
Appuntamento Soave 2026 ci ha lasciati con una certezza: il Soave oggi sa molto bene dove vuole andare. Il 7 settembre, negli spazi della Biblioteca Capitolare di Verona, WineCouture ha incontrato una delle denominazioni che in questo momento appaiono più lucide nel panorama italiano, consapevole della propria storia ma anche della necessità di continuare a evolvere, interrogandosi sul mercato e lavorando per rendere più leggibili territorio, longevità e identità. Lo abbiamo capito prima di tutto assaggiando, attraverso una masterclass che ha mostrato quanto la Garganega sappia cambiare espressione passando dai suoli calcarei a quelli vulcanici e dai vini più giovani alle interpretazioni evolute. Ma la stessa direzione è emersa dal confronto sul futuro della denominazione e dal progetto di revisione dei disciplinari, con il quale il Consorzio punta a distinguere con maggiore nettezza il Soave più immediato dal patrimonio di colline, UGA e vigne vecchie.

Appuntamento Soave 2026: prima di tutto, la prova del calice
Il tema scelto per l’edizione 2026 è stato costruito attorno a due parole decisive: eleganza e capacità evolutiva. Due caratteristiche che il Consorzio considera complementari e che la masterclass “Il Soave, tra freschezza e longevità”, condotta da Robert Camuto, giornalista e critico enologico già firma di Wine Spectator per l’Italia, ha provato a mettere concretamente alla prova. Il percorso ha attraversato le Unità Geografiche Aggiuntive da ovest, dove prevalgono i suoli calcarei, verso est, segnato dalla matrice vulcanica, accostando annate giovani e vini con molti anni di bottiglia.
Cristian Ridolfi ha ricondotto il senso della degustazione a un punto preciso: il Soave possiede una cultura millenaria, a partire dal Recioto, mentre la Garganega ha una storia più recente ma non meno prestigiosa. Oggi la denominazione può raccontarsi attraverso il riconoscimento FAO-GIAHS, i suoli calcarei e vulcanici, le differenze territoriali e le interpretazioni rese leggibili dalle UGA. Con il 95% dell’areale coltivato a Garganega, il tema non è tanto l’uvaggio quanto la capacità della stessa varietà di cambiare espressione tra territori e attraverso la mano dell’uomo. A questo si aggiunge una doppia vocazione: freschezza nel presente e capacità di evolvere nel tempo.

È su queste premesse che si è sviluppata una degustazione di 13 interpretazioni molto differenti.
Il Coffele Soave Doc Classico Castel Cerino 2021, da Castel Cerino, ha aperto le danze mostrando subito una lettura molto nitida della varietà, dove calcare e vulcano si incontrano in una trama di spezie, mandorla, mineralità, arancia dolce, mandarino ed erbe aromatiche. Ma è soprattutto la freschezza, ormai evoluta eppure ancora perfettamente leggibile, ad averne fatto uno dei grandi assaggi della giornata.
Con Suavia Soave Classico Doc Monte Carbonare 2024 il registro si fa ancora più verticale: acidità e intensità citrica marcate, mineralità, concentrazione senza peso, pompelmo, erbe aromatiche, una leggera nota fumé e soprattutto sale. Un vino lungo, elegante, capace di tenere insieme slancio ed energia.
Più immediato il Battistelle Soave Doc Classico 2024, nato a Brognoligo, frazione di Monteforte d’Alpone: pulito, fresco, floreale, segnato da lavanda, agrume e nocciola sul finale, in una lettura precisa e ancora in cerca di maggiore profondità espressiva. La Cappuccina Soave Doc Classico Monte Stelle UGA Brognoligo 2024 punta invece su agrume intenso, acidità misurata e buona persistenza, con un finale leggermente meno armonico rispetto all’attacco.
Il Gini Soave Classico Doc La Froscà 2021, pur mostrando una sapidità salmastra accompagnata da note esotiche di frutto della passione, restituisce oggi un’evoluzione meno lineare rispetto agli assaggi della batteria. Differente il discorso per Prà Monte Grande Soave Classico Doc 2023, composto per il 70% da Garganega e per il 30% da Trebbiano di Soave: scorza d’arancia, clementina, foglia di pomodoro, una sottile impronta salmastra, concentrazione e una freschezza vibrante. Uno dei vini capaci di ricordare quanto il Soave possa raggiungere un livello realmente alto quando energia e profondità procedono nella stessa direzione.
Il Balestri Valda Soave Classico Doc Sengialta 2021, anch’esso da Garganega e Trebbiano di Soave, propone un registro più austero, tra macchia mediterranea, agrume e note evolutive che oggi ne accentuano il carattere maturo.

Poi, un altro dei vertici della giornata: Tenuta Corte Giacobbe Soave Docg Superiore Runcata UGA Roncà – Monte Calvarina 2023. Slanciato, fresco, costruito su sale e lime, inizialmente verticale e diretto, ha progressivamente guadagnato complessità nel calice, mostrando con il passare dei minuti una profondità sempre maggiore.
Il Giannitessari Soave Doc Classico Perinato UGA Pigno 2024 propone mandarino e salvia, con una componente amaricante che tende progressivamente a prendere spazio e una struttura più piena rispetto agli assaggi più verticali della degustazione. Più gastronomico il Collis Heritage Soave Docg Superiore Classico Castellaro – Clivus UGA Castellaro 2024, morbido e concentrato, nel quale la matrice vulcanica emerge in maniera evidente.
Ancora giovane il Bolla Soave Docg Superiore Classico Tugaie UGA Castellaro 2024, 85% Garganega e 15% Trebbiano di Soave: denso, strutturato, segnato da una nota fumé e sostenuto da una vena acida capace di prolungarne il sorso. Un vino che sembra ancora all’inizio del proprio percorso espressivo.
Il Vicentini Soave Superiore Docg Monte di Colognola Vigna Il Casale 2024 unisce frutto esotico, sfumature salmastre, erbe aromatiche e dolcezza di buccia di mandarino, con buona acidità e concentrazione, in una trama che deve ancora trovare piena fusione tra le componenti. A chiudere la degustazione, Pieropan Soave Doc Classico Calvarino 2011, tenue ed elegante, ma oggi – almeno nella bottiglia arrivata al banco – in una fase più avanzata della propria curva evolutiva dopo 15 anni.
I quattro Soave che ci hanno maggiormente emozionato
Se la masterclass aveva l’obiettivo di fotografare lo stato dell’arte della denominazione, quattro vini sono riusciti più degli altri a trasformare quella fotografia in emozione.
Tenuta Corte Giacobbe Soave Docg Superiore Runcata UGA Roncà – Monte Calvarina 2023, Prà Monte Grande Soave Classico Doc 2023, Coffele Soave Doc Classico Castel Cerino 2021 e Suavia Soave Classico Doc Monte Carbonare 2024 sono stati i nostri migliori assaggi.
Quattro interpretazioni differenti, ma accomunate dalla capacità di mostrare una personalità riconoscibile: verticalità e progressione per Corte Giacobbe, vibrazione e concentrazione per Prà, equilibrio evolutivo per Coffele, profondità minerale e finezza per Suavia.
Sono proprio vini come questi a spiegare perché il ragionamento sulla longevità non possa essere ridotto a una semplice capacità di “resistere” al tempo. Il punto, semmai, è evolvere mantenendo identità, tensione e leggibilità del territorio.
“Appuntamento Soave è un format che, anche nell’edizione 2026, vuole raccontare l’identità e la contemporaneità di una denominazione capace di coniugare freschezza e capacità evolutiva”, sottolinea Cristian Ridolfi, presidente del Consorzio del Soave. “Il Soave è un vino che sa esprimersi con grande eleganza quando viene degustato giovane e fresco, ma che rivela una straordinaria complessità dopo qualche anno di evoluzione in bottiglia. In questo senso, trovo particolarmente efficace l’espressione americana great now, great later: è perfetta per descrivere il Soave di oggi, un vino eccellente nel presente e altrettanto capace di regalare emozioni nel tempo”.





Dal calice al mercato: il Soave si interroga sul proprio presente
Appuntamento Soave non è stato soltanto una giornata di degustazione. Alla terza edizione il format ha confermato la propria doppia anima: da una parte il vino e la possibilità di verificarne concretamente qualità e differenze territoriali; dall’altra un laboratorio nel quale utilizzare il Soave per ragionare di mercato, comunicazione, turismo e nuovi comportamenti di consumo. Una quarantina le aziende del Consorzio presenti, davanti a un pubblico composto da ristoratori, operatori professionali, stampa e appassionati.
Il seminario Ais “Il mercato del vino cambia: freschezza e longevità diventano un’opportunità per il Soave?”, con Alberto Toffanello, Miglior Sommelier del Veneto 2025, ha insistito sul valore della formazione come strumento per costruire ambasciatori capaci di raccontare il territorio. Il successivo talk “Soave, l’evoluzione del presente”, moderato da Luciano Ferraro, vicedirettore del Corriere della Sera, ha poi allargato il campo ai temi della contemporaneità: consumi giovanili, linguaggi del vino, enoturismo, mutamento della convivialità e posizionamento sui mercati.

Sul rapporto con i più giovani, Federico Veronesi, amministratore delegato di Signorvino, ha spostato il ragionamento dalla perdita di volumi alla necessità di cambiare linguaggio:
“Dire che i giovani non sono più interessati al vino è una verità parziale. I volumi di consumo sono calati ed è cambiato l’approccio, ma c’è un grandissimo interesse e curiosità, forse più di prima. Bisogna essere consapevoli che si berrà meno in termini di quantità; quindi, dobbiamo lavorare sul valore e sulla comunicazione”. Un passaggio particolarmente significativo per una denominazione che, come il Soave, deve riuscire a trasformare storia e complessità in messaggi comprensibili senza banalizzarli.
Sul posizionamento internazionale è intervenuto Robert Camuto, riportando l’attenzione sul rapporto tra vino e territorio: “Dico spesso che i vini bianchi sono l’arma segreta dell’Italia che nel mondo è ancora conosciuta soprattutto come paese che produce vini rossi. I grandi vini bianchi d’Italia, tra cui colloco certamente anche il Soave, hanno un enorme potenziale di miglioramento col trascorrere del tempo”. Una lettura che lega direttamente la capacità evolutiva assaggiata nei calici alla necessità di raccontare meglio all’estero la profondità dei bianchi italiani.
Di crescita attraverso l’accoglienza ha parlato invece Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente nazionale del Movimento Turismo del Vino, ricordando come l’enoturismo rappresenti un’opportunità concreta soltanto quando sostenuta da organizzazione e professionalità: “Non possiamo pensare di aprire la cantina ed essere subito pronti”. Un richiamo alla formazione che, in fondo, torna sullo stesso punto emerso lungo tutta la giornata: qualità del vino, racconto e servizio devono procedere insieme.
A riportare il confronto sulla dimensione della convivialità è stato infine Mons. Bruno Fasani, che ha ricordato il valore sociale dei luoghi dell’incontro: “Le osterie, così come le malghe, sono luoghi dove il valore umano prevale sul valore dell’enologia e dell’arte culinaria”. Una considerazione che si lega bene al tema, più volte emerso durante il convegno, di come stiano cambiando non soltanto i consumi, ma il modo stesso in cui il vino entra nella vita quotidiana.
Il disciplinare: una riforma per rendere il Soave più leggibile
Durante la giornata Cristian Ridolfi è tornato più volte su un tema che appare centrale per il futuro della denominazione: rendere più chiara la gerarchia del Soave e più forte il rapporto tra vino e territorio. Il progetto di revisione dei disciplinari, già approvato dal Consorzio e ora in attesa del passaggio ministeriale, punta infatti a distinguere con maggiore nettezza due livelli: da una parte il Soave Doc, più ampio e immediato; dall’altra il Soave Superiore Docg, destinato a concentrare la parte più territoriale della denominazione.
Il passaggio più significativo riguarda le 33 UGA, che non cambierebbero nome né confini ma uscirebbero dalla Doc per rimanere all’interno della Soave Superiore Docg. Non si tratterebbe dunque di creare nuovi cru, ma di assegnare alle unità geografiche una posizione più precisa nella piramide della denominazione. Per continuare a utilizzare una UGA in etichetta, un vino dovrebbe quindi essere rivendicato come Soave Superiore Docg e rispettarne le relative condizioni.

Nella visione espressa da Ridolfi, il livello superiore dovrebbe diventare il contenitore naturale delle colline, delle UGA, delle vigne vecchie e delle storie familiari, mentre la Doc manterrebbe una funzione più diretta e immediatamente riconoscibile. Anche il termine Classico seguirebbe questa logica: uscirebbe dalla Doc e rimarrebbe nella Docg, con la possibilità di utilizzare la dicitura Soave Classico Superiore Docg, più lineare e leggibile rispetto all’attuale formulazione.
Il progetto introduce anche una diversa relazione con il tempo. Il Soave Superiore potrebbe essere commercializzato dal 1° febbraio successivo alla vendemmia, mentre per UGA e menzione Vigna l’attesa salirebbe al 1° febbraio del secondo anno. Scomparirebbe la tipologia Riserva. Contestualmente, la Docg di base diventerebbe meno restrittiva su alcuni parametri, con una resa massima prevista di 12,5 tonnellate per ettaro e un titolo alcolometrico naturale minimo delle uve del 10%, mentre resterebbe al 70% la quota minima di Garganega.
Il senso complessivo, tuttavia, è più importante del dettaglio tecnico: semplificare il linguaggio della denominazione, ridurre il peso del Soave generico e rendere più leggibile la progressione territoriale. Una direzione coerente anche con le limitazioni produttive già operative per le vendemmie 2026, 2027 e 2028, che intervengono sulla quantità rivendicabile come Soave Doc senza Classico o Colli Scaligeri.
Ridolfi l’ha definito “un inizio di percorso, un inizio di presa di consapevolezza”.
Ed è proprio qui che il discorso sul disciplinare torna al calice. Quello assaggiato ad Appuntamento Soave mostra già una denominazione capace di esprimere differenze, profondità e longevità. Ora il lavoro consiste nel fare in modo che la struttura normativa, l’etichetta e il racconto rendano finalmente leggibile ciò che nel vino è già evidente.

Il Soave non deve reinventarsi ma mostrare ciò che è diventato
Nel bicchiere il Soave possiede già gli argomenti per stare più in alto: grandi vini giovani, interpretazioni capaci di evolvere nel tempo, differenze territoriali leggibili e una Garganega che cambia sfumatura senza perdere identità. Ed è forse questo il dato più importante che portiamo a casa da Appuntamento Soave 2026.
Ciò che serve ora è trasformare questa qualità in una gerarchia comprensibile e in un racconto altrettanto forte. Meno Soave indistinto, più territorio. Una Doc con una missione chiara e una Docg capace di diventare il luogo naturale delle colline, delle UGA, delle vigne e del tempo.
Se questa è davvero la strada, la denominazione non deve reinventarsi: deve finalmente riuscire a mostrare con chiarezza ciò che è già diventata. E tornare nel posto che le compete, sul gradino più altro tra i grandi bianchi d’Italia.
Bevi responsabilmente
Iniziativa finanziata dal Complemento di Sviluppo Rurale per il Veneto 2023-2027
Organismo responsabile dell’informazione: Consorzio Tutela Vini DOC Soave
Autorità di gestione regionale: Regione del Veneto – Direzione AdG FEASR Bonifica e Irrigazione






























