C’è una Toscana del vino fatta di colline, cipressi e grandi tradizioni. E poi c’è Pomino, un territorio in cui la viticoltura ha scelto di elevarsi, sperimentando nuove strade e trasformando altitudine, clima e varietà dei suoli in una precisa vocazione alla qualità.
Dove nasce il Pomino Doc
La zona di produzione della denominazione Pomino Doc si trova nella porzione nord-orientale della provincia di Firenze e segue per circa 40 chilometri il corso della Valle della Sieve.
È un paesaggio collinare dalle caratteristiche tutt’altro che comuni, dove i vigneti incontrano altitudini importanti e condizioni pedoclimatiche particolari. Le viti destinate alla produzione dei vini rossi arrivano fino a circa 650 metri sul livello del mare, mentre quelle dei vini bianchi possono raggiungere gli 800 metri.
È proprio questa dimensione quasi montana a distinguere Pomino nel panorama vitivinicolo toscano. Altitudine, varietà dei suoli e un microclima peculiare creano infatti condizioni capaci di imprimere ai vini un carattere riconoscibile e originale.
Inoltre, a Pomino, il bosco è parte integrante del paesaggio e contribuisce in modo significativo all’identità del territorio. La presenza della vegetazione forestale, che circonda e accompagna i vigneti, contribuisce a creare un particolare equilibrio naturale e a mitigare le condizioni climatiche, soprattutto nelle aree di maggiore altitudine. Un mosaico di boschi e vigne che racconta la vocazione montana di Pomino e contribuisce a preservarne la biodiversità, rendendo il paesaggio viticolo riconoscibile.
Una storia di innovazione che parte dall’Ottocento
Per capire l’identità di Pomino bisogna però tornare indietro nel tempo, fino all’Ottocento.
È in quegli anni che prese avvio un percorso di profonda innovazione agricola, capace di trasformare Pomino in un vero laboratorio di sperimentazione e di valorizzare appieno le potenzialità di queste terre.
Nuove pratiche colturali, tecniche più moderne e una particolare attenzione alla viticoltura di alta collina iniziano così a prendere forma tra questi vigneti.
Gli scritti legati alle adunanze dell’Accademia dei Georgofili raccontano proprio questo passaggio: nella seconda metà dell’Ottocento Pomino diventa un laboratorio di ricerca e sperimentazione, dove prende forma una viticoltura specializzata, influenzata dalla tradizione francese.
Quando la Toscana guarda alla Francia
Le caratteristiche di Pomino, e soprattutto le sue altitudini, richiedevano infatti vitigni capaci di interpretare e valorizzare un ambiente così particolare. È così che arrivano alcune varietà di origine francese, tra cui Pinot, Chardonnay e Sauvignon, scelte per la loro capacità di adattarsi alle condizioni submontane del territorio e di esprimere vini di grande qualità.
Quella che nell’Ottocento poteva apparire come una scelta coraggiosa e innovativa è diventata, nel tempo, una parte fondamentale dell’identità di Pomino.
È proprio dall’incontro tra tradizione toscana, cultura vitivinicola internazionale e vocazione dell’altitudine che prende forma una storia vitivinicola destinata a lasciare il segno.
Una vocazione diventata denominazione
Generazione dopo generazione, la viticoltura di Pomino ha continuato a evolversi, affinando tecniche e conoscenze e consolidando un’identità sempre più precisa. Un percorso che trova un riconoscimento ufficiale il 25 febbraio 1983, quando arriva la Denominazione di Origine Controllata Pomino Doc.
Da allora, la denominazione custodisce e valorizza un patrimonio costruito nel tempo: quello di un territorio, della sua storia e delle competenze che ne hanno accompagnato l’evoluzione.
Ma Pomino è soprattutto una storia di lungimiranza. Una storia nata dalla capacità di leggere le caratteristiche di una terra e, allo stesso tempo, di avere il coraggio di sperimentare. Tra questi vigneti la tradizione non è rimasta ferma al passato: ha saputo confrontarsi con nuove idee, vitigni e tecniche, senza mai perdere il legame con il territorio.
È questa la vera identità di Pomino Doc: un luogo in cui la Toscana sale di quota e dove, da oltre un secolo, altitudine, ricerca e tradizione dialogano nel bicchiere.






























