali espressioni qualitative e produttive delle Marche.

L’area comprende 25 comuni e può contare su quasi 1.900 ettari rivendicati. La produzione supera i 103 mila ettolitri, dei quali circa il 90% viene imbottigliato, per un totale di circa 13 milioni di bottiglie.

La filiera coinvolge 338 viticoltori e 129 produttori, confermandosi un importante motore economico e occupazionale del territorio.

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi continua a mantenere una forte vocazione internazionale. L’export rappresenta infatti il 51% delle vendite complessive, con una presenza particolarmente significativa nei mercati europei, che assorbono il 76% delle esportazioni.

Tra i principali sbocchi commerciali figurano Regno Unito, Paesi Bassi, Stati Uniti, Germania e Svezia.

Particolarmente interessante risulta inoltre la crescita registrata nei mercati asiatici, con il Giappone in evidenza, una dinamica che contribuisce a compensare parzialmente le difficoltà riscontrate sul mercato statunitense.

Accanto alle misure di contenimento produttivo, IMT considera fondamentale rafforzare la promozione del vino marchigiano, come evidenzia il direttore, Alberto Mazzoni:

“Il Verdicchio dei Castelli di Jesi rappresenta una parte importante del valore delle nostre denominazioni e alcuni indicatori commerciali rilevano comunque una sostanziale tenuta, con l’imbottigliato nel primo semestre a +2,7% e un calo contenuto nel retail nazionale. Il nostro compito sarà perciò orientato su due livelli: il primo su contenimento e riequilibrio, anche con misure di carattere strutturale; il secondo sulla necessità di attivare una campagna di promozione unitaria e continuativa dei vini marchigiani, da sviluppare su un arco temporale non inferiore a quattro anni”.

Una strategia che guarda al futuro del Verdicchio dei Castelli di Jesi

L’iniziativa del Consorzio si inserisce in una fase delicata per il settore vitivinicolo, caratterizzata dalla necessità di conciliare sostenibilità economica, gestione delle giacenze e competitività internazionale.

Attraverso il taglio delle rese e il ricorso allo stoccaggio, il Verdicchio dei Castelli di Jesi punta a difendere il valore della denominazione e a garantire stabilità alla filiera.

Parallelamente, l’invito rivolto da IMT alle altre denominazioni consortili affinché valutino misure analoghe conferma la volontà di affrontare il tema delle eccedenze in maniera coordinata e responsabile.

Per il grande bianco marchigiano, la vendemmia 2026 si apre dunque sotto il segno della prudenza, ma anche della consapevolezza di possedere le qualità necessarie per continuare a competere nei mercati nazionali e internazionali.

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