La sostenibilità nel vino è fatta innanzitutto di numeri, certificazioni e pratiche agronomiche. Oggi, però, per tante aziende è arrivata ad assumere un significato più profondo: quello di una visione più ampia, che allarga gli orizzonti entrando in rapporto con il territorio, la filiera e la comunità, coinvolgendo persino il modo in cui una cantina interpreta il proprio ruolo culturale. È questa la direzione intrapresa da Allegrini Wines attraverso Allegreen, progetto che negli anni si è trasformato da insieme di buone pratiche a linguaggio aziendale. Dalla tutela della biodiversità al protocollo Arnia dedicato ai conferitori, fino alle attività educative rivolte alle nuove generazioni, la cantina veronese sta costruendo un modello che integra dimensione ambientale, economica e sociale. Ne abbiamo parlato con Silvia Allegrini, alla guida dell’azienda insieme ai cugini Francesco, Matteo e Giovanni.

A che stadio è l’evoluzione del progetto Allegreen, oggi sempre più linguaggio di marca?
Il progetto Allegreen nasce da pratiche concrete, inizialmente legate soprattutto alla gestione agronomica e alla sostenibilità ambientale. Nel tempo, però, ha assunto un significato più ampio, evolvendo da insieme di pratiche tecniche a vero e proprio approccio culturale al modo di fare impresa. L’evoluzione principale non sta tanto nell’introduzione di nuovi strumenti, quanto nel cambiamento di prospettiva: meno autoreferenzialità e maggiore consapevolezza del ruolo che un’azienda storica e riconosciuta deve avere nei confronti del proprio territorio.
Questo determina una responsabilità precisa: contribuire alla qualità del paesaggio, alla valorizzazione delle comunità locali e alla costruzione di relazioni autentiche con chi vive e visita questi luoghi, anche attraverso iniziative come il sostegno al FAI in qualità di Corporate Golden Donor.
Oggi Allegreen attraversa l’intera azienda. Influenza il modo di produrre, di accogliere e di collaborare con il territorio. Sempre più attenzione viene dedicata alle sinergie con piccole realtà artigianali locali, perché l’enoturismo contemporaneo ricerca esperienze capaci di raccontare un territorio nella sua interezza. Anche il ruolo della cantina sta cambiando: non più luogo chiuso e selettivo, ma spazio aperto, capace di fare cultura e creare aggregazione. Oggi siamo probabilmente nella fase in cui la sostenibilità smette di essere un obiettivo tecnico e diventa parte integrante della nostra identità e della nostra responsabilità culturale.



In Allegrini Wines la sostenibilità è ormai integrata nel modello di business: ma come si traduce concretamente nel quotidiano?
Per noi la sostenibilità è prima di tutto un approccio quotidiano. Non viene vissuta come un ambito separato, ma come un elemento che orienta progressivamente il modo in cui prendiamo decisioni e costruiamo valore nel tempo. Sul piano ambientale significa tutela del suolo, gestione responsabile delle risorse e attenzione alla biodiversità.
Oggi circa il 35% delle superfici aziendali non è coltivato a vigneto, ma mantenuto a boschi, prati e aree naturali. Nei principali vigneti sono presenti alveari e l’azienda è certificata Biodiversity Friend e Biodiversity Friend Beekeeping, a conferma di un percorso strutturato e misurabile.
La codifica delle buone pratiche agronomiche è garantita, poi, anche dalla certificazione Equalitas. Sul piano economico, invece, sostenibilità significa costruire un modello solido e duraturo, capace di affrontare la variabilità climatica, l’instabilità dei mercati e le nuove esigenze normative. Vuol dire investire nella qualità dei processi, nella tracciabilità e in una pianificazione orientata al lungo periodo.

La dimensione sociale riguarda, invece, il rapporto con le persone e il territorio. Coinvolgiamo progressivamente il nostro staff nei percorsi di sostenibilità e sviluppiamo collaborazioni con scuole, università e comunità locali. Lavoriamo con il Master in Food & Wine Communication dell’Università IULM, con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e con la Simonit & Sirch Vine Master Pruning Academy. In questo senso la sostenibilità diventa un modo d’interpretare il ruolo dell’azienda nel territorio e nel tempo.
Il protocollo Arnia rappresenta uno dei progetti più interessanti della vostra filiera: quali sfide pone oggi e quali sviluppi immaginate per il futuro?
Arnia nasce dalla volontà di costruire una filiera più strutturata e collaborativa, riconoscendo ai conferitori un prezzo delle uve superiore agli standard di mercato, legato al rispetto di specifici parametri qualitativi e operativi.
La sfida principale oggi è mantenere un equilibrio tra sostenibilità economica, qualità produttiva e crescente complessità del contesto agricolo. Ai viticoltori viene richiesto uno sforzo sempre maggiore in termini di gestione agronomica, attenzione ambientale e continuità qualitativa, in uno scenario segnato da variabilità climatica e aumento dei costi produttivi.
Per questo il progetto punta molto sul concetto di network: selezione dei partner, supporto tecnico continuo, condivisione di pratiche sostenibili e controllo qualitativo costante. L’obiettivo non è uniformare, ma creare una rete capace di valorizzare competenze e territori diversi mantenendo una visione comune.

Gli sviluppi futuri andranno sempre più verso una filiera integrata e trasparente, dove sostenibilità, qualità e riconoscimento economico siano strettamente collegati.
In prospettiva, modelli come Arnia potranno contribuire non solo alla qualità del vino, ma anche alla tenuta sociale e agricola del territorio, riconoscendo ai conferitori un prezzo delle uve superiore agli standard di mercato, legato al rispetto di specifici parametri qualitativi e operativi.
In che modo questa visione sta guidando anche la ridefinizione di Corte Giara?
Corte Giara è sempre stata una linea fortemente legata alla collaborazione con i viticoltori locali. Oggi, attraverso il network Arnia, questa relazione diventa ancora più strutturata e basata sulla condivisione di pratiche agronomiche, assistenza tecnica e obiettivi comuni.
Questo approccio influenza anche l’identità del brand: maggiore attenzione alla provenienza delle uve, alla leggibilità del prodotto, alla riduzione dell’impatto ambientale e a uno stile contemporaneo ma fortemente radicato nel territorio.
La sostenibilità non viene utilizzata come semplice elemento di comunicazione, ma come strumento per rendere Corte Giara un progetto più coerente e trasparente. Lo dimostrano anche le scelte di packaging: carte certificate FSC, bottiglie alleggerite, capsule a ridotto impatto ambientale e tappi naturali con bilancio del carbonio integrato.

Le attività dedicate alle api e ai bambini tra vigneto e cantina aprono una prospettiva inedita per il vino: quanto conta oggi la dimensione educativa nella strategia di Allegrini Wines?
Conta moltissimo. Crediamo fermamente che il rapporto tra vino, territorio e sostenibilità debba essere prima di tutto compreso e vissuto, non semplicemente raccontato.
Le attività dedicate ai bambini nascono proprio dall’idea di avvicinare le persone al mondo agricolo in modo diretto e coinvolgente. Prima ancora di trasmettere contenuti tecnici, vogliamo creare curiosità e familiarità con l’ambiente rurale.

Le api rappresentano uno strumento straordinario per spiegare concetti come biodiversità ed equilibrio degli ecosistemi. Accanto a queste attività sviluppiamo collaborazioni con scuole e università, sostenendo anche borse di studio dedicate agli studenti del Master in Food & Wine Communication dell’Università Iulm e la borsa di studio Franco Allegrini presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo istituita da Carlin Petrin e Roberto Anselmi.
Il ritorno che ci aspettiamo è prima di tutto culturale. Vogliamo contribuire a costruire una maggiore sensibilità verso il paesaggio agricolo e verso il valore che si nasconde dietro un prodotto come il vino.

































