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“Non possiamo più fare vino come 30 anni fa”: dalla vendemmia 2026 Sandro Boscaini lancia l’appello a riscrivere il futuro

"We can no longer make wine the way we did 30 years ago": from the 2026 harvest, Sandro Boscaini issues a call to rewrite the future
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La vendemmia 2026 di Masi sarà ricordata per l’anticipo eccezionale della raccolta e per una qualità che, nonostante caldo estremo e siccità, si presenta positiva. Ma per Sandro Boscaini, presidente di Masi, il vero tema emerso dai vigneti va ben oltre l’annata. Mister Amarone utilizza infatti la vendemmia 2026 come occasione per lanciare una riflessione sul futuro del vino italiano, perché cambiamento climatico, evoluzione dei consumi e nuovi equilibri di mercato impongono una revisione delle strategie produttive e dei disciplinari. Un messaggio netto: non è più possibile affrontare le sfide di oggi con strumenti pensati per il mondo vitivinicolo di 30 anni fa.

Una vendemmia 2026 senza precedenti nella storia recente di Masi

La raccolta 2026 è entrata nel vivo in tutte le tenute del gruppo Masi e si distingue per una precocità eccezionale.

A ricordarlo è il presidente, Sandro Boscaini, che sottolinea come l’anticipo abbia interessato tutte le principali aree produttive presidiate dall’azienda:

“Nella mia pluridecennale convivenza con il vigneto Masi, sparso in numerose aree trivenete e italiane, non ho ricordi di una vendemmia così precoce: già ai primi di agosto per le uve bianche precoci e per il Pinot Nero (Trentino, Conegliano Valdobbiadene, Oltrepò Pavese e Grave del Friuli) e a inizio settembre nel veronese e in Valpolicella Classica per le uve scelte dell’Amarone, con un anticipo di circa due settimane rispetto alla media dell’ultimo decennio”.

Un fenomeno che, secondo Boscaini, rappresenta un cambiamento profondo rispetto al passato.

“È davvero cambiato il mondo! Sono entrato in azienda negli anni ‘60 e anche gli amici viticoltori di quell’epoca ricordano come fosse consuetudine, in Valpolicella, iniziare la raccolta per l’appassimento a partire dalla festa della Madonna del Rosario, cioè il 7 ottobre”.

“Non possiamo più fare vino come 30 anni fa”: dalla vendemmia 2026 Sandro Boscaini lancia l’appello a riscrivere il futuro

Caldo, siccità ed eventi estremi segnano l’annata 2026

L’andamento stagionale è stato caratterizzato da elevate temperature, disponibilità idrica limitata e frequenti eventi atmosferici estremi.

Gli effetti più evidenti hanno riguardato l’anticipo della maturazione fenologica, la riduzione del peso degli acini e, in alcune aree, una diminuzione delle rese produttive.

Nonostante queste difficoltà, il quadro qualitativo viene giudicato complessivamente positivo.

Lo stato sanitario delle uve risulta infatti molto buono e i parametri analitici sono considerati adeguati. Secondo l’azienda, esistono le condizioni per ottenere vini caratterizzati da struttura e intensità, senza rinunciare all’equilibrio e alla riconoscibilità territoriale.

Il Gruppo Tecnico Masi: conoscenza e precisione diventano decisive

Di fronte a condizioni climatiche sempre più complesse, il ruolo della competenza tecnica assume un’importanza centrale. Il Gruppo Tecnico Masi evidenzia il valore della ricerca e della conoscenza approfondita dei singoli vigneti:

“Le condizioni climatiche e gli eventi atmosferici richiedono interventi di precisione e una conoscenza approfondita di ogni singola parcella. La ricerca e l’expertise tecnica costituiscono un patrimonio di esperienze che ci permette di interpretare le diverse risposte della vite e di orientare il lavoro, dalla vigna alla cantina. Ogni vendemmia ci ricorda che è dovere del tecnico comprendere la natura delle uve a disposizione, valutare scelte e interventi in vista del miglior risultato qualitativo”.

L’esperienza accumulata diventa quindi uno degli strumenti più efficaci per affrontare un contesto in continua evoluzione.

“Non possiamo più fare vino come 30 anni fa”: dalla vendemmia 2026 Sandro Boscaini lancia l’appello a riscrivere il futuro

Le colline della Valpolicella e il valore della pergola veronese

Le osservazioni effettuate nei vigneti della Valpolicella evidenziano una maggiore capacità di adattamento delle aree collinari più elevate.

I vigneti di alta collina hanno infatti mostrato una migliore resilienza rispetto alle condizioni di caldo e scarsità idrica, mantenendo un favorevole equilibrio tra maturità tecnica e fenolica.

Particolarmente positivo viene giudicato anche il comportamento della tradizionale pergola veronese, che grazie alla maggiore copertura fogliare ha contribuito a proteggere i grappoli dall’irraggiamento diretto e dagli effetti dello stress termico, favorendo una maturazione più graduale.

Sandro Boscaini: “I disciplinari rappresentano la situazione di più di 30 anni fa”

L’analisi della vendemmia diventa per Sandro Boscaini un’occasione per affrontare temi più ampi che riguardano il futuro del comparto vitivinicolo.

Secondo il presidente di Masi, il cambiamento climatico impone una revisione delle strategie di lungo periodo, a partire dai disciplinari di produzione e dalla gestione delle denominazioni:

“Quasi sempre i disciplinari rappresentato la situazione di più di 30 anni fa. Nell’attuale situazione di forte cambiamento, due aspetti vanno considerati. Il primo riguarda l’equilibrio tra domanda offerta, che richiede decisioni: stiamo producendo con un vigneto disegnato per un mercato ormai superato, sia sotto il profilo della quantità richiesta sia per l’adeguatezza alle preferenze dei consumatori, oggi rivolte ai bianchi e ai rossi più leggeri. In generale non vedo interventi strutturali atti a rispondere. Occorrono scelte coraggiose di fronte alla schiera, orami troppo numerosa, di denominazioni. Serve distinguere quelle che esprimono forte identità di territorio e alta qualità riconosciuta, da quelle che qualificano vini raramente apprezzati al di fuori del proprio ambito regionale”.

Il nodo delle scorte e del valore delle uve

Le riflessioni di Boscaini si estendono anche alle difficoltà economiche che stanno interessando molte aree produttive italiane. Il presidente di Masi ritiene che le problematiche legate alle giacenze e ai prezzi delle uve non possano essere affrontate con misure temporanee o interventi limitati:

“Leggo in questi giorni numerosi interventi sulla stampa relativi alle comprensibili preoccupazioni dei viticoltori in difficoltà tra scorte eccessive, mercati in recessione e prezzi drasticamente ridimensionati. Anche qui non vedo purtroppo risposte adeguate. Ci si limita a valutare il fenomeno di superficie, a invocare prezzi minimi per le uve: una sorta di cerotto. Servono invece interventi strutturali che tengano conto delle nuove condizioni climatiche e di mercato, compresi i cambiamenti nelle attitudini di consumo. Come detto, molti disciplinari sono cristallizzati e consorzi e istituzioni stentano ad affrontare i problemi di fondo: dove produrre, cosa produrre, quanto produrre, come promuovere e tutelare denominazioni e prezzi sullo scaffale con sguardo sui prossimi decenni. Non dimentichiamo che un’adeguata quotazione delle uve è strettamente correlata a un adeguato prezzo sullo scaffale e, molto spesso, non si tiene conto che questa è la legge di mercato”.

Una vendemmia 2026 positiva che apre interrogativi sul futuro

Dal punto di vista tecnico, la vendemmia 2026 di Masi viene giudicata positiva e promettente. Le uve raccolte consentono di guardare con fiducia alla qualità dei vini che nasceranno da questa annata, compreso il futuro Amarone, il cui profilo definitivo dipenderà anche dalla fase di appassimento.

Allo stesso tempo, la precocità della raccolta e l’intensità degli eventi climatici registrati rappresentano un ulteriore segnale della profonda trasformazione che sta interessando il vigneto italiano. Un cambiamento che, secondo Masi, richiede non soltanto capacità tecniche e adattamento, ma soprattutto una visione strategica capace di ripensare il rapporto tra territorio, mercato, denominazioni e qualità.

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