Dalle origini da outsider all’anno zero segnato nel 1999 dall’arrivo di Riccardo Cotarella, fino a uno stile costruito su precisione, equilibrio e riconoscibilità. Dopo 28 vendemmie, la famiglia Muratori racconta senza nascondere le proprie ambizioni il percorso compiuto in Franciacorta e quello ancora da affrontare. Bruno Muratori, presidente, Alberto Muratori, amministratore delegato, e Michela Muratori, responsabile comunicazione e marketing, parlano di cambiamento climatico, tecnologia, vigneti di proprietà, Millé 2021, ricambio generazionale e della Riserva attesa nel 2027. Con un obiettivo dichiarato: arrivare dove oggi stanno le icone della Denominazione.
Bruno, avete appena concluso la vostra 28esima vendemmia: che cosa rappresenta oggi la Franciacorta per te?
Bruno Muratori: Quando ho iniziato questa attività per conto della famiglia non è stato per una vocazione diretta. La passione è maturata successivamente. Tra il 1999 e i primi anni 2000 mi piaceva moltissimo mangiare bene e, avvicinandomi al vino, ho scoperto cosa significasse accompagnare un piatto con un bel calice. Dal 2005 in avanti mi sono fatto carico direttamente del progetto e ho scoperto non soltanto la Franciacorta, ma proprio il mondo del vino.
Bisogna anche ricordare che allora la Franciacorta era molto diversa. Nel 2002-2003 produceva circa tre milioni di bottiglie; oggi siamo attorno ai venti milioni. Era ancora relativamente sconosciuta e si producevano moltissimi vini fermi. Noi partimmo addirittura con il concetto “Franciacorta, solo spumanti”. Oggi la tendenza è diventata quasi quella, mentre noi, che l’avevamo predicata per primi, siamo tornati a produrre anche due vini fermi.
Il vino ti ha fatto scoprire anche un territorio che va oltre il calice?
Bruno Muratori: Assolutamente. A me piace parlare di storia, cultura, musica, arte e ho constatato una cosa: quando ti siedi a tavola e c’è il vino in mezzo, durante quella serata finisci per parlare di tutto. Naturalmente oggi dobbiamo difendere anche il concetto di consumo intelligente e moderato. Si rischia di confondere l’uso con l’abuso, mentre un consumo moderato rende piacevole una serata e crea convivialità.
Attraverso il vino ho scoperto anche la Franciacorta come territorio. Oggi emerge per la qualità dei vini, ma pochi conoscono davvero il suo patrimonio culturale: monasteri, abbazie, conventi, ville, costruzioni storiche. E le vigne hanno contribuito a preservare questo territorio. Senza di esse probabilmente avremmo molti più capannoni e aree residenziali.
Dove sentite di essere arrivati oggi come Muratori?
Bruno Muratori: C’è ancora tantissimo da fare. Ma di strada ne abbiamo fatta molta. Nella nostra filosofia familiare c’è sempre stato un principio: se facciamo qualcosa, cerchiamo di farla bene. L’umiltà è fondamentale, ma essere umili non significa non poter ammettere le proprie ambizioni.
All’inizio, però, essere outsider non deve essere stato semplice.
Bruno Muratori: Probabilmente ci siamo presentati male. Non volevamo essere arroganti, ma arrivare tra il 1999 e il 2000 con un progetto di quelle dimensioni e un investimento enorme poteva trasmettere l’immagine dell’imprenditore che non sa cosa fare e decide di fare vino.
Quella stessa impostazione, però, ci ha permesso di costruire da zero un progetto completo. Le cantine storiche sono inevitabilmente cresciute aggiungendo nel tempo un pezzo all’altro. Noi abbiamo potuto progettare immediatamente una cantina organica e funzionale che, a più di vent’anni di distanza, è ancora tecnologicamente apprezzabile.
Poi, nel 2020, arriva Riccardo Cotarella: cosa vi ha insegnato e perché quello diventa il vostro “anno zero”?
Bruno Muratori: Quando gli proponemmo di diventare nostro consulente, inizialmente ci disse sostanzialmente che aveva già più di 100 consulenze, più di settant’anni e poteva anche bastare. Poi venne a vedere vigneti e cantina.
Prima di cominciare volle conoscere la famiglia. Passammo un’intera giornata insieme, visitammo tutti i vigneti, la cantina e assaggiammo i vini. Alla sera disse: “Adesso voglio conoscere la famiglia”. Soltanto dopo averci conosciuti decise di lavorare con noi. Per lui, se non esiste una connessione mentale tra consulente e produttore, difficilmente arrivano i risultati.
Michela Muratori: L’incontro con Riccardo Cotarella ha rappresentato anche una crescita umana.
Bruno Muratori: Dal 2020 abbiamo fatto un salto ulteriore, professionalmente e umanamente. Riccardo ha portato soprattutto una mentalità: rispetto delle persone, attenzione ai giovani, rigore professionale. È maniacale nella sua professionalità e dà fiducia a tutti, soprattutto ai giovani.

Quanto conta il vostro passato imprenditoriale nel modo in cui producete Franciacorta?
Alberto Muratori: Veniamo dall’imprenditoria e quindi da un mondo in cui l’oggettività dei dati rappresenta il punto di partenza. Entrando nel vino abbiamo incontrato emozione, sensibilità e molti altri valori, ma il nostro approccio rigoroso e scientifico è sempre rimasto.
Con Riccardo Cotarella è stato portato all’ennesima potenza. Il Metodo Franciacorta, almeno per come lo intendiamo noi, è un metodo rigorosissimo, fatto di dati, numeri, virgole e decimali. Non è: “Vediamo cosa succede”. Monitoriamo tutto, dalle frazioni di pressatura ai parametri delle uve, e contemporaneamente siamo attentissimi all’innovazione tecnologica.
La vendemmia 2026 vi ha messo particolarmente alla prova?
Alberto Muratori: Il cambiamento più evidente dopo quasi 30 anni è che la vendemmia è diventata sempre meno prevedibile. Quest’anno non era scritto da nessuna parte che avremmo cominciato il 2 agosto. La decisione è arrivata circa 10 giorni prima. Le curve dei parametri che monitoriamo hanno mostrato un’evoluzione molto più rapida rispetto agli anni precedenti e questo significa aumentare enormemente la frequenza dei campionamenti.
Poi c’è la logistica. Quando partiamo abbiamo bisogno di circa cento vendemmiatori. Anticipare tutto di una settimana significa trovare improvvisamente alloggio per cento persone in agosto. Non è banale.
Bruno Muratori: Abbiamo lavorato senza interruzioni, sabati e domeniche compresi, perché una volta partita la vendemmia non puoi fermarti. Abbiamo avuto anche tre grandinate e complessivamente perso circa il 30% della produzione. In alcuni vigneti abbiamo deliberatamente deciso di non raccogliere: qualcosa avremmo potuto portarlo a casa, ma qualitativamente non ne valeva la pena.
Come state affrontando il cambiamento climatico?
Bruno Muratori: È evidente, ma personalmente non è qualcosa che ci terrorizza. Se farà più caldo bisognerà adattarsi. Abbiamo attrezzato ormai più della metà dei vigneti con irrigazione a goccia, pozzi o prese d’acqua consortili. Non vogliamo portare la vite al limite del collasso per poi soccorrerla: vogliamo mantenerla sana.
Abbiamo sperimentato trattamenti con droni e aumentato la sperimentazione del fotovoltaico sopra i vigneti. Quest’anno abbiamo misurato quasi cinque gradi di differenza tra le zone sotto i pannelli e quelle direttamente esposte. Rispetto delle tradizioni, certamente. Ma attenzione anche all’evoluzione.
Qual è, allora, il filo conduttore dello stile Muratori nato dal 2020?
Alberto Muratori: Il punto fondamentale è che vinifichiamo esclusivamente le nostre uve. Abbiamo circa 60 ettari distribuiti nelle diverse vocazioni della Franciacorta e non acquistiamo uve da conferitori che possono cambiare da un anno all’altro.
Con Riccardo abbiamo ragionato così: abbiamo questo patrimonio, valorizziamolo. Vogliamo rappresentare nella maniera più trasparente possibile la Franciacorta e le uve che nascono qui. Cerchiamo vini puliti, eleganti, trasparenti, con lavorazioni leggere. Quando parliamo di scientificità non intendiamo aggiungere qualcosa al vino: utilizziamo la precisione per permettere alla materia prima di emergere.
Michela Muratori: Per me la parola corretta è equilibrio. Nel calice nessuna componente deve stonare. Facciamo vini che riflettono i nostri vigneti, il nostro territorio e il gusto della nostra famiglia.
Millé Franciacorta Extra Brut Millesimato 2021 dove si colloca in questa ricerca?
Bruno Muratori: Millé è un millesimato per certi aspetti fuori dagli schemi. Ha spessore e complessità, ma anche una finezza superiore, pur mantenendo sobrietà, rigore ed equilibrio. Ci crediamo moltissimo. Pensiamo abbia nelle proprie corde la possibilità di ottenere riconoscimenti importanti: bella annata, ottime uve, vinificazione precisa. Già mentre lo avevamo in cantina eravamo convinti di avere tra le mani qualcosa di importante.

Perché avete scelto di non trasformare il millesimato nel vino più potente della gamma?
Michela Muratori: Perché anche il millesimato doveva rimanere coerente con Muratori. Avremmo potuto interpretarlo in maniera più convenzionale, magari facendolo più largo, più potente. Ma sarebbe entrato in contrasto con la nostra identità. Secondo noi una delle cose più importanti nel vino è la riconoscibilità.
Alberto Muratori: Nel Millé la complessità arriva dalla selezione: Chardonnay proveniente dai vigneti che riteniamo più vocati, anche nelle zone vicine al lago e meglio esposte; frazioni di pressatura più nobili; affinamenti più lunghi. La finezza della bolla e la persistenza devono sentirsi, ma non prevaricare il resto. È un millesimato nel quale la natura dell’annata emerge più attraverso persistenza e lunghezza in bocca che attraverso la larghezza.
Bruno, hai parlato di podio, ma nella gamma Muratori non manca ancora qualcosa?
Bruno Muratori: Sì, una grande Riserva. Avremmo potuto farla prima, ma il 2020, con l’arrivo di Cotarella, per noi è stato l’anno zero.
Se dici che dal 2020 comincia una nuova Muratori, non puoi prendere una base 2018 e costruirci sopra la nuova Riserva soltanto perché commercialmente ti serve. Bisogna aspettare. La prima vendemmia seguita integralmente secondo la nuova filosofia, dalla vigna alla pressatura fino all’affinamento, è il 2020. Quindi, probabilmente, nel 2027 uscirà la Riserva 2020, la prima vera Riserva Muratori della nuova fase.
E mentre aspettate la Riserva, che Muratori punti ha consegnare alla terza generazione?
Bruno Muratori: Ho due figli e due nipoti che hanno una grandissima voglia di fare questo mestiere, molta buona volontà e passione. Ma queste qualità, da sole, non bastano per mandare avanti un’azienda. Muratori è ormai un’azienda nata per essere produttiva anche economicamente. Sto progressivamente lasciando spazio ai giovani e qualcuno si è già conquistato il proprio posto.
L’ambizione resta quella: arrivare dove oggi stanno le icone della Franciacorta. Con umiltà, perché c’è ancora tantissimo da fare, ma anche sapendo che essere umili non significa non poter ammettere le proprie ambizioni.






























